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Sos Sanità: personale sull’orlo della crisi e sempre più vecchio, sistema sanitario nazionale a rischio. Indagine Inapp

L’età media dei medici è di 51 anni, mentre per gli infermieri è di 47. Tre operatori su 4 si lamentano per lo sforzo fisico, nove su 10 per la retribuzione e le prospettive di carriera. Burioni “medici non mancano, chiedersi il perchè di questi problemi”

Sos Sanità: personale sull’orlo della crisi e sempre più vecchio, sistema sanitario nazionale a rischio. Indagine Inapp

Il personale sanitario italiano è in profonda difficoltà e il suo costante invecchiamento rischia di compromettere la stabilità del sistema sanitario nazionale.

I medici sono al limite del burnout, lo stato di esaurimento fisico e mentale causato da stress prolungato e eccessivo, spesso legato al lavoro o ad altre responsabilità. La stragrande maggioranza, ovvero tre su quattro, si lamenta dell’eccessivo sforzo fisico, mentre nove su dieci sono insoddisfatti della retribuzione e delle opportunità di carriera. Quasi tutti evidenziano un notevole stress mentale ed emotivo, con percentuali del 97% e del 93% rispettivamente.

Dati preoccupanti, che mettono in gioco il sistema sanitario nazionale. A lanciare l’allarme è l’ultimo policy brief “Invecchiare in sanità” dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche. Pubblicato oggi, il rapporto è basato su un’indagine condotta attraverso un vasto campionamento, utilizzando un questionario distribuito sui canali social. L’indagine è stata rivolta a medici, infermieri e operatori sociosanitari.

Dopo essere stati eroi durante la pandemia, il personale sanitario è stato quindi presto dimenticato dall’opinione pubblica.

In dieci anni, tagli al personale e aumento dell’età media

Tra il 2008 e il 2018, a causa principalmente delle restrizioni sul turnover e dei tagli alla spesa sanitaria previsti dai piani di rientro regionali, il personale del Sistema Sanitario Nazionale è diminuito di oltre 41.000 unità. Questa riduzione ha portato a un aumento graduale dell’età media, che nel 2020 era di circa 51 anni per i medici e 47 per gli infermieri. Inoltre, entro il 2027, si prevede il pensionamento di circa il 28% dei medici e dell’8% degli infermieri. Di conseguenza, un numero sempre più esiguo di lavoratori si trova a gestire il carico di lavoro, nonostante l’avanzare dell’età.

“Il problema della carenza di personale sanitario – ha affermato il professor Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp – rischia di assumere in Italia dimensioni tali da compromettere sia i livelli di benessere lavorativo degli addetti, già normalmente a rischio di burnout, che la sostenibilità stessa del nostro Servizio Sanitario Nazionale, anche a causa di problemi strutturali non risolti sul piano dei rapporti tra sistema pubblico e operatori privati. L’aumento dell’età media degli operatori e i prossimi pensionamenti, in assenza di un adeguato turnover, rischiano di compromettere l’efficienza dei servizi e la sostenibilità stessa del nostro sistema sanitario nazionale in una fase di progressivo incremento della domanda di servizi di prevenzione, cura e assistenza legato all’aumento del peso della popolazione più anziana”.

Deterioramento delle condizioni di lavoro

Nel tempo, il personale sanitario ha visto un deterioramento delle proprie condizioni di lavoro. Circa il 70% segnala ritmi di lavoro peggiorati, il 65% lamenta un degrado delle condizioni economiche, e il 45% vede ridotte le opportunità di carriera e crescita professionale. L’aspetto economico risulta maggiormente compromesso per i lavoratori delle strutture pubbliche, mentre i cambiamenti nei ritmi e negli orari di lavoro sono più evidenti tra quelli delle strutture private.

Un medico su due pessimista per il futuro professionale

Le prospettive future professionali del personale medico sono influenzate principalmente dalle condizioni economiche e dagli orari di lavoro. Nel prossimo quinquennio, oltre il 50% dei partecipanti, indipendentemente dal genere e dall’età, sembra pessimista riguardo a opportunità di sviluppo professionale. Le possibilità di avanzamento di carriera e il livello di autonomia decisionale sono considerati immutabili nei prossimi cinque anni.

“Solo dopo aver potenziato gli organici, introdotto nuove politiche di gestione del personale e restituito riconoscimento e valore agli operatori – ha concluso Fadda – sarà possibile coinvolgerli attivamente nel delicato processo di trasformazione del Sistema sanitario nazionale, auspicato da più anni. Il rafforzamento delle risorse, tuttavia, deve essere accompagnato da un rinnovamento della governance del sistema che parta da un chiarimento dei rapporti tra strutture sanitarie pubbliche e operatori privati, realizzando una nuova organizzazione del lavoro e dei servizi nella quale l’innovazione tecnologica e l’age management trovino spazio e supporto adeguati. Questa è la condizione necessaria per superare le sfide poste dalle trasformazioni demografiche, in una prospettiva di sostenibilità dell’occupazione e del sistema sanitario nel suo complesso”.

Burioni: medici non mancano, interrogarsi sulle problematiche

Sulla questione è intervenuto anche Roberto Burioni con un commento su X. Burioni spiega che in Italia non c’è una carenza oggettiva di medici e i dati sono come perfettamente in linea con quelli UE. Fa quindi notare che se si riscontra una mancanza di medici nei Pronto Soccorso o in alcune unità ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale, è necessario interrogarsi sulle cause di questa situazione.

“Come potete vedere da questo grafico, oggettivamente in Italia i medici non mancano. Il loro numero (medici per 1000 abitanti) è perfettamente nella media europea. Se mancano in Pronto Soccorso o in alcuni reparti degli ospedali del SSN bisogna chiedersi il perché”, scrive Burioni nel tweet.

https://twitter.com/RobertoBurioni/status/1687041191634755585

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