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Scalata Mps-Mediobanca: l’inchiesta della Procura di Milano allontana le nubi dalle Generali

Chi pensava all’imminenza di un cambio del vertice di Generali dopo la conquista di Mediobanca, che detiene il 13% del Leone, da parte di Mps deve ricredersi. Uno degli effetti dell’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata di Piazzetta Cuccia da parte della banca senese e dei suoi principali soci è il rallentamento dei cambiamenti a Trieste per il timore di alimentare le accuse di presunto “concerto” . E la Borsa se n’è già accorta.

Scalata Mps-Mediobanca: l’inchiesta della Procura di Milano allontana le nubi dalle Generali

Ci vorrebbe la sfera di cristallo per sapere come finirà l’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca e sul presunto “concerto”, non facile da accertare, tra il Monte e i soci Caltagirone e Milleri (Delfin). Ma almeno due cose sono certe. La prima è che non basterà di sicuro il documento del 15 settembre della Consob, svelato venerdì dal Sole 24 Ore, secondo cui fino ad allora non risultava “nessun concerto”, per considerare chiusa la partita. Non può essere evidentemente così sia perché la magistratura milanese ha proseguito le sue indagini ben oltre il 15 settembre e non è dato sapere che cosa esattamente abbia scoperto, e sia perché non sappiamo se il documento della Consob è al netto o al lordo delle ipotesi di “ostacolo alla Vigilanza” da parte di Mps e soci su cui la Procura indaga.

La scalata Mps a Mediobanca è irreversibile ma gli effetti su Generali si allontanano

La seconda certezza è che, quale che sia il risultato finale dell’inchiesta della magistratura, la scalata Mps-Mediobanca è irreversibile: è impossibile tornare indietro. Però l’inchiesta, a seconda di come finirò, può avere diversi effetti. In primo luogo, se la Procura riuscisse davvero ad accertare l’aggiotaggio e l’ostacolo alla vigilanza di Mps e soci, il costo in termini di reputazione ma anche il costo economico per gli imputati sarebbe molto pesante. Le ipotesi che i giuristi fanno investono le operazioni di Mps e soci sia su Mediobanca che su Generali: nel caso di Mediobanca, sempre nel caso di accertamento di reati nella scalata, si potrebbe arrivare a un conguaglio per gli azionisti di Piazzetta Cuccia tra l’offerta dell’Opas e il valore effettivo delle azioni Mediobanca e all’obbligo di Opa residuale sul 14% dell’istituto milanese che non è stato conferito all’Opas.

Mps e Generali: dai rischi di “concerto” a quelli di una costosissima Opa

Ma le conseguenze più gravi per Mps e soci si avrebbero nel caso in cui si accerti il “concerto” tra i soci e si arrivi all’obbligo di Opa a cascata che imporrebbe l’obbligo alla banca senese, a Caltagirone e a Delfin di lanciare l’Opa sull’intero capitale di Generali che ha un valore di Borsa di circa 50 miliardi di euro. Poiché Mediobanca (oggi di Mps), Caltagirone e Delfin detengono circa il 30% di Generali, se scattasse l’obbligo di Opa totalitaria l’esborso aggiuntivo sarebbe stratosferico e ammonterebbe a oltre 30 miliardi.

Del futuro, in pendenza di un’inchiesta della magistratura dagli esiti impregiudicabili, non c’è certezza ma il rischio di essere accusati di “concerto” ha un’immediata conseguenza su Generali, che è sempre stato il vero obiettivo della scalata a Mediobanca, e sui nuovi soci forti del Leone di Trieste: non allontanerà per sempre le ombre dal cielo delle Generali ma le raffredderà e le rallenterà. In altre parole: almeno fino all’assemblea di bilancio del Leone della primavera 2026, ma forse anche dopo, a seconda dell’andamento dell’inchiesta e della possibilità che per le Generali maturi una soluzione repubblicana con l’ingresso delle grandi banche a tutela dell’italianità, non si prevedono scossoni al vertice del primo gruppo assicurativo. E non è un caso che da quando è scattata l’inchiesta milanese, il titolo delle Generali in Borsa abbia guadagnato terreno.

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