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Petrolio, oro e argento ritracciano: Trump placa i timori sull’Iran. Borse Ue a due velocità

Le Borse europee aprono miste: Milano avanza con Prysmian, Banco Bpm e Fincantieri, mentre i titoli oil soffrono per il calo del petrolio. Gli investitori restano cauti in attesa di nuovi dati economici e sviluppi geopolitici Usa-Iran

Petrolio, oro e argento ritracciano: Trump placa i timori sull’Iran. Borse Ue a due velocità

Le Borse europee aprono in terreno misto nonostante le dichiarazioni di Donald Trump che hanno contribuito ad attenuare i timori di un intervento militare americano in Iran e alla scia positiva generata da colloqui con il Venezuela. Anche se i segnali di distensione geopolitica hanno rassicurato parte del mercato, la situazione internazionale resta al centro dell’attenzione: Washington ha ritirato precauzionalmente parte del personale dalle basi in Medio Oriente, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si prepara a un briefing sulla situazione in Iran.

In questo contesto, i listini europei mostrano performance differenziate: Parigi segna un +0,06%, mentre Francoforte e Madrid arretrano dello 0,2% e Londra dello 0,07%. Il Ftse Mib di Milano avanza dello 0,26% a 45.766,52 punti, con i titoli in evidenza che guidano il rialzo: Prysmian +2,8%, Banco Bpm +1,56%, Fincantieri +1,5% e Telecom Italia+1,23%. Sul fronte dei ribassi, invece, soffrono Eni (-2,09%), Saipem (-1,11%), Ferrari (-0,78%) e Stellantis (-0,6%), penalizzate dal calo del greggio e dalla prudenza degli investitori sui titoli ciclici, in attesa di nuovi dati economici. Negli Stati Uniti, gli ultimi indicatori non hanno cambiato le attese su un taglio dei tassi da parte della Fed, previsto non prima di metà anno. In Europa, l’attenzione è rivolta all’inflazione in Spagna e Francia e alla produzione industriale in Italia, mentre nel Regno Unito il pil dei tre mesi fino a novembre cresce dello 0,1% su base congiunturale e dell’1,3% su base tendenziale, confermando la tenuta dell’economia britannica.

Titoli sotto la lente a Piazza Affari

Milano, il focus è sui titoli sotto i riflettori. Stm e Technoprobe seguono l’onda di Tsmc, che chiude il trimestre con un utile netto record di 16 miliardi di dollari, trainato dalla domanda di chip per AI e smartphone. Nel settore energetico, la premier Meloni conferma il sostegno a un nuovo mandato per Claudio Descalzi in EniPrysmian cattura l’attenzione degli analisti: Citi alza il target price a 102 euro e Goldman Sachs a 105, confermando il rating Buy in vista dei conti del quarto trimestre 2025. Generali rende operativa la nuova struttura organizzativa, con Giulio Terzariol nominato Direttore Generale-Group Deputy ceo, mentre Mps resta nel mirino per la possibile vendita del 17,5% da parte di Delfin. Unicreditsmentisce con decisione le voci su una sua partecipazione e sull’ipotetico interesse per altre acquisizioni, definendole del tutto speculative e infondate, e sottolinea che è spiacevole dover intervenire nuovamente per smentire notizie inventate che creano solo confusione e distorsioni sul mercato. Sul fronte regolatorio, la Camera dei Deputati ha approvato le modifiche al Golden Power per banche e assicurazioni.

Tra le altre società, Brunello Cucinelli resta resiliente nonostante il fallimento della catena Saks, con esposizione creditoria di 21,8 milioni di dollari, confermando la guidance di crescita dei ricavi del 10% per il 2026 e accogliendo la nomina di Geoffroy van Raemdonck a nuovo ceo. Fuori dal paniere principale, Fope registra ricavi netti a 93,6 milioni di euro (+27,4% annuo), mentre Tamburi nomina Fabio Panzeri Direttore Generale di Alpitour, che valuta una ipo nel 2027 con ricavi previsti per il 2025 intorno a 2,5 miliardi di euro, pari al 17% del Nav di Tamburi.

Lo spread Btp/Bund resta stabile a 63,9 punti base, con il rendimento del Bto a 10 anni al 3,42%.

Wall Street: chiusura in calo, tech e banche sotto pressione

Ieri Wall Street ha chiuso in calo, pur lontana dai minimi intraday, in una giornata segnata da trimestrali, dati economici e prese di profitto sui titoli bancari e tecnologici. L’indice dei prezzi alla produzione di novembre è salito dello 0,2%, leggermente sotto le attese dello 0,3%, mentre le vendite al dettaglio hanno sorpreso con un +0,6%, segnalando che i consumatori non rallentano. Il Dow Jones ha perso 41,68 punti (-0,08%), lo S&P 500 37,14 punti (-0,53%) e il Nasdaq ha lasciato sul campo 238,12 punti (-1%), con il comparto tech sotto pressione. Tra le bancheWells Fargo ha ceduto il 4,6% per ricavi deludenti, mentre Bank of America e Citigroup hanno segnato rispettivamente -3,7% e -3,3%, confermando la cautela degli investitori nonostante risultati trimestrali migliori delle stime. Male anche i chip: Broadcom -4,1%, Nvidia e Micron -1,4%, penalizzati dal blocco cinese dei chip H200 di Nvidia. Oltreoceano, l’attenzione resta sull’indice Filadelfia Fed, sui prezzi all’import e sui sussidi di disoccupazione, mentre continua la stagione delle trimestrali, con i risultati di importanti banche (Goldman Sachs e Morgan Stanley) e società tech.

Asia: prudenza sui mercati asiatici, Corea in controtendenza

Le Borse asiatiche si muovono in tono prudente e in prevalenza negativo dopo due sedute da record e in scia al calo di Wall Street. A Tokyo il Nikkei perde lo 0,42% a 54.110,50 punti, risentendo delle incertezze politiche legate a un possibile scioglimento del Parlamento e dei timori su pressioni inflazionistiche e maggiori deficit.

Debole la Cina, con il CSI 300 di Shanghai e Shenzhen in calo, mentre a Hong Kong l’Hang Seng cede lo 0,5% e a Taiwan il Taiex arretra dello 0,7%. In controtendenza la Corea del Sud: il Kospi segna un nuovo record con un rialzo dell’1,2%, portando il guadagno da inizio anno a circa il 13%, sostenuto dalla decisione della banca centrale di mantenere invariato il tasso di riferimento al 2,5% e da un messaggio prudente sull’allentamento monetario.

Materie prime: petrolio e metalli in calo

Il clima di distensione geopolitica favorisce un calo delle materie prime, a partire dal petrolio che segna il primo ribasso dopo sei sedute: il Wti febbraio scende del 3,32% a 59,96 dollari al barile, mentre il Brent per marzo cede il 3,23% a 64,37 dollari. Oro e argento registrano rispettivamente -0,37% e oltre -2%.

Il dollaro si rafforza leggermente a 1,1634 sull’euro in vista di una raffica di dati macro in Europa e negli Stati Uniti. I mercati restano vigili sulle mosse della Fed: Trump ha ribadito di non avere alcun piano per licenziare Jerome Powell, pur preparando il terreno per la nomina di un successore tra Kevin Warsh e Kevin Hassett.

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