Il Consiglio dei ministri ha approvato due disegni di legge che intervengono su ambiti centrali del welfare e della sanità pubblica: il riconoscimento dei caregiver familiari e la delega al Governo per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale (Ssn) entro il 2026. Due provvedimenti distinti ma collegati, presentati dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che aprono una fase nuova ma ancora tutta da definire.
Caregiver familiari: il riconoscimento arriva, ma per pochi
Il disegno di legge sui caregiver introduce un quadro normativo nazionale per chi assiste, in ambito domestico e a titolo gratuito, familiari con disabilità o non autosufficienti. È il primo tentativo di disciplinare in modo organico una figura rimasta finora ai margini della legislazione, nonostante il ricorso strutturale al lavoro di cura familiare per compensare le carenze dei servizi pubblici.
Il testo prevede un contributo economico fino a 400 euro mensili, erogato dall’Inps, ma lo riserva a una platea ristretta: caregiver conviventi che assistono persone con disabilità gravissima, con un carico assistenziale particolarmente elevato. A ciò si aggiungono stringenti requisiti economici: reddito annuo molto basso e Isee familiare contenuto (inferiore a 3.000 euro annui). Le risorse complessive, pari a 257 milioni di euro, sono già stanziate in Legge di Bilancio, ma il numero dei potenziali beneficiari resta limitato rispetto alla dimensione del fenomeno.
Ore di cura, contributi e accesso alle misure
Il sostegno economico, se rapportato all’impegno richiesto, appare contenuto. Le ore di cura necessarie per accedere al beneficio si traducono in un rimborso orario che rischia di essere simbolico, soprattutto considerando che l’assistenza familiare supplisce spesso alle carenze strutturali dei servizi pubblici.
A incidere sull’effettiva fruizione del contributo saranno anche le modalità di accesso. Il riconoscimento del caregiver, la gestione delle domande e il monitoraggio della spesa saranno affidati all’Inps, mentre la compatibilità con eventuali misure regionali potrà influire sull’importo finale. Un meccanismo che, secondo diversi osservatori, rischia di trasformare il diritto in una selezione condizionata da risorse, tempistiche e procedure digitali.
Le figure riconosciute come potenziali caregiver comprendono il coniuge, le parti dell’unione civile, i conviventi di fatto, i parenti entro il secondo grado e, in casi specifici, gli affini entro il terzo grado.
Il disegno di legge prevede l’inserimento obbligatorio del caregiver nel “progetto di vita“ e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona assistita, con l’indicazione del carico assistenziale anche in termini orari. Si tratta di una formalizzazione che potrebbe costituire la base per future tutele previdenziali e lavorative, ma che, allo stato attuale, resta una promessa rinviata a interventi successivi.
La riforma del Ssn: più territorio, meno attese ma effetti rinviati
Accanto al capitolo caregiver, il Consiglio dei ministri ha approvato la delega per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza territoriale, integrare ospedale e territorio e ridurre le liste d’attesa. Il governo avrà tempo fino al 31 dicembre 2026 per adottare i decreti attuativi che dovranno aggiornare l’impianto normativo del Ssn.
Il testo individua principi e obiettivi – centralità della persona, prossimità delle cure, qualità e sicurezza delle prestazioni – ma non entra nel merito delle scelte operative. Standard organizzativi, modelli di presa in carico, dotazioni di personale e risorse finanziarie restano affidati alla fase successiva.
Nuova classificazione degli ospedali e reti specialistiche
Uno dei punti qualificanti della delega riguarda la revisione della classificazione delle strutture ospedaliere, superando il modello del 2015. Accanto agli ospedali di base, di primo e secondo livello, vengono introdotti gli ospedali di terzo livello, definiti come strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale e sovranazionale. La loro individuazione dovrà avvenire sulla base di criteri omogenei, legati alla qualità delle prestazioni, alla complessità della casistica trattata, alla capacità di attrarre pazienti da altre regioni e all’attività di ricerca.
Il testo introduce anche gli ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti acuti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore. È previsto un collegamento funzionale con la rete dell’emergenza-urgenza, ma restano indefiniti i modelli organizzativi e il loro impatto sulla rete esistente.
Integrazione ospedale-territorio e assistenza alle persone fragili
La delega insiste sul rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, con l’obiettivo di superare la frammentazione dei percorsi di cura. L’attenzione è rivolta in particolare alle cronicità, alla non autosufficienza e ai bisogni assistenziali complessi.
Il provvedimento prevede standard di personale per l’assistenza territoriale, la continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Sono inoltre richiamati l’aggiornamento dell’assistenza per i pazienti con patologie croniche complesse e avanzate e il rafforzamento delle cure palliative, anche attraverso modelli che facilitino l’accesso ai farmaci a domicilio.
Bioetica clinica, integrazione socio-sanitaria e salute mentale
La riforma attribuisce un ruolo alla bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure e rafforza l’integrazione tra interventi sanitari e socio-assistenziali attraverso criteri organizzativi nazionali. Un capitolo specifico riguarda la salute mentale, includendo i servizi per adulti, la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, le dipendenze patologiche e la salute in carcere, che dovranno essere integrati nel nuovo modello territoriale e distrettuale, nel rispetto dell’autonomia regionale.
Medici di famiglia, infermieri e nodi irrisolti
Nel nuovo assetto del Ssn viene rafforzato il ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, indicati come perno dell’assistenza territoriale. Il testo, tuttavia, non chiarisce se il riordino della disciplina comporterà il superamento dell’attuale regime convenzionale, lasciando irrisolto uno dei nodi più delicati del confronto politico e sindacale.
Per infermieri e altri professionisti sanitari, l’integrazione tra ospedale e territorio comporterà un ampliamento delle responsabilità operative e una riorganizzazione del lavoro quotidiano. In assenza di indicazioni puntuali su organici e risorse, il rischio è che l’attuazione della riforma si traduca in un ulteriore carico sui servizi già in sofferenza.
Lea, digitalizzazione e sostenibilità finanziaria
La delega rafforza il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) per ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire standard di cura più omogenei su tutto il territorio nazionale (tenendo conto anche delle competenze delle Province autonome di Trento e di Bolzano). Parallelamente, viene promossa la digitalizzazione del sistema sanitario e l’interoperabilità dei sistemi informativi, anche attraverso l’integrazione con l’Ecosistema Dati Sanitari.
Tutto dovrà però avvenire nel rispetto del principio di neutralità finanziaria: dai decreti attuativi non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, salvo futuri interventi del Parlamento. Un vincolo che rende evidente come la portata reale della riforma dipenderà, ancora una volta, dalle risorse che verranno messe in campo.
Tra attese e incognite
Il doppio via libera del Consiglio dei ministri segna un passaggio politico rilevante, ma lascia aperti molti interrogativi. Per i caregiver familiari, il riconoscimento arriva, ma con tutele limitate e selettive. Per il Servizio sanitario nazionale, la riforma promette un cambio di passo, ma rinvia le decisioni più delicate a decreti futuri. La distanza tra le aspettative di milioni di famiglie e l’impatto concreto delle misure approvate sarà il vero banco di prova dei prossimi anni.