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Economia 2015, per i centri studi l’Italia torna a crescere

I principali think tank italiani sono concordi nell’aspettarsi un progresso del Pil dello 0,5% quest’anno – Protagonisti petrolio e cambio – Investimenti in lento recupero – Ma per l’occupazione servirà ancora un po’ di pazienza: tornerà a crescere dalla primavera, dopo essere rimasta pressoché ferma per tutto il 2014.

Economia 2015, per i centri studi l’Italia torna a crescere

Nel 2015 il Pil italiano salirà dello 0,5%. E’ questa la stima su cui i principali centri studi italiani si trovano concordi, da Prometeia a Unicredit, dal Ref al Centro studi di Confindustria. Il che, se davvero questo risultato si materializzasse, significherebbe finalmente il ritorno alla crescita dopo un 2014 visto ancora in calo con stime che variano tra -0,3% e -0,5%. E dopo che il Paese ha registrato tre anni consecutivi di caduta con il 2013 in rosso dell’1,9%. Per un recupero congiunturale vero e proprio, nell’ordine dell’1%, occorrerà, invece, attendere almeno il 2016.

Negli ultimi tempi, tuttavia, le stime sul Pil ci hanno abituato a continue revisioni al ribasso con il miraggio di un ritorno alla crescita spostato di volta in volta un passo più avanti. Non sorprende così che l’ultimo centro studi ad aver pubblicato le proprie stime aggiornate (il 29 dicembre), Intesa Sanpaolo,  tiri un po’ più il freno rispetto agli altri: la banca stima per l’Italia un Pil 2015 a +0,4% rivisto al ribasso dal +0,6% precedentemente stimato. “La maggiore cautela – rileva la banca – dipende tutta dall’effetto trascinamento da un 2014 più deludente delle attese (Pil in calo di -0,4% anziché di -0,2% come precedentemente stimato)”.

Questione di decimi, certo. Che impallidiscono contro le cifre tonde e ben pasciute d’oltreoceano, dove gli Usa hanno appena comunicato al mondo una crescita del terzo trimestre del 5%, più alta delle attese. Ma su cui si stanno consumando accesi dibattiti in tutto il Paese in un 2014 che per il Pil ha significato l’entrata in vigore di nuovi metodi di calcolo con l’inserimento di attività illegali come prostituzione e droga; la querelle senza fine sull’effetto degli 80 euro in busta paga decisi dal Governo e la continua revisione al rialzo del tasso di disoccupazione.

L’ASSIST DI PETROLIO E CAMBIO 

Sarà la volta buona? Nel suo aggiornamento Intesa, seppur rivedendo al ribasso le stime a causa dell’andamento del 2014, conferma di   prevedere un ritorno in territorio marginalmente positivo a inizio anno e un graduale rafforzamento della ripresa nel corso del 2015. “Da un lato – spiegano gli economisti di Ca’ de Sass –  l’evoluzione dei dati congiunturali recenti di per sé segnala rischi verso il basso su tale scenario, in quanto l’andamento sia dei dati reali che degli indici di fiducia non è ancora coerente con una ripresa e, anzi, avrebbe giustificato una revisione verso il basso di tale profilo atteso per il 2015. D’altra parte però, alcuni fattori esogeni intervenuti negli ultimi mesi di per sé indicherebbero rischi al rialzo sulla stima per il 2015”. Intesa fa riferimento all’indebolimento dell’euro e alla caduta del prezzo del petrolio che nel 2014 hanno avuto un impatto positivo sulla crescita italiana dello 0,3% e che nel 2015 potrebbe aumentare. “Uno shock simultaneo del 10% sul tasso di cambio e sul brent – calcola Intesa – avrebbe nelle nostre stime un impatto di 0,5% sulla crescita media del Pil dopo un anno (tale impatto rientrerebbe però quasi interamente nell’anno successivo)”.

Una ripresa che per Intesa si basa ancora molto sul traino dall’estero, mentre i consumi compiono una lenta risalita (nel 2014 sono stati l’unica componente domestica in territorio positivo: Intesa stima + 0,3% nel 2014 e +0,8% nel 2015). E che sarà supportata dalle iniziative della Bce e da una politica fiscale lievemente espansiva, il cui impatto  dipenderà anche  dalle riforme strutturali e del prosieguo del pagamento dei debiti arretrati della Pa. Punto dolente dello scenario di Intesa Sanpaolo è la mancata ripresa degli investimenti, attesi contrarsi per il settimo anno consecutivo l’anno prossimo (-0,3%). “Le costruzioni – rileva Intesa –  sono ancora in recessione e gli indici anticipatori nel settore segnalano che una ripresa è rimandata, nella migliore delle ipotesi, al 2016. Ci aspettiamo invece un recupero già dall’anno prossimo per gli investimenti in macchinari e attrezzature (+1%), anche se per la maggior parte dovrebbe trattarsi di investimenti di sostituzione visto il grado di obsolescenza degli impianti dopo anni di contrazione della spesa in conto capitale delle aziende”.

Se la spesa delle famiglie non cade in termini congiunturali da più di un anno, il recupero è stato molto lento. “Seppur associato a quello più sostenuto delle esportazioni – fanno notare gli economisti di Prometeia nel loro Rapporto di previsione  – non è stato sufficiente per mettere in moto la domanda di beni di investimento, nonostante le misure adottate dal governo per sostenerla e le condizioni del credito progressivamente meno onerose e meno stringenti”. Per Prometeia l’elevata incertezza sulla domanda futura continua dunque a condizionare i piani di investimento delle imprese, così come sta ritardando il processo di ricostituzione delle scorte. 

AAA INVESTIMENTI CERCANSI

Dalla seconda metà dell’anno, dicono però gli esperti di Unicredit, dovremmo assistere a una graduale accelerazione della crescita degli investimenti, “quando il clima di incertezza che sta attualmente gravando sulle prospettive della domanda domestica dovrebbe in parte dissiparsi portando un più marcato miglioramento degli indicatori di fiducia”.

Dal canto suo il mondo industriale mostra un certo grado di fiducia nelle opportunità offerte dal nuovo scenario globale che “si presenta migliore rispetto a tre mesi fa”: per l’Italia, calcola il Centro studi di Confindustria, il calo del greggio comporta nel 2015 un impatto positivo dello 0,3%, il deprezzamento del cambio euro dollaro dello 0,35% il maggiore dinamismo del commercio globale dello 0,2%. La somma di queste forze equivale a un aggiuntivo +0,85%. Ecco che Confindustria, pur tagliando le stime sul 2014 a -0,5% da -0,4%, conferma la previsione di un 2015 in crescita dello 0,5% con il ritorno alla crescita nel primo trimestre a +0,2%. Nella dinamica del Pil, Confindustria prevede un graduale spostamento dalle esportazioni nette alla domanda interna con tutte le componenti che cominceranno a salire. Non solo quindi una ripresa dei consumi delle famiglie. Ma anche degli investimenti, che  si preparano al ritorno in positivo seppur con un saldo 2015 ancora in leggero calo a -0,1%, sintesi di un recupero a due velocità: gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, rileva il Csc, saliranno dell’1,52% nel 2015 dopo il -13,1% tra il 2011 e il 2014; quelli in costruzioni continueranno a scendere ancora nel 2015 (-1,4%; -30,3% dal 2008) e inizieranno a risalire nel 2016 (+1,4%). Così finalmente nel 2016 gli investimenti dovrebbero salire dell’1,9%.
“Il miglioramento del costo e della disponibilità di credito e lo scenario economico più favorevole – spiega il Csc – nei prossimi mesi potranno rilanciare l’acquisto di beni capitali. Alla fine del periodo di previsione gli investimenti totali risulteranno inferiori ancora del 25,9% rispetto al 2007. Tale profonda riduzione agisce negativamente sul potenziale di crescita”. La peggiore zavorra al ritorno alla crescita a ritmi ben più elevati però è ben di altra natura. “La corruzione – dice il Confindustria – riduce gli investimenti privati e l’efficienza della spesa pubblica, peggiora la qualità delle istituzioni e del capitale umano. È quindi un vero freno per il progresso economico e civile”.  Il Csc ha quantificato i suoi effetti sul Pil: un aumento di un punto dell’indice di corruzione è correlato con una diminuzione del tasso di crescita annuo del Pil pro-capite di 0,8 punti percentuali. Perciò, se l’Italia riuscisse a ridurla ai livelli della Spagna, il suo tasso di crescita annuo aumenterebbe di 0,6 punti percentuali.

DISOCCUPAZIONE CENERENTOLA

In un contesto di elevata debolezza del mercato del lavoro il recupero di attività economica è in ogni caso destinato a essere ancora molto fragile. “Il principale rischio – sottolineano gli esperti di Intesa Sanpaolo – viene dalla persistente debolezza del mercato del lavoro: i segnali di ripresa dell’occupazione, quasi interamente temporanea, anche a seguito della maggior flessibilità introdotta dal decreto Poletti dello scorso marzo, sono in parte rientrati di recente e in parte vanificati, quanto agli effetti sulla disoccupazione, dal calo degli inattivi, che ha portato il tasso dei senza-lavoro a un nuovo massimo storico oltre il 13%. Ci attendiamo una stabilizzazione e non un calo nel 2015”. Dopo il picco della disoccupazione al 13,2% nel quarto trimestre del 2014, Intesa Sanpaolo si attende un 13% nel quarto trimestre 2015. La fine del 2015 dovrebbe però portare finalmente un’accelerazione sul mercato del lavoro. “La ripresa del mercato del lavoro – rileva anche Unicredit – registrerà un’accelerazione sul finire dell’anno, con una più sostenuta crescita dell’occupazione, sia pure a fronte di un lento calo della disoccupazione”.

Per il Centro studi di Confindustria l’occupazione (calcolata sulle Ula, unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) tornerà a crescere da primavera 2015, dopo essere rimasta pressoché ferma per tutto il 2014 e nel primo trimestre del prossimo anno sui livelli minimi di fine 2013 (-1 milione e 681mila unità rispetto a fine 2007, -6,8%). Le unità di lavoro equivalenti cresceranno dello 0,3% nel 2015, mentre registreranno un +0,6% nel 2016. Bisogna comunque attendere il 2016 per vedere il calo dei livelli di disoccupazione. Con una forza lavoro prevista ancora in espansione il prossimo anno (+0,4%) e sostanzialmente stabile in quello successivo (+0,1%), il tasso di disoccupazione nel 2015 rimarrà ancorato sugli alti livelli di fine 2014 (12,9%), mentre scenderà progressivamente nel 2016, di pari passo con la ripresa dell’occupazione, registrando un 12,6% in media d’anno (12,4% nel quarto trimestre).