Il matrimonio tra Unicredit e Amundi sembra ormai agli sgoccioli. La banca guidata da Andrea Orcel accelera nella riduzione dei capitali affidati al gestore francese, con l’obiettivo di azzerarli entro meno di due anni e chiudere così una partnership che dura da quasi un decennio, anche a costo di pagare penali per l’uscita anticipata. La mossa, riportata da Bloomberg, avrebbe un impatto economico inferiore rispetto alle commissioni corrisposte ad Amundi nell’attuale intesa.
La collaborazione tra Unicredit e Amundi al capolinea?
La collaborazione tra Unicredit e Amundi nacque a fine 2016, quando l’istituto italiano vendette la divisione Pioneer al gruppo francese. Da allora Amundi ha gestito gran parte del risparmio della clientela Unicredit: circa l’80% nel 2021, ridotto oggi al 60%. Entro la metà del 2027, la quota potrebbe quasi azzerarsi.
Il deterioramento dei rapporti è legato anche agli attriti con Crédit Agricole – principale azionista di Amundi – che, dopo il tentativo di Unicredit di entrare in Banco Bpm, ha rafforzato la propria posizione nel gruppo lombardo fino al 20%. Una mossa interpretata a Milano come un segnale di rivalità più che di collaborazione.
Risultati trimestrali da record per Amundi, ma il titolo crolla in Borsa
Nonostante le tensioni con Unicredit, Amundi archivia il terzo trimestre con risultati da record, grazie soprattutto agli Etf, segmento in cui il gruppo francese è leader in Europa. Le masse in gestione raggiungono 2.317 miliardi di euro, con una raccolta netta di 67 miliardi nei primi nove mesi dell’anno, di cui 15 nel solo trimestre. Gli Etf segnano un +21% nell’ultimo anno, arrivando a 481 miliardi, mentre i fondi attivi mostrano una lieve flessione a 1.133 miliardi.
In Italia la raccolta ha registrato un calo di 3 miliardi nel trimestre, ma le masse restano stabili a 200 miliardi. L’utile netto rettificato è pari a 340 milioni, sostenuto da ricavi in crescita e controllo dei costi.
Tuttavia, le tensioni tra Unicredit e Amundi si sono riflesse anche sui mercati: le azioni Amundi hanno perso oltre il 6% a Parigi, mentre Crédit Agricole ha ceduto quasi l’1%, mentre il titolo Unicredit è rimasto pressoché invariato (+0,04%).
Bnp Paribas si fa avanti
Mentre la relazione con Amundi si avvicina al capolinea, un nuovo potenziale alleato si affaccia all’orizzonte. Il ceo di Bnp Paribas, Jean-Laurent Bonnafé, ha dichiarato di essere “aperto a qualsiasi tipo di partnership con banche commerciali o private che cerchino soluzioni di asset management di alta qualità”.
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Bonnafé ha riconosciuto i progressi di Unicredit nel ricostruire internamente la propria piattaforma di gestione patrimoniale, ma ha aggiunto che “ci sarà certamente spazio per nuovi partner”. Le sue parole sono state interpretate dagli analisti come un chiaro segnale di disponibilità verso Piazza Gae Aulenti, in vista di un possibile nuovo accordo.
Cosa farà Orcel?
Resta da capire come Unicredit gestirà i fondi ritirati da Amundi: internamente o con un nuovo partner. Intanto, il movimento ha già innescato un piccolo “trasloco” di talenti: diversi professionisti Amundi starebbero per passare in Unicredit, con un primo gruppo in arrivo entro fine anno.
Dal canto suo, Amundi ha espresso preoccupazione per il futuro della collaborazione e ha annunciato che il prossimo piano strategico – atteso per novembre – terrà conto della possibilità che il contratto con Unicredit non venga rinnovato.