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Quota 100 statali: scuola e sanità a rischio caos

Secondo Cgil, Cisl e Uil, le contromisure messe a punto dal Governo non basteranno a evitare che l’ondata di uscite dal pubblico impiego crei disservizi ai cittadini – Decine di migliaia i lavoratori in uscita, soprattutto in sanità e scuola – Sostituirli tutti in tempo sarà molto difficile: ecco perché

Quota 100 statali: scuola e sanità a rischio caos

Quota 100 rischia di mettere in pericolo alcuni servizi pubblici essenziali. A lanciare l’allarme sono Cgil, Cisl e Uil, che in un’audizione parlamentare sul “decretone” (il provvedimento che contiene le novità sulle pensioni, oltre al reddito di cittadinanza) denunciano i rischi connessi all’ondata di pensionamenti in arrivo nel pubblico impiego.

Uno dei settori più a rischio è la sanità. Nei giorni scorsi hanno lanciato l’allarme le organizzazioni dei medici, con Anaao-Assomed che calcola 23mila uscite nel prossimo triennio, di cui 18mila attraverso i canali normali e 4.500 con quota 100. Lo scorso autunno la Federazione che rappresenta gli infermieri aveva parlato addirittura di 39mila lavoratori teoricamente in grado di sfruttare già da quest’anno la nuova forma di pensionamento. Anche se poi i numeri saranno più bassi, va ricordato che la possibilità di procedere a nuove assunzioni è compromessa in molte regioni dalla necessità di rispettare i vincoli previsti dai piani di rientro dal disavanzo.

Nella scuola, invece, il termine alle domande era fissato alla fine di febbraio e gli interessati a quota 100 sono circa 17mila.

In tutto, il governo prevede che quest’anno andranno in pensione anticipata grazie a quota 100 circa 290mila italiani, fra cui 100mila dipendenti pubblici. Queste uscite si aggiungono ai pensionamenti normali, quelli che scattano in base alle regole previdenziali in vigore anche prima di quota 100.

Il problema del pensionamento di massa era chiaro fin dalla prima ora anche al governo, che infatti ha stabilito per gli statali una regola in più: a differenza di chi lavora nel settore privato, gli impiegati della Pa che vogliono andare in pensione anticipata con quota 100 devono dare un preavviso di almeno sei mesi alla loro amministrazione di competenza.

In teoria, durante questo lasso di tempo, lo Stato dovrebbe trovare il modo di sostituire il lavoratore in uscita per evitare di lasciare la posizione scoperta e compromettere così la qualità del servizio pubblico.

Proprio a questo scopo, il Governo ha anche confermato che nel pubblico impiego non è più in vigore alcun blocco del turn over. Significa che da quest’anno tutte le amministrazioni possono rimpiazzare ogni lavoratore in uscita, mentre in passato la quota era stata ridotta (o addirittura azzerata) per risparmiare.

Tutto risolto? Non proprio. A norma di Costituzione, il personale della Pa va selezionato per concorso pubblico. E i concorsi non si risolvono nel giro di qualche mese: dal momento dell’indizione all’entrata in servizio dei vincitori spesso passano anni. Se ai pensionandi con quota 100 basteranno 6 mesi di preavviso per ritirarsi dal lavoro, il pericolo che si crei un vuoto è più che concreto.

A questo problema si aggiunge il fatto che lo scorso dicembre il Governo ha concordato con Bruxelles di prolungare fino al 15 novembre 2019 il blocco di tutte le assunzioni previste per quest’anno nello Stato centrale, una misura che permetterà di risparmiare circa 200 milioni.

Messa di fronte a queste contraddizioni, la maggioranza ha cercato di arginare l’emorragia in arrivo con una serie di emendamenti al decretone.

Per i lavoratori della scuola è stato stabilito che nel prossimo concorso i precari saranno avvantaggiati: i periodi di servizio già svolti, infatti, varranno la metà del punteggio attribuito ai titoli.

Anche nella giustizia sono state accelerate le procedure di reclutamento, prevedendo la possibilità di assumere 1.300 persone già al 15 luglio, quindi con un anticipo di quattro mesi rispetto alla scadenza fissata con l’Ue.

Quanto a Regioni ed enti locali, potranno sostituire anche i lavoratori che lasciano il posto quest’anno e non solo i pensionati del 2018.

Infine, le graduatorie dei concorsi banditi da quest’anno per l’accesso al pubblico impiego potranno essere usate non solo per la copertura dei posti messi a concorso ma anche per quelli che diventeranno disponibili perché i vincitori non si presentano o cessano successivamente il rapporto di lavoro.

Basterà tutto questo a evitare che i pensionamenti di massa con quota 100 aumentino il caos nella Pa? I sindacati non ne sono affatto convinti.

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