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Calcio e salari, la rivoluzione del River Plate: se non rendi, vieni pagato di meno

Il club argentino ha deciso che dal 2026 solo il 60% dello stipendio dei calciatori sarà garantito, mentre il restante 40% sarà vincolato a parametri discutibili come condizione fisica e minuti giocati, oltre che gol e vittorie

Calcio e salari, la rivoluzione del River Plate: se non rendi, vieni pagato di meno

Dall’Argentina arriva una possibile soluzione al problema dei costi insostenibili per le società calcistiche. Sempre che a procuratori e calciatori vada bene. Ma intanto il River Plate, uno dei club più prestigiosi del Sudamerica con i suoi 38 titoli nazionali e le sue 4 coppe Libertadores vinte, ha deciso che dalla prossima stagione solo i calciatori che avranno un rendimento considerato sufficiente riceveranno l’intero stipendio pattuito nel contratto. In pratica, i biancorossi di Buenos Aires sta portando nel mondo del pallone il concetto di tagli salariali e di bonus di produttività: dopo la deludente stagione appena conclusa, a partire dal 2026 la compagine guidata da Marcelo Gallardo avrà la certezza di percepire soltanto il 60% della cifra stipulata nell’ingaggio, mentre il restante 40% sarà vincolato al livello delle prestazioni individuali e ai risultati della squadra.

Il River Plate è infatti fortemente indebitato e ha dato un primo taglio al suo monte ingaggi da oltre 40 milioni di dollari liquidando cinque giocatori: l’ormai 39 enne ma bandiera del club Enzo Perez, e gli altri over 30 Milton Casco, Miguel Borja (42 gol in 112 partite dal 2022), Pity Martinez e Nacho Fernandez. Insomma la rosa dei più grandi rivali del Boca Juniors viene così ringiovanita e resa più sostenibile finanziariamente. Ma la domanda è: come verranno valutate le prestazioni dei calciatori? Il calcio è pur sempre uno sport di squadra in cui il risultato dipende da tantissimi fattori, che prescindono dall’impegno e dalla qualità dei singoli. Insomma può capitare di perdere anche avendo dato il massimo e persino avendo giocato bene. Per ora il club soprannominato dei millonarios ha fatto soltanto sapere che tra i criteri ci sono: minuti giocati (ma dipende dalle scelte dell’allenatore, si potrebbe obiettare…), condizione fisica (in base a quali parametri?), gol segnati, partite e titoli vinti.

“La nuova politica di produttività – ha spiegato Stefano Di Carlo, presidente del River Plate, in un’intervista al quotidiano Olé – mira a ridurre il monte stipendi e a impedirci di continuare a pagare stipendi elevati ad atleti che rendono poco in campo. I bonus saranno assegnati solo in base ai risultati; non ci saranno fasi intermedie. Lo stesso vale per i nuovi contratti, che avranno termini fissi e obiettivi chiari”. Di Carlo ha anche sostenuto che questa formula sia diffusissima nel calcio europeo, ma in realtà non è esattamente così: da questa parte dell’Atlantico sono previsti bonus legati a determinati parametri, è vero, ma lo stipendio base è comunque garantito. Al River, più che un bonus, giocare “bene” permette soltanto di evitare un malus, cioè una decurtazione. Con questo meccanismo, c’è da scommettere che sempre più talenti argentini sceglieranno l’Europa per guadagnare di più.

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