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Trump e i 38 annunci sull’accordo con l’Iran: il negoziato “sempre vicino” ma non arriva mai

Secondo la Cnn, Trump ha ripetuto almeno 38 volte in poco più di due mesi che un accordo Usa-Iran era “dietro l’angolo”, con una frequenza quasi regolare di circa una volta ogni due giorni. Una promessa ricorrente che non si è mai tradotta in un’intesa concreta

Trump e i 38 annunci sull’accordo con l’Iran: il negoziato “sempre vicino” ma non arriva mai

Per almeno 38 volte in poco più di due mesi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto come imminente un accordo con l’Iran. “È quasi fatta”, “ok su tutto”, “mancano solo i dettagli”: una sequenza di dichiarazioni che, secondo un conteggio rilanciato dalla Cnn, si è ripetuta con una frequenza quasi regolare, circa una volta ogni due giorni, tra conferenze stampa, interviste, post sui social e apparizioni pubbliche, comprese occasioni mediatiche come le finali Nba a New York. Il risultato è un paradosso ormai evidente: più l’accordo viene annunciato come vicino, più sembra restare sospeso, trasformandosi in una narrazione politica che si autoalimenta e che precede, di fatto, la realtà del negoziato. 

Accordo Usa-Iran: la narrativa dell’intesa “quasi fatta”

La sequenza degli annunci sull’accordo Iran-Usa inizia il 23 marzo, quando Trump afferma che tra Washington e Teheran ci sarebbero “quasi tutti i punti d’accordo”, usando l’espressione “almost all points of agreement”. È il primo passaggio di una narrativa che si consolida rapidamente: l’accordo con l’Iran viene descritto come vicino, tecnicamente possibile e sostanzialmente definito.

Da Teheran, però, arrivano fin da subito smentite o precisazioni sulla reale esistenza e avanzamento dei negoziati. Questo scarto tra comunicazione politica e realtà diplomatica diventa uno degli elementi centrali della vicenda.

Negoziati Usa-Iran e la regola delle “due settimane”

Uno degli aspetti più ricorrenti nei negoziati Usa-Iran riguarda il tempo. L’accordo viene quasi sempre indicato come imminente, spesso entro “due settimane” o “pochi giorni”. Questa finestra temporale diventa una costante della comunicazione politica di Trump sul dossier Iran.

Il 7 aprile, in coincidenza con un cessate il fuoco, il presidente degli Stati Uniti parla di un’intesa “molto avanzata” e indica proprio due settimane come orizzonte per la finalizzazione dell’accordo con l’Iran. Tuttavia, alla scadenza non segue alcun risultato concreto e la deadline viene semplicemente spostata in avanti, senza cambiamenti sostanziali nel negoziato.

Trump sull’Iran: “accordo accettato” e “quasi concluso”

Tra metà aprile e maggio la comunicazione si intensifica. Il 17 aprile Trump afferma in più occasioni che l’Iran avrebbe “accettato tutto”, che non ci sarebbero “differenze significative” e che un accordo potrebbe arrivare “nel giro di uno o due giorni”. Nei giorni immediatamente successivi il messaggio si ripete con variazioni minime: “siamo molto vicini”, “è praticamente concluso”, “mancano solo gli ultimi dettagli”.

Il 20 aprile, attraverso un post su Truth Social, la previsione diventa ancora più netta: “succederà tutto molto presto”. Anche in questa fase, però, non si registra alcun avanzamento concreto. Parallelamente, l’Iran viene descritto come fortemente orientato all’intesa, con formule ricorrenti come “so badly to make a deal”, “implora” o “vuole a tutti i costi”, contribuendo a una narrazione asimmetrica del negoziato.

Le dichiarazioni, inoltre, non si concentrano in un solo ambito istituzionale, ma si distribuiscono su più canali: interviste televisive come Fox Business e Axios, colloqui con Lara Trump, post su Truth Social, oltre a interventi pubblici durante eventi e spostamenti ufficiali. Questa diffusione continua rafforza la percezione di un accordo sempre imminente, indipendentemente dallo stato reale dei negoziati e dalla loro evoluzione concreta. 

Accordo Usa-Iran mai chiuso: una dinamica che si ripete

Il punto più rilevante arriva il 23 maggio, quando Trump parla di una bozza “largamente negoziata” e ormai pronta alla finalizzazione. L’accordo viene presentato come sostanzialmente chiuso, con un annuncio imminente e solo “dettagli finali” da sistemare. È proprio su questi dettagli che il processo si blocca ancora una volta, evidenziando la distanza tra linguaggio politico e realtà negoziale.

Anche nelle settimane successive il meccanismo non cambia: tornano le previsioni a breve termine, le finestre delle due settimane e le ipotesi di effetti immediati dell’accordo con l’Iran, come la riapertura dello Stretto di Hormuz entro pochi giorni dalla firma.

Secondo diverse analisi, non emergono elementi concreti che indichino un reale avanzamento dei negoziati Usa-Iran rispetto ai mesi precedenti. Le interpretazioni oscillano tra strategia negoziale, pressione su mercati e opinione pubblica oppure una convinzione personale nella vicinanza dell’intesa.

Gli annunci di Trump sull’accordo con l’Iran: la promessa che diventa notizia

Il caso dei 38 annunci sull’intesa tra Stati Uniti e Iran mostra una dinamica sempre più tipica della politica internazionale contemporanea: la sovrapposizione tra negoziato reale e comunicazione pubblica. In questo schema, l’intesa sembra esistere prima nel linguaggio che nei fatti, tra “due settimane” che si rincorrono, dettagli finali che diventano decisivi e continui rinvii che mantengono il negoziato sempre a un passo dalla conclusione, senza però arrivarci davvero.

Alla fine, più che la firma dell’accordo, resta la sua versione annunciata: una promessa che si ripete, cambia data e si aggiorna, finendo per diventare essa stessa la notizia più costante del dossier Usa-Iran.

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