I conti di Apple spazzano via le attese e certificano un trimestre da manuale. Nei tre mesi chiusi a dicembre, primo trimestre dell’esercizio 2026, il gruppo di Cupertino ha messo a segno ricavi per 143,76 miliardi di dollari, in crescita del 16% e ben sopra il consensus di mercato. L’utile netto è salito a 42,1 miliardi, pari a 2,84 dollari per azione, contro stime ferme a 2,67 dollari.
Per il trimestre in corso, il direttore finanziario Kevan Parekh ha indicato una crescita dei ricavi compresa tra il 13% e il 16% su base annua, per un volume atteso tra 107,8 e 110,66 miliardi di dollari, ben al di sopra dei 104,84 miliardi previsti dagli analisti.
Numeri che raccontano una macchina industriale tornata a pieno regime, anche se la reazione del titolo è rimasta misurata: nel post-market il titolo Apple ha guadagnato lo 0,6% e anche nel pre-market la salita si limita a poco più dell’1%, segnale di un mercato sempre più esigente nei confronti delle Big Tech.
L’iPhone trascina tutto: vendite “sbalorditive”
Il vero motore del trimestre è ancora una volta l’iPhone. Le vendite dello smartphone hanno raggiunto quota 85,3 miliardi di dollari, con un balzo del 23% che ha demolito le previsioni degli analisti. A fare la differenza è stato il successo dell’iPhone 17, lanciato a settembre, con una domanda che il ceo di Apple, Tim Cook, alla Cnbc non ha esitato a definire “sbalorditiva”. “La domanda è stata semplicemente straordinaria”, ha dichiarato Parekh. A colpire è anche il mix di prodotto: oltre la metà degli iPhone venduti appartiene alle versioni Pro e Pro Max, i modelli a più alta marginalità, un dato mai visto prima che ha gonfiato ricavi e profitti.
Cina di nuovo centrale, base utenti a quota 2,5 miliardi
Dopo mesi difficili, la Cina torna protagonista. Nell’area che include anche Hong Kong e Taiwan, le entrate sono balzate del 38% a 25,5 miliardi di dollari, interrompendo una serie di trimestri in calo. Il rimbalzo asiatico si innesta su una base installata che continua ad allargarsi. I dispositivi attivi hanno superato i 2,5 miliardi di unità, nuovo massimo storico.
Un bacino che alimenta anche la crescita dei servizi, saliti oltre i 30 miliardi di dollari nel trimestre, con Apple TV che ha registrato un forte aumento degli spettatori.
Ombre limitate: Mac in flessione, investimenti in salita
Non tutto corre alla stessa velocità. Le vendite dei Mac hanno segnato si è attestato a 8,39 miliardi di dollari, sotto gli 8,95 miliardi attesi, una flessione del 7%. L’iPad ha invece registrato vendite per 8,60 miliardi, sopra il consensus di 8,13 miliardi. Più debole il contributo dei dispositivi wearable, home e accessori, con ricavi pari a 11,49 miliardi, inferiori ai 12,04 miliardi stimati.
In parallelo, Apple ha aumentato con decisione la spesa in ricerca e sviluppo, salita del 19% a 10,9 miliardi di dollari. Un segnale chiaro della volontà di colmare il gap nell’intelligenza artificiale, pur mantenendo livelli di investimento più contenuti rispetto ad altri colossi del settore.
Il colpo sull’IA: acquisita Q.ai per circa 2 miliardi
Proprio sull’intelligenza artificiale arriva una mossa strategica. Apple ha acquisito la startup israeliana Q.ai, specializzata in tecnologie capaci di interpretare i movimenti facciali e la comunicazione silenziosa, con applicazioni chiave per l’audio e l’interazione uomo-macchina. Il valore dell’operazione non è stato ufficializzato, ma viene stimato intorno ai 2 miliardi di dollari, rendendola la seconda acquisizione più grande nella storia del gruppo dopo Beats.
Fondata anche da Aviad Maizels, già dietro a PrimeSense, Q.ai porta in dote competenze che potrebbero rafforzare prodotti come AirPods, Siri e le future piattaforme di realtà aumentata. E quindi mentre l’iPhone macina record, Apple prepara il terreno per la prossima frontiera tecnologica.
L’operazione si inserisce in un cambio di passo più ampio. A gennaio Apple ha infatti siglato una partnership pluriennale con Google, scegliendo i modelli Gemini come base tecnologica di Apple Intelligence e della nuova Siri. Non una delega completa, ma un’integrazione profonda: i modelli derivati da Gemini verranno personalizzati e fatti girare su infrastrutture Apple, con pieno controllo sull’esperienza utente e sull’architettura di sicurezza.
La mossa segnala un approccio pragmatico in una corsa all’IA diventata industriale. Cupertino punta a colmare rapidamente il divario tecnologico senza rinunciare ai propri pilastri, a partire dalla tutela dei dati e dall’elaborazione on-device o su cloud privato. In questo quadro, l’acquisizione di Q.ai e l’alleanza con Google non sono alternative, ma tasselli complementari: mentre l’iPhone continua a macinare record, Apple prepara il terreno per restare centrale anche nella prossima fase dell’innovazione.
