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Pil italiano verso -15% e petrolio ai minimi dal ’99

L’incubo di una profonda recessione e il crollo del petrolio (Brent a 16 dollari) mandano in tilt i mercati – La Fed cerca di reagire con nuovi stimoli per l’economia – Franco svizzero ai massimi – Lo spread Btp-Bund sempre più su

Meno 15 per cento. A tanto ammonta la stima del calo del Pil italiano nel primo semestre secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio pubblicata mentre lo spread, nonostante l’impegno della Bce, sale oltre i 265 punti. È l’ennesimo dato drammatico, seppur non imprevisto, che contribuisce a far svanire la patina di propensione al rischio che aveva alimentato il maxi rimbalzo dei mercati dell’ultimo mese.

Di fronte alla conferma del crollo del petrolio, intanto, Donald Trump annuncia il blocco dell’immigrazione. Più efficace senz’altro la nuova iniezione di liquidità a vantaggio di imprese ed ospedali finora, testimonia il Wall Street Journal, dimenticati dalla Casa Bianca: 484 miliardi di dollari destinati in parte a rifinanziare il fondo per le Pmi già esaurito, a conferma che l’amministrazione può essere chiara e rapida. Ma non in Italia: nelle prime 9 righe del Cura Italia, rileva Tito Boeri, figurano 8 rinvii ad altre norme.

CORSA ALLO YEN, FRANCO SVIZZERO AI MASSIMI

Stamattina le Borse dell’Asia scendono, seppur lontane dai minimi di avvio seduta. Tokyo, la peggiore, arretra dell’1,3%, zavorrata dalla crescita dello yen a 107,8. L’altra valuta rifugio, il franco svizzero, sale ai massimi da cinque anni sul dollaro, a 1,05255.

Ieri a Wall Street il Dow Jones (-2,7%) e l’S&P500 (-3,1%) hanno chiuso sui minimi delle ultime due settimane. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 3,5%.

NETFLIX ,15 MILIONI DI NUOVI ABBONATI

Perde colpi anche Amazon, ma continua la stagione d’oro di Netflix (+2,6%). Nel corso del mese la piattaforma di streaming ha raggiunto altri 15,77 milioni di abbonati, stracciando le previsioni (7 milioni). Ma chi guardia The Crown o le altre serie non beve Coca Cola, -2,5% dopo i conti: le vendite di aprile sono già diminuite del 25% a causa del calo dei consumi causato dalla pandemia di coronavirus.

BRENT A 16 DOLLARI, LA DOMANDA È SPARITA

A dominare la scena è ancora il calo del petrolio. La crisi del Wti ha contagiato anche il Brent: -15% a 16,4 dollari il barile, minimo degli ultimi 21 anni. Il tonfo non è più legato, come nei giorni scorsi, all’arrivo a scadenza del future sulle consegne di maggio, ma riflette il forte calo della domanda fisica. Ieri i 23 membri dell’Opec+ si sono parlati in videoconferenza e al termine della riunione hanno deciso di confermare il piano di riduzione da 9,7 milioni di barili al giorno annunciato prima di Pasqua. I tagli inizieranno a essere efficaci dal primo di maggio e intanto il livello dei serbatoi di stoccaggio è sempre più alto: la paura di essere costretti a ritirare il petrolio fisico, senza avere lo spazio per parcheggiarlo, sta spingendo molti soggetti a sbarazzarsi del future sulle consegne di giugno.

ACCORDO LONTANO ALLA UE: TEMPESTA PERFETTA SU MILANO

Anche questo ha contribuito al clima turbolento dell’ennesima giornata no per le borse europee: da una parte il pessimismo sull’accordo nell’Eurozona, culminato nel nuovo tonfo dei Btp, dall’altra la crisi del petrolio che ha travolto anche l’Europa.

Anche Piazza Affari è stata investita dalla tempesta perfetta: -3,59%, a 16.450 punti base.

Giuseppe Conte ha espresso nel suo intervento al Senato grande scetticismo sull’esito della prossima riunione: “Non penso che nel prossimo meeting dei 27 leader si troverà una soluzione definitiva, ma farò di tutto per assicurare che esprima un percorso politico chiaro nella direzione ragionevole”, ha detto.

Il Consiglio europeo potrebbe dare l’ok alla proposta sul Recovery Fund, che però dovrà ripassare da Commissione ed Eurogruppo. Il vertice, secondo l’Ansa, servirà a supportare il piano dell’Eurogruppo da 540 miliardi di euro per aiutare l’economia provata dagli effetti economici del Covid-19. E gli eurobond finiscono nel cassetto.  

LO ZEW NON SALVA FRANCOFORTE, GUCCI AMARA PER KERING

Analoga la situazione sugli altri mercati: Francoforte è scesa del 3,99%. A sorpresa lo Zew, l’indicatore che misura la fiducia dei manager, segnala una forte ripresa a partire da maggio.

Giù anche Parigi (-3,77%). In calo Kering, -3,91% dopo la trimestrale. Il marchio più colpito della maison è stato Gucci: -23,2% le vendite per effetto della frenata della Cina.

Madrid -2,83%. La proposta spagnola di un’emissione di titoli perpetui varata dall’Unione Europea (1.500 miliardi di euro, interesse basso garantito da un’eurotassa sull’inquinamento) sta raccogliendo consensi. La Spagna sta guadagnando posizioni come leader dell’Europa del Sud.

A Londra (-2,99%) la discesa è guidata da Shell (-4,76%) e Bp (-3,03%).

TROPPA CARTA IN OFFERTA: IL BTP RENDE IL 2,17%

Ancora una giornata ad alta tensione per i titoli di debito italiani, sostenuti dagli acquisti della Bce. A complicare la marcia della carta italiana pesa il lancio via sindacato di un nuovo Btp a 5 anni e la riapertura del trentennale collocato per 16 miliardi che ha raccolto richieste per 110 miliardi.

Lo spread su Bund sul tratto decennale ha oltrepassato i 265 punti base, toccando il nuovo massimo dal 19 marzo, data successiva al lancio del Pepp della Bce. Analogamente il tasso del decennale di riferimento si è spinto fino a 2,17%.

La Spagna ha dato mandato per un nuovo bond decennale dopo la recente emissione del 7 anni da 10 miliardi.

ENI IN CADUTA LIBERA, IN BANCA SI SALVA SOLO UBI

A Piazza Affari una sola blue chip, Diasorin, ha chiuso in terreno positivo.

A guidare la discesa sono stati i titoli petroliferi: Eni ha lasciato sul terreno il 5,62%, Saipem il 5,18%, Tenaris il 4,99%.

In forte calo anche il comparto bancario, il più esposto alle peripezie dello spread. Intesa Sanpaolo ha lasciato sul terreno il 4,56%, poco meno Unicredit (-4,45%). Si salva Ubi (-1,44%), sostenuta dalle voci di un accordo con Crédit Agricole smentito dalla banca transalpina. Giù anche Finecobank (-6,53%) e Banca Mediolanum (-4,75%).

STM RIDUCE PER ORA LA CEDOLA. SE NE RIPARLERÀ A SETTEMBRE

Stm, ieri -6,61%, ha pubblicato stanotte i conti del primo trimestre2020. Il Consiglio di Sorveglianza ha proposto una riduzione del dividendo 2019 da 0,24 a 0,168 dollari per azione, con l’autorizzazione a considerare a settembre un aumento fino a un massimo di 0,24 dollari per azione. I ricavi netti ammontano a 2,23 miliardi di dollari, con margine lordo al 37,9% e margine operativo al 10,4%. Utile netto a 192 milioni di dollari. La posizione finanziaria netta nel primo trimestre è positiva per 668 milioni di dollari. Anche le previsioni sono, visti i tempi, soddisfacenti: ricavi netti per il secondo trimestre a 2,0 miliardi di dollari e margine lordo al 34,6%.

PRYSMIAN (-0,3%) TIENE GRAZIE AL NUOVO CAVO

Tra gli industriali, Leonardo -5,72% e Fca -4,47%. L’elenco prosegue con Buzzi -3,71% e Pirelli-2,12%. Ferrari -2,06%. Chiude un rosso anche Prysmian (-0,3%), che ieri ha messo in commercio il primo cavo disponibile al mondo con una fibra da 180 micrometri.

In terreno negativo anche Mediaset (-5,2%): Kepler Cheuvreux ha ridotto la raccomandazione da hold a reduce, portando il prezzo obiettivo da 1,7 euro a 1,3 euro, dato l’impatto del Covid-19 sulla raccolta pubblicitaria.

SEGNO PIÙ PER JUVENTUS E PIAGGIO

Non mancano i titoli in controtendenza. Prosegue la ripresa di Juventus (+1,77%), che incrementa i guadagni della vigilia.

Tra le mid cap, in rally Piaggio (+9,48%), in scia alle speranze che con l’avvio della Fase 2 il settore delle due ruote potrebbe essere avvantaggiato rispetto a mezzi pubblici e alle auto nelle grandi città.

BALZO DI D’AMICO: BOOM DEI NOLI PER PARCHEGGIARE IL GREGGIO

Bene Dea Capital (+7,39%): Equita sim ha ribadito il rating hold e target price di 1,5 euro dopo la conferma del pagamento del dividendo di 0,12 euro per azione e l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie fino a un massimo del 20% (dall’attuale 2%). Positive Fincantieri (+2,27%) e Ima (+2,14%).

Da segnalare il balzo di D’Amico (+13,55%): è in corso un incremento dei noleggi per il trasporto del petrolio, alla luce del fatto che negli Usa gli stoccaggi sono pieni di materia prima non venduta.

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