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Sarkozy, la Cassazione francese respinge il ricorso: condanna definitiva nel caso Bygmalion

L’ex presidente francese è chiamato a scontare un anno di reclusione, con sei mesi senza condizionale. Una nuova tegola giudiziaria che segna la sua seconda condanna definitiva, dopo il dossier Bismuth

Sarkozy, la Cassazione francese respinge il ricorso: condanna definitiva nel caso Bygmalion

La Corte di Cassazione francese ha messo la parola fine al caso Bygmalion, confermando la condanna dell’ex presidente Nicolas Sarkozy per il finanziamento illegale della campagna elettorale del 2012. Il ricorso presentato dalla difesa è stato respinto, rendendo definitiva la sentenza che prevede un anno di reclusione, di cui sei mesi senza condizionale.

Sarkozy, rimesso in libertà il 10 novembre dopo tre settimane nel carcere della Santé, ha commentato la decisione con un laconico “Prendo atto”. I suoi avvocati valutano ora la possibilità di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma sul piano interno la vicenda è chiusa: la condanna entra ufficialmente nel casellario giudiziario dell’ex capo dello Stato, diventando la seconda condanna penale definitiva, dopo quella del dossier Bismuth, che nel 2024 gli era costata un anno di carcere – anche allora in libertà vigilata con braccialetto.

Sarkozy: perché la Cassazione ha detto “no” al ricorso

Nella sentenza, la Cassazione è stata chiara: il finanziamento illecito è stato “accertato” e gli elementi raccolti sono stati ritenuti più che sufficienti. Secondo i giudici, Sarkozy autorizzò personalmente il suo staff a sostenere costi che superavano di gran lunga il tetto fissato dalla normativa, assumendosi la responsabilità politica e gestionale delle spese della campagna. Una posizione, secondo la Corte, inconciliabile con la linea difensiva adottata negli anni dal suo entourage.

Le indagini avevano già portato alla luce un sistema pensato per mascherare l’enorme divario tra il budget legale e quello reale. La campagna del 2012 avrebbe infatti raggiunto quasi 43 milioni di euro, contro i 22,5 milioni consentiti. Per occultare l’eccesso venne attivato un meccanismo di doppia fatturazione, attraverso il quale una parte consistente dei costi degli eventi veniva spostata sui conti dell’allora Ump, oggi Les Républicains, grazie a contratti fittizi con la società di comunicazione ed eventi Bygmalion. Fu questa triangolazione a dare origine all’inchiesta che insegue Sarkozy da oltre un decennio.

La conferma della condanna infligge un nuovo colpo all’immagine dell’ex presidente, già gravata da un’altra pesante sentenza: il 25 settembre scorso il tribunale lo ha condannato a cinque anni di carcere nel processo sui presunti fondi libici destinati alla campagna del 2007. All’epoca, i giudici non avevano potuto considerare il caso Bygmalion perché non ancora definitivo; ora, in vista dell’appello fissato tra il 16 marzo e il 3 giugno, la nuova condanna peserà inevitabilmente sul suo quadro giudiziario.

Sarkozy continua a respingere ogni responsabilità, definendo le accuse “favole” e “menzogne”. Tuttavia, almeno sul fronte Bygmalion, la giustizia francese ha finalmente messo un punto finale.

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