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Roma rinvia lo stop ai diesel Euro 4 e 5: stretta sulle caldaie e 25 milioni di euro per ridurre lo smog

Nessun blocco per i diesel Euro 4 e 5 fino al 2026: la Regione Lazio sceglie il “realismo”. Meno ore di riscaldamento e nuovi fondi per l’aria pulita. Ecco come Roma punta a ridurre lo smog senza penalizzare chi ogni giorno deve spostarsi

Roma rinvia lo stop ai diesel Euro 4 e 5: stretta sulle caldaie e 25 milioni di euro per ridurre lo smog

Per molti romani è un sospiro di sollievo, per altri una sconfitta annunciata. Il blocco alla circolazione dei veicoli diesel Euro 4 ed Euro 5 nella fascia verde di Roma non scatterà, almeno fino a fine ottobre 2026. La Regione Lazio ha approvato la delibera che ufficializza il rinvio, accogliendo la richiesta del Campidoglio. Una decisione che fotografa le difficoltà reali di una città ancora lontana da una mobilità sostenibile, tra il costo proibitivo delle auto nuove e una rete di trasporti pubblici che fatica a garantire alternative credibili.

Rinvio allo Stop dei diesel Euro 4 e 5: “una scelta di realismo”

Il governatore Francesco Rocca lo ha definito “un atto di realismo e responsabilità“. Tradotto: vietare la circolazione a decine di migliaia di romani (circa il 20% del parco auto circolante), molti dei quali costretti a usare l’auto per lavoro o necessità, sarebbe stato impraticabile. “Abbiamo ascoltato cittadini, imprese e amministratori locali – ha spiegato Rocca – e trovato una soluzione che tutela la salute e l’ambiente senza penalizzare chi ogni giorno deve spostarsi”.

La Regione ha quindi aggiornato il Piano della qualità dell’aria, consentendo ai Comuni di adottare “misure alternative di pari efficacia ambientale”. Roma, in cambio del rinvio, dovrà ridurre le emissioni con in altro modo: caldaie accese un’ora in meno, stagione termica più corta, incentivi per la riforestazione urbana e per l’efficientamento energetico degli edifici.

L’assessore alla Mobilità di Roma, Eugenio Patanè, parla di una “decisione positiva” frutto di settimane di confronto tecnico. “Evitiamo divieti sproporzionati e allo stesso tempo non peggioriamo la qualità dell’aria – spiega -. È una scelta di equilibrio che consente di guadagnare tempo per un piano più organico sulla mobilità sostenibile”.

Stretta sui termosifoni: meno calore per respirare meglio

È proprio il riscaldamento domestico il principale bersaglio delle nuove compensazioni ambientali. Le caldaie, secondo i dati dell’Arpa, restano tra le fonti più inquinanti della Capitale, più ancora del traffico. Per questo, dal prossimo inverno, i termosifoni resteranno accesi dieci ore al giorno invece di undici, e con un avvio ritardato di due settimane a novembre.

Una misura favorita anche dal clima più caldo. Nel 2024 Roma ha registrato la temperatura media più alta degli ultimi trent’anni. “Ridurre i tempi di accensione è una scelta che ha senso non solo ambientale ma anche climatico”, spiegano dagli uffici del Campidoglio.

Move-in bocciato, incentivi in arrivo

La Regione ha detto no al sistema “Move-in”, la scatola nera che avrebbe consentito di monitorare i chilometri percorsi dai veicoli più inquinanti, giudicandolo “non idoneo come misura compensativa”. Niente bonus chilometrici, dunque, ma un piano di investimenti veri. Al posto del controllo elettronico, arrivano infatti 25 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente, destinati a interventi strutturali per migliorare la qualità dell’aria.

Una parte dei fondi – circa 10 milioni di euro – servirà a sostituire i veicoli commerciali più vecchi, ancora diffusissimi in città. Un’altra quota analoga sarà destinata alla realizzazione di nuove infrastrutture per la mobilità sostenibile, come piste ciclabili e percorsi pedonali. Quattro milioni finanzieranno invece la rottamazione delle caldaie a biomassa più inquinanti, ancora molto usate in periferia, mentre un milione sarà riservato a campagne di sensibilizzazione ambientale, per accompagnare la transizione ecologica con un cambiamento culturale e non solo tecnologico.

L’obiettivo, spiegano dalla Regione, è costruire un piano credibile e duraturo che migliori la qualità dell’aria senza scaricare i costi della transizione sulle famiglie.

Auto nuove fuori portata, mezzi pubblici in affanno

Dietro la decisione di rinviare i divieti c’è però anche una questione economica. I prezzi delle auto nuove – anche di quelle a basso impatto – restano fuori dalla portata di molte famiglie (e gli incentivi non bastano). In un contesto di inflazione persistente e salari fermi, cambiare vettura non è un’opzione, ma un lusso.

A questo si aggiunge la lentezza del trasporto pubblico romano. Metro spesso interrotte, autobus insufficienti, ritardi cronici nei nuovi progetti infrastrutturali. Senza un’alternativa solida, imporre un blocco generalizzato avrebbe significato paralizzare la città.

Nuovo piano aria nel 2026

Per uscire dalla logica delle proroghe annuali servirà il nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria, atteso entro la fine del 2026. Ma anche qui la palla è nelle mani del Ministero dell’Ambiente, che attende le linee guida europee. Solo allora si capirà se Roma potrà davvero voltare pagina, con una strategia duratura e non emergenziale. Per ora, il blocco è rimandato.

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