La crescita economica non è un fatto individuale, ma “un esercizio collettivo” che richiede visione, collaborazione e scelte coraggiose. È questo il messaggio al centro dell’intervento di Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, che all’assemblea annuale dell’associazione ha tracciato la rotta per il futuro del sistema produttivo: una politica industriale di lungo periodo, investimenti in innovazione e formazione, difesa della neutralità tecnologica nella transizione e una Torino capace di guidare la nuova mobilità.
Davanti a oltre 800 imprenditori e manager, Gay ha richiamato l’industria torinese e nazionale a “fare sistema” in un contesto globale complesso, dove la competitività si gioca sulla capacità di costruire alleanze e di generare valore condiviso. “La nostra dimensione industriale è solida. Continuiamo a investire sul domani”, ha detto dal palco del Centro Congressi dell’Unione.
All’incontro erano presenti il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro delle Imprese Adolfo Urso, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo.
Torino del futuro: l’intelligenza industriale come motore della crescita
L’assemblea si è aperta con un video realizzato grazie all’intelligenza artificiale, che ha immaginato Torino nel 2100. Il filmato si è chiuso con una panoramica sul pubblico in sala, accompagnata dalle parole del presidente: “Questo video inizia qui. Inizia qui perché abbiamo una certezza: la nostra ambizione e il nostro impegno sono gli stessi con cui ci siamo lasciati un anno fa”. Gay ha parlato di “intelligenza industriale”, fatta di creatività, tecnica e passione, come della chiave per un territorio che vuole restare competitivo: “Luoghi dove l’intelligenza industriale possa continuare a crescere ed esprimersi al suo massimo potenziale.”
Un’Europa da riformare, non da riscrivere
Nella sua analisi del contesto internazionale, Gay ha espresso preoccupazione per l’instabilità geopolitica e per le sue ripercussioni sull’economia reale. “Al di là dell’Atlantico si sta imponendo un nuovo codice nel linguaggio diplomatico. Le alleanze si riconfigurano e si rinsaldano. La diplomazia economica non è più l’unico strumento per garantire la pace”, ha osservato.
Il presidente ha richiamato l’importanza della stabilità politica nazionale e del ruolo dell’Unione europea come pilastro di crescita, ma ha invitato a “riformare le politiche, non i princìpi”. Secondo Gay, serve ridurre la frammentazione interna della Ue – tra regimi fiscali, normative e burocrazie – che oggi ostacola la competitività industriale: “Siamo fermi a guardare cosa fanno gli altri.” Ha infine esortato a trasformare in azioni concrete i lavori e le proposte avviate dai rapporti Draghi e Letta.
Bilancio, risorse e politica industriale
Ampio spazio è stato dedicato alla Legge di Bilancio e ai vincoli di finanza pubblica. “Occorre fare attenzione. Il rispetto dei vincoli comunitari non deve diventare il motivo per non fare. Perché l’obiettivo del ‘3%’ non può essere la giustificazione per non agire”, ha dichiarato Gay. “Una crescita dello 0,5% non è una vera crescita.”
Ha ricordato che l’industria italiana vale 510 miliardi di euro, pari al 23,4% del Pil nazionale e al 26% a Torino. “Vogliamo essere ambiziosi o continuare a difenderci? Dobbiamo decidere che risposta dare a questa domanda”, ha detto, chiedendo una “politica industriale con una visione almeno triennale”, come accade nelle imprese.
Riguardo al superammortamento rifinanziato con fondi Pnrr, Gay lo ha definito “uno strumento chiaro, semplice, accessibile e ben noto alle imprese”, ma ha aggiunto: “Non è pensabile di fare sviluppo e crescita con queste risorse, tanto più se sarà destinato ai soli beni materiali.” Il presidente ha infine sottolineato la necessità di un mix energetico sostenibile e competitivo, che includa anche il nucleare: “Gli equilibri di finanza pubblica non si tengono senza investimenti e senza crescita. Fare scelte coraggiose serve a creare valore per tutti i cittadini, quelli di oggi e quelli di domani.”
Torino, laboratorio della nuova mobilità
Sul piano locale, Gay ha rivendicato la capacità di Torino di rinnovarsi. “A Torino è già da tempo il momento del coraggio”, ha detto, affrontando il tema dell’automotive e della transizione industriale. Ha ribadito la difesa della neutralità tecnologica e la necessità di “dare vita a una nuova industria torinese della mobilità”, che comprenda auto, microcar, droni e sistemi di soft mobility. Negli ultimi dieci anni le aziende torinesi sopra i 5 milioni di fatturato sono cresciute del 37%, l’occupazione del 24% e gli investimenti in impianti e robot del 57%. “È come se ogni anno nascesse un nuovo piccolo isolato industriale, con 62 mila persone in più entrate in azienda”, ha sottolineato Gay.
Torino è oggi la terza città europea per investimenti in robotica e può ambire a guidare settori strategici come aerospazio, difesa, semiconduttori, energie, medicina, nanomateriali e alimentazione. L’Unione Industriali ha proposto la creazione di un centro sperimentale per il volo dei droni civili e di un hub dedicato alla medicina del futuro legata alla ricerca spaziale.
Formazione e competenze: alleanza tra scuola e impresa
“La rivoluzione tecnologica comporta una rivoluzione che è anche culturale”, ha affermato Gay, sottolineando la necessità di colmare il mismatch tra domanda e offerta di competenze. “Dobbiamo superare tutte le resistenze per rafforzare la collaborazione tra sistema educativo e sistema produttivo”, ha aggiunto, citando le Its Academy, le academy aziendali e i percorsi di formazione di filiera. Ha poi richiamato l’importanza delle politiche attive del lavoro per riqualificare il personale e affrontare la crescita della cassa integrazione: “Rafforzare le politiche attive serve a riqualificare il personale verso le professioni più richieste e più difficili da trovare.”
Sui giovani: “I giovani sono il nostro presente e a loro dobbiamo prima di tutto l’attenzione delle nostre scelte. Sapranno ripagarci con uno straordinario entusiasmo.”
Infrastrutture e alleanze per la crescita
Guardando al mondo imprenditoriale, Gay ha annunciato il lancio del progetto “Destinazione crescita”, iniziativa dedicata alle imprese che vogliono aumentare dimensioni e competitività. “Ci aspettiamo l’alleanza del settore finanziario e bancario”, ha spiegato, ricordando che “la crescita dimensionale sarà un requisito per stare nel futuro da protagonisti”. Ha ribadito la necessità di completare le grandi infrastrutture strategiche, come la Torino-Lione e il Terzo Valico, fondamentali per connettere il Piemonte ai mercati europei. Sulla Zes unica nazionale, Gay ha commentato: “Torino è sempre stata una Zona Economica Straordinaria. Accoglierei con entusiasmo tutte le misure straordinarie che possono aiutarci a rendere più semplice fare impresa.”
“Ottimismo industriale” come visione del futuro
In chiusura, il presidente dell’Unione Industriali Torino ha invitato il sistema produttivo a un nuovo ottimismo industriale: “Noi abbiamo la responsabilità di proporre, è il nostro compito: ma le scelte sono della politica, delle istituzioni locali, regionali, nazionali”, ha detto. E ha concluso: “È il momento di recuperare e alimentare quell’ottimismo industriale che ha sempre distinto la nostra città: la convinzione che dal fare, dal pensare, dal progettare insieme possa nascere il futuro.”
