In caso di attacco al cuore del commercio petrolifero in Medio Oriente, rappresentato dalla chiusura dello stretto di Hormuz, anche un bypass, se non risolutivo, può essere una buona alternativa per smussare i picchi del prezzo del petrolio.
Stamane il colosso petrolifero saudita Aramco ha annunciato che in pochi giorni sarà in grado di potenziare a pieno regime un oleodotto in grado di trasportare il greggio fino al Mar Rosso, sulla costa occidentale del regno, aggirando così Hormuz, dove in tempi di pace passano circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati, pari a un quinto del consumo globale.
L’oleodotto East-West non può compensare l’intero rifornimento. Ma può fornire una soluzione alternativa per un massimo di 5 milioni di barili al giorno. Si tratta di un condotto lungo 1.200 chilometri che attraversa la Penisola Arabica dal Golfo Persico al Mar Rosso che è stato costruito dai sauditi 45 anni fa proprio pensando che, un giorno, Teheran sarebbe riuscita a fare ciò che allora era impensabile: bloccare le spedizioni attraverso lo stretto canale.
C’è poi un altro oleodotto di proprietà degli Emirati Arabi Uniti che offre un’opzione di bypass verso il Golfo dell’Oman per 1,5 milioni di barili. In caso di emergenza, gli Emirati Arabi Uniti possono probabilmente portarlo a quasi 2 milioni.
Insieme dunque questi oleodotti possono trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno: non una risoluzione del problema, ma almeno un modo per rallentare l’impennata dei prezzi del petrolio se entrambi i Paesi riescono a far arrivare un numero sufficiente di petroliere nei porti di carico dove finisce il petrolio. Al momento, circa 25 superpetroliere, ciascuna in grado di caricare circa 2 milioni di barili, hanno deviato dalle loro destinazioni originali e si stanno dirigendo verso i nuovi punti di raccolta. Resta da vedere come i porti gestiranno queste flotte.
La perdita di approvvigionamento dopo i primi attacchi all’Iran è stata così violenta che i prezzi del petrolio sono balzati ben oltre i 100 dollari al barile non appena il mercato energetico ha riaperto al termine del week end, con un aumento del 20% in pochi secondi. Forse i bypass degli oleodotti possono rinviare ulteriori rialzi facendo guadagnare tempo a Trump. La Casa Bianca continua a scommettere di poter porre fine alla guerra prima che la pressione del petrolio diventi insostenibile. “Pensavamo che i prezzi del petrolio sarebbero saliti, e così è stato”, ha detto Trump ai giornalisti sabato sera. “Ma scenderanno. Scenderanno molto velocemente. E ci saremo liberati di un cancro molto, molto grave sulla faccia della Terra”. Ancora ieri sera Trump ha detto che la guerra con l’Iran potrebbe essere prossima alla fine.
Scommesse e pericoli all’orizzonte
Ci sono però enormi scommesse ancora aperte per l’amministrazione Usa. La strategia di Trump per avere successo, avrebbe bisogno innanzitutto che gli oleodotti di bypass tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti facessero la differenza, che la guerra abbia termine in pochi giorni anziché in settimane, o almeno che riesca a far entrare e uscire alcune superpetroliere dallo Stretto di Hormuz, inoltre occorre che gli impianti di produzione, raffinazione e carico del petrolio della zona escano dalla guerra relativamente indenni, consentendo una rapida ripresa delle esportazioni.
La compagnia petrolifera statale Saudi Aramco ha iniziato a caricare simultaneamente tre grandi navi cisterna per il greggio, le cosiddette Vlcc, presso i suoi terminal di Yanbu e Al Muajjiz sul Mar Rosso: la prova, secondo gli esperti del settore, che sta deviando quanto più petrolio possibile dalla rotta di Hormuz. Adnoc, il produttore statale di Abu Dhabi, stava caricando un’altra Vlcc a Fujairah, al di fuori dello stretto.
Ci sono anche nuovi pericoli. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stanno camminando sul filo del rasoio in tema di sicurezza. Deviare il petrolio attraverso oleodotti alternativi fa parte del loro impegno a mantenere i mercati energetici riforniti e aiutano Washington, ma potrebbero provocare ulteriori ritorsioni militari da parte di Teheran. Mentre sempre più petroliere si dirigono verso i nuovi punti di carico al di fuori del Golfo Persico, c’è nervosismo tra i funzionari del settore a Riyadh e Abu Dhabi per il timore che oleodotti, stazioni di pompaggio o persino i porti possano essere attaccati dai droni.
Gli stati arabi sunniti del Golfo Persico hanno da tempo relazioni tese con l’Iran, un paese a maggioranza sciita. Eppure, negli ultimi anni, Riad e Abu Dhabi hanno cercato di migliorare le relazioni. Prima delle ostilità, erano ansiosi che Teheran raggiungesse un accordo diplomatico con gli Stati Uniti attraverso colloqui mediati dall’Oman. Il petrolio ora li sta trascinando nel conflitto, con conseguenze incerte.
Il prezzo del petrolio ancora lontano dai picchi precedenti nel 2022 e nel 2008
Alle parole di Trump di ieri che ipotizza una rapida conclusione della guerra, i prezzi del petrolio hanno reagito stamane con un netto calo dai picchi. Il futures sul greggio Brent è sceso anche dell’11% toccando minimi di 88,05 dollari al barile, per poi ridurre il calo al 7% con una quotazione attorno poco sopra i 92 dollari, dopo essere salito a quasi 120 dollari lunedì. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) è in calo del 6,8%, a 88,36 dollari al barile.
Sebbene i rialzi abbiano innescato non poche preoccupazioni per i possibili riflessi sull’inflazione, sull’economia e sulle decisioni monetarie delle banche centrali, in termini reali, corretto per l’impatto cumulativo dell’inflazione, il petrolio è ancora ben al di sotto dei picchi precedenti.
I 139 dollari al barile raggiunti a marzo 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina equivalgono a circa 157 dollari al barile in valuta attuale. I 147,50 dollari al barile di luglio 2008 (quando ci fu la crisi finanziaria legata al fallimento di Lehman Brother) equivalgono a circa 205 dollari al barile attuali. Inoltre, l’impatto sui prezzi è stato finora di breve durata, misurato in giorni, piuttosto che in mesi o trimestri. Perché un picco del petrolio si trasformi in una crisi a tutti gli effetti, il prezzo deve salire e mantenersi lì per un certo periodo.
