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Polonia: rallenta il PIL, ma conti e cambio sono una garanzia

Nonostante il difficile clima continentale, la competitività delle esportazioni polacche è garantita dal cambio favorevole, mentre l’allentamento delle tensioni sui conti pubblici assicura il flusso netto di investimenti di portafoglio.

Polonia: rallenta il PIL, ma conti e cambio sono una garanzia

Come indicato dal focus di Intesa Sanpaolo e da un precedente articolo su FIRSTonline, con il propagarsi della crisi finanziaria globale la dinamica del PIL polacco è calata notevolmente nel 2009 (1,6%) rispetto alla media dei cinque anni precedenti (5,4%) ma, a differenza di altri paesi dell’Europa Centro-Orientale come Ungheria o Slovenia, il paese non è entrato in recessione. La dinamica del PIL ha poi continuato a mantenere una dinamica positiva, ancorché debole, pure con l’acuirsi della crisi dei debiti sovrani nell’Area Euro. L’economia è cresciuta del 2,2% nel 2012 in netto calo dal 4,4% del 2011 a causa dell’effetto combinato della debole domanda interna, date le difficili condizioni sul mercato del lavoro con la disoccupazione al 14,3%, e del rallentamento dell’export dovuto alla recessione nell’area euro, mentre la necessità di stabilizzare i conti pubblici ha impedito di espandere la domanda pubblica In questo contesto, nel 2012, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il contributo del saldo commerciale alla dinamica del PIL è stato positivo e addirittura migliore dell’anno precedente per effetto della contrazione dell’import. La crescita degli impieghi alle famiglie a dicembre 2012 è stata dello 0,2%, contro il 12,0% dello stesso mese dell’anno precedente, laddove le più difficili condizioni creditizie hanno inoltre sfavorito gli investimenti, la cui dinamica è stata anch’essa notevolmente inferiore rispetto all’anno precedente.

Gli indicatori congiunturali segnalano che l’economia sta ancora perdendo slancio. La domanda interna e esterna si sono ulteriormente indebolite nel primo trimestre del 2013, portando ad un rallentamento dell’export a 3,2% (da 7,1% di gennaio), con la vendita di prodotti industriali che nello stesso mese si è contratta del 2,1% e a marzo è scesa ancora (-2,9%). Se la recessione della zona euro continuerà a indebolire le esportazioni nella prima metà dell’anno in corso, il tasso di cambio lievemente più debole rispetto alla media degli ultimi anni dovrebbe aiutare a mantenere le esportazioni competitive nei mercati. Un impulso positivo alla crescita potrebbe venire anche dalla ripresa degli investimenti in infrastrutture grazie anche al finanziamento di 75 milioni di euro da parte dell’EBRD per costruire il rigassificatore che soddisferà un terzo della domanda di gas del paese. In questo senso, la crescita del PIL è prevista rafforzarsi nel 2014, ma la cui intensità dipenderà tuttavia dal grado di domanda estera che lo scorso anno è stato il principale driver dell’economia polacca. Senza dimenticare che le persistenti tendenze deflazionistiche a livello nazionale hanno smorzato le pressioni inflazionistiche nei primi mesi del 2013, portando l’inflazione da 2,4% dello scorso dicembre a 1,0% di marzo.

La Polonia ha ridotto significativamente il disavanzo pubblico al 3,5% del PIL nel 2012 da 5,1% dell’anno precedente, ma tuttavia non è riuscita a portarlo sotto la soglia del 3,0% come richiesto dai trattati comunitari. Una più significativa riduzione del disavanzo è invece attesa nel 2014 in quanto, con il debito pubblico prossimo al 55% del PIL, i dettami costituzionali imporranno al paese di adottare decise misure di stabilizzazione dei conti pubblici. La Costituzione polacca fissa infatti un limite sul debito pubblico del 60% del PIL e la legge impone severe restrizioni alla libertà di spesa pubblica quando il debito supera il 55% del PIL.

Se gli investimenti di portafoglio hanno registrato un avanzo netto, è stato registrato un deflusso netto di investimenti diretti esteri. Nella situazione attuale, con un disavanzo corrente stabilmente intorno al 3,0%, la posizione finanziaria estera netta del paese, attualmente negativa e stimata a circa il 69% del PIL nominale, persisterebbe nel trend negativo ma tenderebbe comunque a correggersi nel medio-lungo termine stabilizzandosi al 55% del PIL. Su un orizzonte di breve periodo però il paese necessita di rafforzare il proprio grado di liquidità. Ecco allora che lo scorso gennaio il FMI ha accordato l’estensione del programma Flexible Credit Line (FCL), la cui scadenza è stata fissata a gennaio 2015, con la possibilità di ricorrere ad un prestito fino a 22 miliardi di SDR per finanziare il fabbisogno finanziario in caso di necessità.

E se anche in Polonia, come per altri paesi dell’Europa Centro-Orientale, i CDS hanno subito forti tensioni durante la prima metà dello scorso anno per via delle preoccupazioni degli investitori internazionali sui debiti sovrani nell’Area Euro, già a partire da maggio 2012, quando i CDS in Polonia erano pari a 235pb, le tensioni sul mercato dei titoli governativi si sono allentate, consentendo un graduale calo del relativo spread sceso al livello attuale di 102pb.

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