Condividi

Pensioni in Manovra: perché il governo ha riaperto il cantiere previdenziale e cosa succederà nel biennio 2029-2030

Ma la vera domanda da un milione di euro è un’altra: come si può bloccare l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile (e al requisito dell’anzianità che cosa succede?) ai lavoratori addetti ad attività usuranti e gravose, quando questo aumento non è contemplato dalla legislazione vigente?

Pensioni in Manovra: perché il governo ha riaperto il cantiere previdenziale e cosa succederà nel biennio 2029-2030

Non è facile capire che cosa è contenuto nel ddl di bilancio per il 2026 a proposito di pensioni. Di certo delle misure previste non si comprendono i motivi. Aver inserito nella manovra per il 2026 norme che entreranno in vigore nei due anni successivi, per di più nel contesto di un intervento finanziario abbastanza contenuto (18,7 miliardi) rispetto alle dimensioni più frequenti, può essere compreso nell’ambito dei rapporti interni alla maggioranza. Al di là, poi, di questa discutibile scelta di tecnica legislativa il problema vero è un altro: non c’era nessun bisogno di riaprire il cantiere delle pensioni se non per decidere il rinnovo o meno delle misure che vengono riproposte – magari da vent’anni come opzione donna – per un solo anno alla volta.

Peraltro, con riguardo all’aggancio automatico all’incremento dell’attesa di vita, non basta sistemare il biennio 2027-2028 sulla base di una previsione dell’evoluzione della dinamica demografica che meriterebbe comunque un riscontro secondo le procedure contemplate dalla legge. Sul piano formale, infatti, è stato anticipato per il biennio 2027-2028 l’incremento complessivo di tre mesi dell’età e dell’anzianità utili per acquisire le relative pensioni (di vecchiaia ordinaria e anticipata), prendendo a riferimento un processo demografico che deve ancora verificarsi, anche se – essendo la demografia quasi una scienza esatta – è pressoché certo, rebus sic stantibus, un incremento delle aspettative di vita superiori ai tre mesi del tetto stabilito dalla legge.

Ma che cosa succederà nel biennio 2029-2030? Vi sarà un riscontro effettivo o si continuerà ad andare a spanne, nonostante che la materia sia essenziale per un disequilibrio sostenibile del sistema pensionistico? Si continuerà ad aggiustare l’evoluzione della curva della spesa anno dopo anno rinunciando ad un controllo della sua incidenza sul Pil nel medio termine? Tutto ciò premesso ci sono alcuni aspetti che meriterebbero di essere chiariti. In mancanza del testo del disegno di legge, siamo andati a documentarci sul comunicato illustrativo delle manovra pubblicato dalla Presidenza del Consiglio, di cui richiamiamo di seguito la parte riguardante le pensioni.

“Sterilizzato l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile, a partire dal 2027, per i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per le restanti categorie di lavoratori l’aumento sarà di un solo mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Previsto l’incremento di 260 euro all’anno per le pensioni dei soggetti in condizioni disagiate”.

Procediamo con ordine cominciando dalle cose più semplici. L’incremento di 260 euro l’anno non che il prodotto dei 20 euro mensili per 12 mensilità più la tredicesime e si iscrive nella richiesta di FI di elevare le pensioni minime. C’è però una variante rispetto a quanto si è detto sul tema fino ad ora. Non si capisce quale sia la platea di riferimento; anzi i pensionati al minimo sembrerebbero essere esclusi, a meno che non si voglia limitare l’erogazione a quanti di questa categoria versano in condizioni di povertà e che i 20 euro mensili finiscano per aggiungersi alle maggiorazioni sociali.

Ma la vera domanda da un milione di euro è un’altra: come si può bloccare l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile (e al requisito dell’anzianità che cosa succede?) ai lavoratori addetti ad attività usuranti e gravose, quando questo aumento non è contemplato dalla legislazione vigente? Per i lavoratori impegnati in attività usuranti e particolarmente usuranti (lavori in galleria, cava o miniera; ad alte temperature; in cassoni ad aria compressa; palombari; lavorazione del vetro cavo; lavori di rimozione dell’amianto; lavori eseguiti prevalentemente e continuativamente in spazi ristretti; lavori a catena o in serie, lavoro notturno; conducenti di veicoli destinati a servizio pubblico di trasporto collettivo, con una capienza superiore a nove posti) sono previsti i seguenti requisiti: un’età non inferiore a 61 anni e 7 mesi; un’anzianità contributiva di almeno 35 anni; il raggiungimento del quorum della quota 97,6. Per quanto riguarda i lavori gravosi (sono circa 200 i profili professionali previsti dalla legge) sono richiesti 63 anni e 5 mesi di età e 36 o 30 anni di anzianità a seconda delle mansioni svolte, della condizione occupazionale e familiare: il medesimo pacchetto di condizioni che valgono per l’Ape, i precoci e altre modalità di pensionamento anticipato per motivi meritevoli di una particolare tutela.

Queste sono le misure previste nel comunicato. Ogni tanto si parla di esonerare anche coloro che hanno già compiuto 64 anni, ricomprendendo in questa casistica fattispecie già previste a regime da tempo: i c.d. precoci ovvero coloro che hanno maturato 41 anni di contribuzione di cui almeno 12 mesi prima del 19° anno di età. In sostanza, in materia di pensioni in tempi di “flotilla” la navigazione è incerta.

Commenta