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I pirati sono tornati: nel 2025 gli assalti alle navi sono aumentati del 50%. Ecco dove si rischia di più

In tutto il mondo e in particolare negli hot spot strategici per il commercio mondiale, gli assalti dei pirati si sono moltiplicati a causa dei conflitti geopolitici e dei cambiamenti climatici

I pirati sono tornati: nel 2025 gli assalti alle navi sono aumentati del 50%. Ecco dove si rischia di più

Le acque, tra Pacifico e Atlantico, sono alquanto tempestose e ci mancavano anche i pirati a complicare ancor di più la navigazione. E infatti, i pirati, quelli veri, non quelli delle edulcorate serie tv, sono tornati. In tutto il mondo e in particolare negli hot spot strategici per il commercio mondiale. Eppure, dopo il biennio 2022-2023, disastroso per il numero di assalti, c’era stata un’inversione di tendenza grazie all’intervento delle task force interregionali. Tanto che, nel 2024, gli attacchi erano diminuiti.

Ma nella prima metà del 2025 invece c’è stato un incremento del 50 per cento degli arrembaggi (dati Onu e Bureau Maritime) e l’escalation è continuata anche nei mesi successivi. La crescita più inquietante ha riguardato soprattutto la costa portuale di Singapore, dove si è verificata la metà di tutti gli attacchi globali di pirati. La lunga struttura portuale di Singapore è l’hot spot numero 1 al mondo per l’entità dei traffici marittimi. E con una recrudescenza marcata in tutto il Mar Cinese Meridionale e intorno a Taiwan.

La pirateria cyber

Sono stati i conflitti geopolitici, enormemente aumentati nel Nord Africa, Medio Oriente, nel Sudan e nell’Africa occidentale a causare un generale aumento degli assalti. I conflitti, alimentati dalle grandi potenze che forniscono armamenti, hanno infatti impoverito tutti Paesi costieri generando così manodopera disponibile. La pirateria si è quindi evoluta in attività criminale organizzata utilizzando il cyber per tracciare i movimenti delle navi, per hackerare i sistemi di navigazione e per coordinare gli attacchi con reti ampliate di rapimenti.

Anche i cambiamenti climatici

Anche il rapido e disastroso peggioramento del clima ha contribuito a deteriorare le condizioni economiche delle popolazioni costiere che, per disperazione, si rivolgono alla pirateria. Le rotte commerciali inoltre sono cambiate per evitare le zone dei conflitti e, di conseguenza, i pirati sfruttano questi cambiamenti seguendo i percorsi alternativi.

Più violenza e “mazzette”

La pirateria nel 2025 si è fatta più violenta con rapimenti e aggressioni armate che hanno purtroppo causato molte vittime. E, mentre prima i politici e le fazioni contrarie come per esempio gli Houthi, chiedevano ai pirati il 30% del bottino, nel 2025, l’aggravamento delle condizioni economiche ha accelerato e reso più sanguinarie e autonome le “operazioni”. Un calcolo non definitivo degli esperti Onu indicava un bottino per gli Houthi di circa 180 milioni di dollari [169 milioni di euro] al mese. E, come se non bastasse, ora sembra che impongano a priori, come i mafiosi italiani, un “pizzo” alle imbarcazioni in transito senza assalti.

Pirateria, guerre e crisi economica

Conflitti e piraterie “nuove” non sono dovuti al caso ma sono la diretta conseguenza di forniture gigantesche di armi ai paesi poveri, in via di sviluppo. Al primo posto in assoluto sono i sei maggiori produttori Usa di armi, seguiti a grande distanza da Russia, Iran, Europa. I maggiori costi si riflettono sempre – come i dazi – sui prezzi al consumo. È bene conoscere in sintesi quali sono questi aggravi, dove pesano di più.

Crescono i costi delle assicurazioni

L’aumento dei premi delle assicurazioni e i maggiori oneri per le deviazioni hanno aggiunto incertezze e continui cambiamenti con miliardi di danni per il commercio globale. I premi assicurativi, per esempio, hanno subìto aumenti dal 10 al 50 per cento secondo i rischi delle aree.

Occorre inoltre tener conto che si verificano spesso perdite di business, interruzioni delle catene di fornitura, altissime spese legali e ambientali (multe per perdite di carichi e altro) e spese mediche di cura dell’equipaggio spesso coinvolto. Infine sono molto gravosi ma necessari gli investimenti in nuove tecnologie.

I dieci hot spots critici: dove si rischia di più

Golfo di Aden

Un’area estremamente agitata per la vicinanza della Somalia e dello Yemen; i pattugliamenti internazionali avevano ridotto i dirottamenti sull’alta scala ma l’instabilità crescente ha moltiplicato gli assalti dei pirati che ora usano la cyber e i droni riuscendo così a tracciare le navi.

Stretto di Malacca

Si tratta di una strozzatura molto stretta quindi più vulnerabile del mare aperto. Nel 2025 i tentativi di assalti notturni alle petroliere, assistiti da cyber, si sono fatti più frequenti.

Golfo di Guinea-Africa occidentale

È qui soprattutto che la pirateria è diventata più violenta con rapimenti per riscatto da parte di gruppi sempre più in grado di andare al largo. Si moltiplicano gli attacchi alla Nigeria, al Ghana e ai paesi vicini, nonostante la presenza delle task force regionali. In più le popolazioni nigeriane e del Niger sono soggette agli assalti di Boko Haram, più organizzati di prima.

Mar Arabico e Oceano Indiano

La pirateria somala utilizza navi-madri per colpire al largo, nell’Oceano Indiano, perché l’aumento dei conflitti geopolitici ha peggiorato la situazione dei paesi costieri.

Mar Rosso

Le perduranti tensioni nello Yemen si sono tradotte in attacchi alla navigazione mercantile da parte degli Huthi – diminuiti nel 2024 – che hanno coinvolto molte comunità in guerre asimmetriche. Le rotte alternative intorno al Capo di Buona Speranza ha creato nuovi percorsi, tracciati con abilità e tecnologia dai pirati.

Mar Cinese Meridionale, il più critico

Qui si affacciano Cina, Filippine, Vietnam, Indonesia Thailandia, Cambogia e Malesia. Sono cresciuti enormemente gli arrembaggi perché i contrasti tra i paesi rivieraschi sono in aumento. In mare esistono i giacimenti più estesi al mondo di gas naturale e di petrolio. Oltre alla scoperta recente di immensi tesori di terre rare. Gli attacchi sono rivolti anche alle piccole petroliere e ai pescherecci da parte di gruppi organizzati che hanno reti potenti di contrabbandieri spesso con milizie sostenute dagli Stati. Le previsioni degli esperti sono decisamente negative perché qui opera la Cina con tutta la sua potenza. Se dovesse invadere Taiwan, l’intero commercio mondiale ne sarebbe coinvolto con il rischio di un caos totale. È sicuro che gli Usa e gli alleati interverrebbero bloccando lo Stretto di Malacca. Impedendo così l’export cinese e l’accesso della Cina ai rifornimenti di petrolio.

Mar dei Caraibi

La crisi e le conseguenti instabilità politiche ad Haiti, in Venezuela e nell’America centrale hanno favorito il ritorno della pirateria che colpisce gli yacht, le navi cargo e i pescherecci con attacchi sempre più violenti.

Mar dei Suku e Celebes

Si trova nel Pacifico occidentale, nell’arcipelago indonesiano dove dominano i gruppi militanti come Abu Sayyaf con atti di pirateria e con rapimenti continui nonostante i pattugliamenti di Filippine, Malesia e Indonesia. Sono gli incerti confini marittimi a favorire scontri e rapimenti.

Baia di Bengala

Poco conosciuta come zona di pirateria, questa area registra sempre di più le azioni dei pirati che colpiscono pescherecci, navi cargo e navi costiere con gravi danni. La debole applicazione della legge marittima in Bangladesh e in Mihanmar aggrava la situazione.

Mar Mediterraneo

L’instabilità politica della Libia e di tutta la zona con l’aggravarsi del conflitto Israele-Palestina, ha stimolato la pirateria e il contrabbando che colpiscono gli yacht, le piccole navi cargo e le imbarcazioni dei migranti che vengono depredati di tutto. Queste incertezze e la mancanza di una soluzione concordata fra gli stati costieri sta creando pesantissimi danni per il commercio.

Azioni di contrasto

Le Polizie e le istituzioni internazionali di governo e regolazione marittima, l’Onu e le potenti società di assicurazione e riassicurazione hanno stilato lunghi elenchi di provvedimenti da mettere in atto. Una parte di questi è già operativa ma con risultati non adeguati per la mancanza di accordi tra gli stati costieri in conflitto e soprattutto perché il caos favorisce la pirateria “nuova”, quella della criminalità internazionale organizzata che si incrocia con i traffici della droga. E che ha ingenti risorse.

I mercati illeciti delle armi

Ma il più importante, crescente e micidiale aiuto per questa “nuova” forma di pirateria sono i rifornimenti di armamenti che provengono dal numerosi mercati illeciti dove, per esempio, i paesi arabi fanno arrivare armi di tutti i tipi, spesso fornite dall’alleato americano.

Cosa fare?

Una più estesa e costante cooperazione navale internazionale, investimenti nelle economie costiere e nelle tecnologie per la protezione delle informazioni, per il monitoraggio satellitare e per l’intelligenza artificiale in grado di prevedere i rischi. Più droni, radar e telecamere per la visione notturna e navi autonome.

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