Dopo due giorni di intensi colloqui tra Usa e Ucraina a Berlino, torna di nuovo l’ottimismo, con la chance di una tregua che a questo punto diventa “reale”. Anzi, “non è mai stata così grande come adesso“, secondo il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che auspica un cessate il fuoco prima di Natale, facendo appello a quel che “resta della decenza umana” di Vladimir Putin, affinché fermi le bombe sui civili.
Volodymyr Zelensky, da parte sua, non lo ha contraddetto: “Non è stato facile, ma gli incontri sono stati molto produttivi“, è stato il suo commento in serata, quando finalmente ha preso la parola. I progressi sulle garanzie di sicurezza per Kiev sono riconosciuti da tutti, Sul tavolo resta però la questione più spinosa, la più dura da digerire per gli ucraini: i territori e in particolare il Donbass: “le posizioni sono differenti”, ha detto il presidente ucraino senza giri di parole.
Le garanzie di sicurezza
Sul tavolo dei negoziati la vera breccia è stata aperta sul capitolo delle garanzie di sicurezza: i documenti hanno fatto molti progressi e prevedono “garanzie molto forti”, hanno riferito alti dirigenti americani, evocando un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato. E stimando che anche Mosca accetterà nell’intesa finale.
Mentre i leader europei hanno fatto un ulteriore passo avanti, mettendo nero su bianco la disponibilità a creare una “forza multinazionale” in Ucraina a guida europea, composta dai contributi delle nazioni disponibili nell’ambito della coalizione dei Volenterosi e sostenuta dagli Stati Uniti, nonché “un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti con la partecipazione internazionale”. Tra le novità emerse nelle ultime ore figurano il fatto che Kiev potrà mantenere anche in tempi di pace il suo esercito di 800mila soldati (e non 600mila come chiesto in precedenza). E che l’Ucraina beneficerà di “solidi e significativi sostegni”.
Trump: “Mai stati così vicini alla fine della guerra”. Russia: “90% delle questioni risolte”
Ed anche se la Russia non sedeva al tavolo e non ha ancora detto la sua, da Washington i toni sono più che ottimisti: “Il 90% delle questioni fra Mosca e Kiev è stato risolto“, hanno affermato in una call tramite una fonte della Casa Bianca.
Festeggia anche il presidente statunitense Donald Trump che si è detto “molto soddisfatto” dello “straordinario lavoro” degli europei. Trump si è collegato con i colleghi riuniti a cena in cancelleria, sottolineando che “siamo più vicini che mai” alla fine del conflitto e che, sulle garanzie di sicurezza, l’Europa “avrà una grande parte”. Il tycoon ha inoltre fatto sapere di aver parlato recentemente con Putin: “Penso che voglia la fine della guerra” e che “i russi vogliano tornare ad avere un tipo di vita più normale”.
La posizione europea
Il comunicato congiunto dei partner Ue ha confermato i notevoli passi avanti, dando il merito al leader americano e apprezzando “la forte convergenza” tra Stati Uniti Ucraina ed Europa: “Si accolgono con favore i progressi significativi compiuti dal presidente Trump per garantire una pace giusta e duratura in Ucraina”. E si “accoglie con favore la stretta collaborazione tra i team del presidente Zelensky e del presidente Trump, nonché con i team europei, negli ultimi giorni e settimane”, si legge nella dichiarazione di Merz, Frederiksen, Stubb, Macron, Meloni, Schoof, Store, Tusk, Kristersson, Starmer, Costa e von der Leyen. I leader hanno inoltre “concordato di collaborare con il presidente Trump e il presidente Zelensky per raggiungere una pace duratura che preservi la sovranità ucraina e la sicurezza europea”. Non solo: gli europei assicurano pieno sostengo al leader ucraino di fronte a “qualsiasi decisione finale su specifiche questioni ucraine”.E ribadiscono che i confini internazionali non devono essere modificati con la forza: “le decisioni sul territorio spettano al popolo ucraino, una volta che saranno effettivamente in vigore solide garanzie di sicurezza”, hanno sottolineando, di fatto avallando l’ipotesi di un referendum.