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Pickpocket, la ferita aperta di Venezia: quando il borseggio allontana sempre più i residenti

Con l’inizio della stagione estiva e l’arrivo di milioni di visitatori, cresce la fiducia che il rafforzamento dei controlli e la presenza delle forze dell’ordine possano contribuire a contrastare con maggiore efficacia il fenomeno dei borseggi. Una sfida fondamentale per restituire serenità ai residenti e offrire ai turisti un’immagine di Venezia all’altezza del suo prestigio internazionale

Pickpocket, la ferita aperta di Venezia: quando il borseggio allontana sempre più i residenti

Non è soltanto un problema di sicurezza. È una questione di qualità della vita, di immagine internazionale e di convivenza. A Venezia il fenomeno dei borseggiatori continua a rappresentare una delle principali criticità del centro storico, tanto da essere percepito da molti residenti come uno degli elementi che rendono sempre più difficile vivere la città. Negli ultimi anni le immagini dei gruppi di cittadini che urlano “Attenzione pickpocket!” sono diventate virali in tutto il mondo. Un fenomeno che ha contribuito ad aumentare la consapevolezza dei turisti, ma che racconta anche il livello di esasperazione raggiunto da chi Venezia la vive ogni giorno.

Numeri in crescita

Secondo il bilancio operativo 2025 della Polizia Locale di Venezia, l’attività di contrasto ai borseggi ha registrato un forte incremento. Le persone deferite all’Autorità giudiziaria per borseggio sono passate da 68 a 191, con un aumento di circa 180% rispetto all’anno precedente. Il report evidenzia inoltre 121 denunce legate ai reati di borseggio, confermando l’intensificazione dei controlli e delle operazioni di polizia. Il fenomeno si concentra soprattutto nelle aree ad altissima densità turistica: Piazzale Roma, la stazione ferroviaria di Santa Lucia, Rialto, San Marco, gli imbarcaderi ACTV e le principali linee del vaporetto, dove la folla rende più semplice l’azione delle bande organizzate.

Bande organizzate e senso di impunità

Le forze dell’ordine descrivono un fenomeno sempre più strutturato. Anche la Polizia Locale sottolinea come il quadro normativo renda complesso contrastare efficacemente i borseggiatori abituali, costringendo gli agenti a continui interventi nei confronti delle stesse persone.

Non solo turisti

Se le vittime più frequenti sono i visitatori stranieri, il problema ricade anche sui residenti. Molti veneziani raccontano di evitare alcune calli, gli imbarcaderi più affollati o determinati orari della giornata. Non è raro assistere a inseguimenti improvvisati o sentire cittadini gridare per mettere in guardia i passanti. L’esasperazione è sfociata anche in gesti simbolici. Già nell’estate del 2025 alcuni residenti hanno installato provocatoriamente un falso “nizioleto” con la scritta “Calle Pickpocket”, trasformando una strada del centro storico in un manifesto contro una situazione ritenuta ormai cronica. Con l’avvio dell’estate 2026 e il ritorno dei grandi flussi turistici, l’attenzione sul fenomeno è ancora più alta. Residenti, operatori e istituzioni confidano che il rafforzamento dei controlli e della presenza delle forze dell’ordine possa contribuire a ridurre i borseggi, restituendo maggiore sicurezza a chi vive Venezia e a chi la sceglie come meta di viaggio.

Un danno d’immagine

Il borseggio rappresenta anche un problema economico e reputazionale. Venezia accoglie ogni anno milioni di visitatori e vive in larga parte di turismo. Ogni episodio diffuso sui social network alimenta la percezione di una città insicura, con effetti che ricadono su commercianti, operatori turistici e sull’intero sistema economico locale. Parallelamente, secondo il report della Polizia Locale, l’Amministrazione ha investito negli ultimi anni nel rafforzamento della sicurezza urbana: le telecamere di videosorveglianza sono passate da 134 nel 2015 a oltre 820 nel 2025, mentre gli agenti sono aumentati da 394 a 462.

La vera sfida

La lotta ai borseggi non riguarda soltanto l’arresto dei responsabili. È una sfida che coinvolge sicurezza urbana, efficacia della giustizia, tutela dei residenti e salvaguardia dell’immagine internazionale di Venezia. Perché una città patrimonio dell’umanità non può affidare la propria prima linea di difesa ai video girati dai cittadini o alle urla improvvisate di “Attenzione pickpocket”. La sicurezza non è soltanto un diritto dei turisti: è soprattutto una condizione indispensabile perché Venezia continui a essere una città da vivere, e non soltanto da visitare.

Vivere Venezia diventa sempre più difficile

Per chi a Venezia vive tutto l’anno, il problema dei borseggi non si limita perciò alla cronaca. Significa modificare le proprie abitudini quotidiane. C’è chi evita di utilizzare il vaporetto nelle ore di punta, chi rinuncia a passare da Piazzale Roma o dalla stazione ferroviaria, chi preferisce percorsi più lunghi pur di evitare i punti più affollati. Anziani e pendolari sono spesso costretti a prestare un’attenzione costante ai propri effetti personali, trasformando anche un semplice spostamento in città in un’esperienza vissuta con apprensione. A questo si aggiunge un crescente senso di impotenza. Molti residenti raccontano di riconoscere volti noti tra i borseggiatori abituali e di assistere ripetutamente a fermi e controlli senza percepire un’effettiva soluzione del problema. La conseguenza è una progressiva perdita di fiducia nella capacità del sistema di garantire sicurezza e serenità nella vita quotidiana. Il fenomeno produce anche effetti indiretti sulla qualità della vita. L’aumento della pressione turistica, unito alla presenza costante di bande dedite ai borseggi, alimenta la percezione di una città sempre meno pensata per chi la abita. Le urla di “Attenzione pickpocket“, diventate ormai una presenza abituale tra calli e ponti, rappresentano il simbolo di una normalità che molti veneziani ritengono inaccettabile. La sfida, quindi, non riguarda soltanto il contrasto alla microcriminalità. Riguarda il diritto dei residenti a vivere la propria città senza paura, a muoversi liberamente nei luoghi pubblici e a non vedere Venezia ridotta a uno scenario dove la sicurezza dipende dall’iniziativa spontanea dei cittadini. Perché una città patrimonio dell’umanità deve essere, prima di tutto, una città nella quale sia possibile vivere con dignità, serenità e fiducia nelle istituzioni.

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