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Stefano Silvestri su Siria-Turchia: ora tocca a Onu e Nato e serve una fascia di sicurezza

INTERVISTA A STEFANO SILVESTRI – “Necessaria un’area di rispetto tra Siria e Turchia dove le forze armate siriane non possano entrare e in cui i rivoltosi possano stabilire la loro base” – “Serve intervento congiunto di Onu e Nato” – “La caduta di Assad sarebbe un brutto colpo per l’Iran: se Teheran reagisse potrebbe scatenare la reazione di Israele”.

Stefano Silvestri su Siria-Turchia: ora tocca a Onu e Nato e serve una fascia di sicurezza

Si è aperto un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente. In poche ore la Turchia ha bombardato per due volte la Siria, rispondendo a un primo attacco arrivato ieri sera dalle truppe di Damasco. Il governo di Recep Tayyip Erdogan otterrà a breve dal Parlamento il via libera all’impiego dell’esercito lungo i confini fra i due Paesi. Intanto, ieri notte a Bruxelles si è svolto un vertice urgente della Nato, che si è schierata al fianco della Turchia, membro dell’Alleanza. Ankara ha chiesto inoltre alle Nazioni Unite di prendere le “necessarie misure” per fermare l’aggressione siriana. Oggi dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe arrivare una ferma condanna delle iniziative prese dal regime di Bashar al-Assad. Il ministro degli Esteri italiano, Giulio Maria Terzi, ha espresso “solidarietà al governo turco”.

Cosa succederà adesso? L’intervento della Turchia spingerà la comunità internazionale a un intervento più incisivo per risolvere la crisi siriana? Assad ha davvero le ore contate? Ne abbiamo parlato con Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto Affari Internazionali.  



FIRSTonline – Presidente Silvestri, l’intervento dell’esercito turco può essere decisivo per le sorti della rivolta contro Assad?

SILVESTRI – La Turchia è un Paese assolutamente determinante per il destino della Siria, ma bisognerà vedere cosa intendano fare i turchi e come deciderà di muoversi la comunità internazionale. In ogni caso, non possiamo pensare a una classica guerra tra vicini, anche se di fatto la Turchia interviene per autodifesa, nel pieno rispetto del diritto internazionale.

FIRSTonline – Quindi si va verso un’internazionalizzazione della crisi siriana?

SILVESTRI – E’ possibile e forse anche auspicabile. Pur essendo la Turchia un Paese confinante con la Siria, l’intervento potrebbe essere internazionalizzato, ripulito del sospetto di una guerra fra confinanti, reso più oggettivo e meno pericoloso. Penso che nessuno voglia invadere la Siria, ma che si voglia arrivare a creare un’area di rispetto tra Siria e Turchia, una fascia protetta in cui le forze armate siriane non possano entrare e in cui i rivoltosi possano stabilire la loro base. Un po’ come quanto era stato fatto durante la guerra in Iraq, nel nord del Paese.

FIRSTonline – Come pensa che si muoverà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite? Ci sono gli estremi per un intervento dei caschi blu?

SILVESTRI – Ci sarebbero, ma fino ad oggi la Russia ha posto il veto su qualsiasi possibile intervento. Ora Mosca potrebbe modificare la sua posizione, chiedendo il ritiro delle forze turche dalla Siria. Ankara però sostiene di agire per autodifesa. A questo punto io credo che anche l’Alleanza atlantica dovrà decidere qualcosa. La soluzione migliore sarebbe un intervento contemporaneo di Onu e Nato. 

FIRSTonline – La Turchia potrebbe invocare l’articolo 5 del Patto Atlantico (quello che vincola i membri dell’Alleanza a proteggere chi viene attaccato dall’esterno)?

SILVESTRI – Francamente mi sembrerebbe esagerato. Finora c’è stato solo qualche colpo di mortaio e la  Turchia non ha alcun bisogno di ricorrere all’articolo 5. Ad Ankara basterebbe richiedere l’applicazione dell’articolo 4, che prevede la solidarietà fra i Paesi dell’Alleanza quando uno dei membri ritenga di essere minacciato. A mio avviso questa solidarietà ci sarà, purché si arrivi contestualmente all’accordo per la creazione di una zona di rispetto o di protezione umanitaria. Se il Consiglio Atlantico prendesse questa decisione, potrebbe portarla davanti alle Nazioni Unite come un fatto compiuto, chiedendo semplicemente di prenderne atto.

FIRSTonline – Assad ha più volte minacciato di usare il suo arsenale chimico in caso di intervento straniero nella crisi siriana. Cosa succederebbe a quel punto?

SILVESTRI – Se facesse una cosa del genere l’intervento della Nato sarebbe inevitabile, perché violerebbe tutte le convenzioni internazionali sulle armi chimiche e biologiche. Sarebbe davvero l’inizio della sua fine. 

FIRSTonline – Infine, allargando lo sguardo all’intero scacchiere mediorientale, quali sono le possibili ripercussioni del conflitto turco-siriano sull’economia e sugli equilibri geopolitici?

SILVESTRI – A livello economico, non credo che la nuova situazione possa avere gravi conseguenze sul prezzo del petrolio. Sul piano politico, invece, se davvero ci stiamo avvicinando alla fine del regime di Assad, o comunque ad una internazionalizzazione del conflitto, sarà un brutto colpo per l’Iran. Bisognerà capire se e in che modo Teheran cercherà di reagire, anche perché Israele potrebbe cogliere l’occasione per bombardare i siti nucleari iraniani. A quel punto, nonostante le divisioni fra sunniti e sciiti e sebbene l’Iran non goda di particolari simpatie, l’opinione pubblica musulmana sarebbe esasperata e la tensione nel mondo arabo arriverebbe alle stelle. Mi auguro che Netanyahu non prenda una decisione simile. 

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