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Rinnovabili, California: l’integralismo porta ai blackout

Per evitare il collasso della rete, la California ha dovuto realizzare una serie di blackout programmati – Secondo quanto sostiene Chicco Testa, il problema nasce dai mancati investimenti nelle capacità di riserva del sistema

Rinnovabili, California: l’integralismo porta ai blackout

A fine agosto la California, lo Stato Usa con il maggior numero di abitanti, è stata costretta a realizzare una serie di blackout programmati che hanno privato dell’energia elettrica milioni di persone. L’obiettivo era ridurre la pressione sulla rete, che a causa del caldo record registrato negli ultimi giorni – e quindi del massiccio utilizzo dei condizionatori d’aria – era arrivata al limite delle capacità di carico. Secondo Chicco Testa, presidente di Fise Assoambiente e di Sorgenia (già deputato del Pds e presidente di Enel), all’origine dell’emergenza c’è il fatto che la California si è affidata a un sistema di generazione intermittente da fonti energetiche rinnovabili (principalmente fotovoltaica, ma anche eolica) che copre un terzo del fabbisogno totale ma non è assistito da un’adeguata capacità di riserva. L’errore, dunque, è stato ridurre negli anni la disponibilità di energia nucleare e di gas naturale.

Per queste ragioni, in un articolo pubblicato su rivistaenergia.it, Testa scrive che la California “sta sperimentando cosa significa la religione delle rinnovabili in mancanza di buon senso”. Nel 2006 la capacità di generazione dello Stato americano era superiore a quella attuale e negli anni la rete elettrica californiana si è indebolita, causando diversi malfunzionamenti, il più clamoroso dei quali è certamente il grande blackout del 2011.



Testa sottolinea inoltre che le critiche di alcuni osservatori si concentrano sulla decisione di chiudere le centrali nucleari della California. Un caso particolare è quello dell’impianto di Diablo Canyon, che non è ancora stato spento e fornisce circa il 10% dell’elettricità necessaria all’intero Stato. In molti si chiedono quale sarebbe la situazione attuale se l’impianto fosse già stato chiuso, come richiesto da vari gruppi.  

“Adesso la California dovrà mettere mano ad una regolazione diversa che favorisca gli investimenti in capacità di riserva – conclude Testa – Questo naturalmente significherà bollette più alte. Cosa poco gradita ai consumatori californiani”.

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