Il traffico aereo globale registra la più grave interruzione dai tempi della pandemia di Covid, con migliaia di voli cancellati, ritardi diffusi e milioni di passeggeri bloccati. L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, insieme agli attacchi incrociati con i Paesi del Golfo, ha provocato la chiusura o la limitazione di gran parte dello spazio aereo mediorientale, con conseguenze immediate sui collegamenti tra Europa e Asia. Missili, divieti di sorvolo e corridoi congestionati hanno costretto le compagnie aeree a cancellare migliaia di voli, lasciando a terra oltre un milione di passeggeri e mettendo sotto pressione l’intera rete globale del trasporto aereo. L’impatto si è riflesso anche sui mercati finanziari, con forti ribassi dei titoli delle compagnie aeree.
Borsa, crollano i titoli delle compagnie aeree
I mercati reagiscono con forza alla crisi in Medio Oriente: le azioni delle principali compagnie aeree segnano cali marcati in Europa, Asia e Stati Uniti. in Europa, Lufthansa cede il 6,64% e Air France-Klm l’8,06%, mentre Turkish Airlines perde il 5,45%. British Airways, parte di Iag (International Consolidated Airlines Group), scende di oltre il 10% a causa della sospensione dei voli verso il Medio Oriente. In Asia, cali tra il 4% e il 10% colpiscono Cathay Pacific, Singapore Airlines, Japan Airlines, Ana Holdings, Air China, China Southern Airlines, China Eastern Airlines, AirAsia X, China Airlines ed Eva Airways, inclusa Qantas, indirettamente coinvolta tramite accordi di code sharing con Emirates. Negli Stati Uniti, nel pre-market, registrano ribassi superiori al 5% United Airlines, American Airlines e Delta Air Lines, evidenziando l’impatto globale della crisi sui trasporti aerei e sui mercati finanziari.
Traffico aereo oggi: migliaia di voli cancellati e ritardi record
Secondo i dati di FlightAware, alla mattinata del 1° marzo risultavano oltre 6.700 voli in ritardo e circa 1.900 cancellazioni a livello globale, numeri da sommare agli stop registrati nel giorno precedente. Tra il 28 febbraio e il 1° marzo più di 5.000 partenze da e per il Medio Oriente sono state annullate, colpendo oltre un milione di viaggiatori. Anche Flightradar24 segnala un quadro eccezionale: oltre 3.400 voli cancellati in un solo giorno in sette dei principali aeroporti dell’area e un “vuoto” quasi totale nei cieli sopra Iran e Paesi limitrofi. Le mappe mostrano il traffico dirottato massicciamente verso Egitto e Arabia Saudita, con un effetto domino sulle rotte intercontinentali. È un livello di discontinuità operativa che non si vedeva dall’inizio del Covid e che rischia di prolungarsi per giorni, anche se il conflitto dovesse rallentare.
A peggiorare la situazione, episodi di spoofing e jamming del segnale gps rendono più rischioso il transito anche nei corridoi ancora aperti.
Passeggeri bloccati in Medio Oriente: aeroporti e paesi coinvolti
Decine di migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati nei principali hub aeroportuali del Medio Oriente, tra cui Dubai, Abu Dhabi e il principale aeroporto del Kuwait, colpiti direttamente da attacchi e chiusure dello spazio aereo. I paesi più interessati sono Iran, Iraq, Israele, Giordania, Libano, Siria, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Alcuni hanno chiuso completamente i cieli, altri hanno imposto restrizioni parziali; lo spazio aereo israeliano, ad esempio, resterà chiuso almeno fino al 6 marzo, con possibili variazioni in base all’evoluzione del conflitto. Le autorità locali e le ambasciate, tra cui la Task Force Golfo della Farnesina, stanno garantendo supporto con alloggi temporanei, pasti, trasferimenti e assistenza sanitaria per i viaggiatori in attesa di riprogrammazione dei voli.
Compagnie aeree: stop e misure straordinarie
Molte compagnie europee hanno adottato misure ancora più restrittive. Ita Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo, estendendo fino al 4 marzo lo stop per Dubai. Fino al 7 marzo sono sospesi i collegamenti su Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrein e Iran, mentre i voli per Riyadh sono fermi tra il 2 e il 4 marzo. Lo spazio aereo degli Emirati non è utilizzato fino al 4 marzo.
Wizz Air ha sospeso tutti i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman fino al 7 marzo, garantendo assistenza ai passeggeri. Air France limita le cancellazioni verso Tel Aviv, Beirut, Dubai e Riyadh fino al 3 marzo, mentre British Airways ha sospeso i voli per Tel Aviv e Bahrein fino al 4 marzo. Il gruppo Lufthansa, incluso Swiss, ha fermato i voli verso Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil e Teheran. Turkish Airlines ha cancellato i collegamenti per Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania.
Negli Stati Uniti, Delta Air Lines ha sospeso i voli New York-Tel Aviv, American Airlines Doha-Filadelfia, United Airlines Tel Aviv e Dubai, mentre Air Canada ha fermato voli verso Israele e Dubai fino ai primi di marzo.
In Asia-Pacifico, Air India e altre compagnie regionali hanno sospeso i voli verso numerose destinazioni mediorientali, mentre Cathay Pacific e Singapore Airlines hanno cancellato diverse rotte nella regione. Il risultato è una crisi realmente globale, non più circoscritta al solo Medio Oriente.
Corridoi aerei Europa-Asia sotto pressione
La situazione si aggiunge a una condizione già fragile: dal 2022 le compagnie europee non possono sorvolare la Russia, chiudendo il corridoio siberiano. I voli verso l’Asia passano quindi per rotte più lunghe via Medio Oriente o Asia centrale, con ritardi fino a quattro ore.
Con il Golfo parzialmente off limits, resta la rotta settentrionale via Caucaso, Afghanistan e Pakistan, ma le tensioni tra Islamabad e i talebani la rendono instabile. Il rischio non è solo militare, ma anche operativo, perché infrastrutture meno attrezzate devono gestire traffico improvvisamente concentrato.
Caos voli: diritti dei passeggeri e tempi incerti per la ripresa
Per quanto riguarda i diritti dei passeggeri, la normativa europea prevede che la guerra rientri tra le circostanze eccezionali. Non è quindi previsto un indennizzo automatico. I viaggiatori hanno però diritto al rimborso del biglietto oppure alla riprotezione su un volo alternativo quando i collegamenti riprenderanno, oltre all’assistenza con pasti e pernottamento se necessario.
Anche con un cessate il fuoco rapido, il ritorno alla piena operatività non sarebbe immediato: equipaggi da riposare, aeromobili fuori posizione e slot aeroportuali da riassegnare rendono complessa la normalizzazione. Con lo spazio aereo russo chiuso e gran parte del Medio Oriente a rischio, il settore si trova in una delle fasi più delicate degli ultimi anni. Se anche l’ultimo corridoio alternativo dovesse diventare impraticabile, potrebbero verificarsi sospensioni temporanee di rotte intercontinentali, aumento dei prezzi e riduzione dell’offerta.
