L’ex premier ed ex eurocommissario Paolo Gentiloni è uno che è abituato a misurare le parole. Non per caso gli amici lo chiamano “Paolo il calmo” per la sua tradizionale flemma. Ma nei giorni scorsi, malgrado la vicinanza delle elezioni regionali, Gentiloni non è andato tanto per il sottile e ha apertamente criticato le opposizioni, Pd tendenza Schlein in testa, sostenendo che “non sono pronte per governare” e che, al contrario, la prudenza sui conti pubblici di Meloni e Giorgetti va riconosciuta. E’ il segno che che Gentiloni non ha intenzione di ritirarsi sotto la tenda e che, varcando il Rubicone, intende entrare in campo. Non per prendere il posto dei Elly Schlein alla guida del Pd, che non gli interessa, ma rendendosi disponibile ad assumere eventuali incarichi istituzionali se le circostanze lo renderanno possibile quando verrà il momento: Palazzo Chigi o il Quirinale? Troppo presto per dirlo. Ma quel che per ora si può dire è che Gentiloni diventa di fatto il faro dei riformisti del Pd mentre si spegne la stella di Stefano Bonaccini, che non ha più la fiducia di buona parte dei riformisti – da Guerini a Decaro, da Picierno a Quartapelle, da Gori a Delrio e a tanti altri – per il suo appiattimento sulla linea movimentista della Schlein che ha sbilanciato a sinistra il partito inseguendo i Cinque Stelle di Giuseppe Conte e lasciando praterie al centro. Era ora che nel primo partito della sinistra qualcosa si muovesse, come da molti mesi va auspicando l’ex presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda: una dialettica all’altezza dei tempi è interesse non di una sola parte politica ma dell’intera democrazia. Come andrà a finire dipenderà anche dei risultati delle elezioni regionali. Coraggio, Gentiloni, vada avanti.
Riformisti del Pd: Gentiloni varca il Rubicone e Bonaccini paga la sudditanza a Schlein. Dopo le Regionali la resa dei conti
I riformisti del Pd non sono più disponibili a fare sconti alla segretaria Elly Schlein che ha sbilanciato a sinistra il partito rincorrendo acriticamente i Cinque Stelle ma la resa dei conti avverrà dopo le elezioni regionali. Gentiloni sostiene i riformisti che prendono le distanze da Bonaccini, troppo remissivo con Schlein