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Russell Investments: i cinque temi chiave dei mercati

Le proposte di Trump su tagli fiscali alle imprese e stimolo fiscale potrebbero spingere gli investitori, ma le politiche del nuovo presidente Usa presentano dei rischi – Tra gli altri fattori da considerare: l’andamento divergente dei mercati obbligazionari, l’avvio brillante dei mercati emergenti nel 2017, i rendimenti dei bond e una buona strategia difensiva.

Russell Investments: i cinque temi chiave dei mercati

Secondo gli analisti di Russell sono cinque i temi principali che stanno plasmando e plasmeranno il mercato nel prossimo periodo.

1. EFFETTO TRUMP
 

Le aspettative sulle politiche di Trump hanno spostato il sentiment degli investitori verso un approccio risk-on. I mercati azionari sono saliti e i rendimenti dei bond sono aumentati. Le valutazioni azionarie Usa sono tirate, il mercato è in una fase di ipercomprato e l’ondata di vendite sull’obbligazionario è stata eccessiva. Per questa ragione un rallentamento del mercato dovrebbe rappresentare una possibile opportunità per aggiungere esposizione al rischio nei portafogli.

I dati economici, sia negli Usa sia a livello globale, sono recentemente migliorati favorendo un certo ottimismo sul mercato azionario. Gli Stati Uniti, tuttavia, presentano alcune sfide tra cui gli alti margini di profitto, l’incremento del costo del lavoro e la possibilità che la Fed alzi i tassi almeno due volte nel corso del 2017. Con il miglioramento dell’economia, le previsioni sulla crescita dei profitti aziendali Usa stanno diventando più ottimistiche, rischiando però di creare disappunto se le pressioni sui costi dovessero erodere i margini. Gli investitori potrebbero ottenere un impulso dalle proposte di Trump sui tagli fiscali alle imprese e sullo stimolo fiscale.

Trump potrebbe tuttavia incontrare qualche difficoltà nel perseguire la propria retorica, visto che i tagli fiscali vanno finanziati in qualche modo. Inoltre c’è la minaccia di una disputa commerciale con la Cina, che metterebbe in allarme i mercati. 

2. MERCATI OBBLIGAZIONARI DIVERGENTI

L’andamento divergente è sempre un tema forte sui mercati obbligazionari. La Banca del Giappone ha promesso di mantenere il rendimento dei bond governativi vicino allo zero, l’incertezza legata alla Brexit tiene in stallo la Bank of England, mentre la Bce continua con il suo programma di quantitative easing.

La maggioranza dei nostri indicatori di sentiment suggerisce che il mercato dei Treasury statunitensi sia ipervenduto dopo il forte incremento dei rendimenti. Questo significa che c’è una possibilità che i rendimenti possano fare un passo indietro nel caso emergano notizie deludenti sulla crescita o se le azioni protezionistiche di Trump  dovessero favorire una fase risk-off per i mercati.

Tuttavia, l’economia Usa sta esaurendo la capacità di riserva e le pressioni inflazionistiche si stanno rafforzando lentamente. Il nostro fair value stimato per il rendimento dei decennali americani è compreso tra 2,5 e 3%. Il trend di medio termine per i rendimenti dei bond sovrani a lunga scadenza è in rialzo.

3. MERCATI EMERGENTI: UNA VIEW BILANCIATA NONOSTANTE LE VALUTAZIONI ATTRAENTI 

I mercati emergenti hanno avuto un avvio brillante nel 2017 grazie alle dichiarazioni dell’amministrazione Trump sull’eccessiva forza del dollaro e grazie alla sorpresa positiva dei dati economici delle principali economie emergenti. Manteniamo una view bilanciata nonostante le valutazioni siano attraenti.

Vi sono indicatori bottom-up positivi derivanti dal miglioramento degli utili e degli scambi commerciali. La Cina ha fatto notevoli miglioramenti verso la stabilizzazione della sua economia (pur con le continue pressioni dovute ai deflussi di capitale). Tuttavia, da un punto di vista top down ci sono anche aspetti negativi che rappresentano una potenziale minaccia alla riduzione dell’indebitamento con l’irrigidimento della Fed.

Una rinnovata ripresa del dollaro potrebbe portare a una potenziale crisi di liquidità per i mercati emergenti. Vi è inoltre il rischio che l’amministrazione Trump attui un programma protezionistico aggressivo. In questo caso, il nostro approccio – così come per altre asset class – ci spinge a essere pazienti fino al momento in cui un calo dagli attuali livelli non creerà un’opportunità per aumentare l’esposizione nel portafoglio.

4. STRATEGIE DIFENSIVE 

Nel corso del 2016, abbiamo incrementato marginalmente l’approccio difensivo nei nostri portafogli. Il segmento difensivo è composto principalmente da credito, l’asset class verso la quale abbiamo un’esposizione maggiore. Questa preferenza riflette il nostro desiderio di partecipare ai rally del rischio attraverso l’esposizione al credito e attraverso un livello addizionale di opzionalità incorporata nelle obbligazioni convertibili, pur mantenendo la protezione relativa di un’allocazione basata sulle obbligazioni.

Inoltre, la protezione contro potenziali frenate del mercato azionario è stata mantenuta attraverso l’uso di strategie sui derivati che ci forniscono protezione in caso di ribassi.

5. LA CORSA DEI BOND NEGLI ULTIMI 30 ANNI NON POTRÀ RIPETERSI

I rendimenti offerti durante la corsa trentennale dei bond dovrebbero essere meno evidenti nel prossimo futuro. I rendimenti sono entrati in territorio negativo e anche se i tassi dovessero aumentare da qui in avanti, è improbabile che i rendimenti positivi possano essere generati dalla sola esposizione alla duration. Questa non è un’inversione rispetto agli ultimi 30 anni, è soltanto improbabile che si ripeta la medesima situazione.

La gestione dinamica dell’allocazione nel reddito giocherà un ruolo sempre crescente. Ci aspettiamo di vedere un declino dei benefici della diversificazione storicamente basati dalla sola esposizione verso le obbligazioni governative. Pertanto il modo in cui definiamo la diversificazione si amplierà includendo una gamma di strategie, posizionamento esteso sui settori e tecniche di investimento innovative. 

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