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Turismo, l’Italia cambia pelle: alberghi in calo, più affitti brevi (42%), tiene la ristorazione

Negli ultimi cinque anni il turismo italiano ha cambiato modello: meno hotel tradizionali, boom degli affitti brevi mentre la ristorazione resta stabile. I dati Unioncamere-InfoCamere 2021–2025

Turismo, l’Italia cambia pelle: alberghi in calo, più affitti brevi (42%), tiene la ristorazione

In cinque anni il turismo italiano ha cambiato assetto. Meno hotel tradizionali, molti più alloggi per soggiorni brevi e una ristorazione che, tra adattamenti e resistenze, continua a svolgere un ruolo centrale. È la fotografia che emerge dall’analisi di Unioncamere-InfoCamere, che fotografa l’evoluzione delle attività di alloggio e ristorazione fino al 30 settembre 2025, mettendo in luce una trasformazione strutturale dell’offerta, particolarmente visibile nei periodi di maggiore concentrazione turistica come le festività natalizie.

Meno alberghi, ma non ovunque

Il comparto degli alberghi e delle strutture simili registra un ridimensionamento diffuso: a livello nazionale le imprese scendono del 5,2% rispetto a cinque anni fa, con 1.604 unità in meno e un totale di 29.199. La contrazione colpisce in modo marcato diverse regioni, con cali importanti nel Lazio, nelle Marche e in Molise. Non tutte le aree però arretrano allo stesso modo.

Le regioni a forte vocazione invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mostrano una maggiore capacità di tenuta, confermando la solidità del turismo montano e natalizio. Sul piano provinciale, realtà come Bolzano, Rimini, Roma e Napoli restano centrali nell’offerta alberghiera tradizionale, pur all’interno di un quadro complessivo di contrazione.

L’esplosione degli affitti brevi

Di segno opposto l’andamento degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni crescono del 42,1%. Oltre 13 mila imprese in più portano il totale nazionale a 44.801 unità, segno di un cambiamento ormai profondo dell’ospitalità. La spinta è particolarmente evidente nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni più attrattive. Roma cresce del 33,8%, Napoli quasi raddoppia con un +98,1%, Milano segna +75,9% e Firenze avanza del 21,3%.

La diffusione delle piattaforme digitali e la ricerca di soluzioni più flessibili da parte dei viaggiatori spingono un modello sempre più orientato ai soggiorni brevi, accentuando al tempo stesso le tensioni nelle aree più esposte all’overtourism.

Ristorazione, una tenuta che fa sistema

Nel mezzo di questa polarizzazione, la ristorazione mostra una dinamica più stabile. I ristoranti con servizio al tavolo crescono del 2,3% rispetto al 2021, arrivando a 159.494 imprese. Il quadro territoriale resta però disomogeneo. Aumenti consistenti si registrano in Sicilia, Sardegna e Calabria, mentre alcune regioni del Centro-Nord evidenziano lievi flessioni.

Le grandi aree metropolitane continuano a concentrare il maggior numero di attività, con Roma in testa, seguita da Milano, Napoli e Torino. Accanto ai grandi poli emergono però segnali di vitalità anche in diverse province del Sud e delle isole, come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa, rafforzando il ruolo del settore come presidio economico e sociale, soprattutto nei momenti di maggiore convivialità.

Un’offerta turistica sempre più divisa

Il bilancio degli ultimi cinque anni restituisce quindi l’immagine di un turismo che cambia pelle: il modello alberghiero tradizionale arretra, mentre gli alloggi per soggiorni brevi avanzano con decisione, ridisegnando in profondità l’assetto dell’ospitalità italiana.

Una frattura che emerge con maggiore forza nel periodo natalizio, quando la concentrazione della domanda accentua la pressione sulle destinazioni più attrattive. E in questo contesto, la ristorazione si conferma l’anello di maggiore continuità del sistema, capace di adattarsi alle trasformazioni in atto e di restare uno dei pilastri dell’economia locale e dell’offerta turistica nazionale.

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