Crescita sì, ma a passo corto. È questo il quadro che emerge dall’ottava edizione di Outlook Finance, l’evento promosso dal Club Dirigenti Amministrativi e Finanziari dell’Unione Industriali Torino insieme a Intesa Sanpaolo, con il contributo di Andaf Piemonte e Valle d’Aosta e del Dipartimento di Management Valter Cantino dell’Università di Torino. Un contesto globale segnato da forti incertezze, a partire dalle tensioni geopolitiche, nel quale l’economia mondiale è attesa crescere di poco sopra il 3% nei prossimi due anni. A trainare restano le economie più dinamiche, come l’India e i Paesi del Golfo, mentre gli Stati Uniti dovrebbero attestarsi su una crescita del Pil intorno al 2% nel 2026 e nel 2027. Più debole l’Europa, con un ritmo compreso tra l’1,1% e l’1,4%, e un’Italia stabile allo 0,8%, sostenuta soprattutto da consumi e investimenti.
Il nodo europeo: investimenti e doppia transizione
Nell’analisi di Gregorio De Felice, chief Economist di Intesa Sanpaolo, il cuore del problema europeo è la carenza di investimenti necessari a completare la transizione digitale e quella green. Un fabbisogno ingente, ma non irrealizzabile, se si considera che tra il 2014 e il 2024 il risparmio medio annuo in Europa ha superato gli investimenti di circa 550 miliardi di euro. Un divario che si ripropone anche in Italia, dove l’eccesso di risparmio rispetto agli investimenti resta significativo.
La sfida, secondo il responsabile del Research Department di Intesa, non è tanto reperire le risorse, quanto indirizzarle verso gli ambiti più strategici, a partire dalla proprietà intellettuale, dalla ricerca e dall’innovazione, terreno sul quale il gap con gli Stati Uniti resta ampio.
Su questo terreno si innesta il tema della politica energetica, indicata come elemento strutturale della competitività industriale. “La politica energetica è un tassello fondamentale della politica industriale”, ha commentato Manuele Musso, presidente Piccola Industria, sottolineando la necessità di politiche europee coordinate per evitare che strumenti concepiti per obiettivi condivisibili finiscano per spiazzarsi a vicenda. In questa direzione, Musso ha ricordato come Confindustria abbia più volte segnalato l’esigenza di coordinare ETS e CBAM, procedendo con cautela e aggiustando gli strumenti per prevenire nuovi squilibri.
A livello nazionale, il tema energetico resta centrale per l’intero tessuto produttivo. Secondo Musso, “dobbiamo ricordarci che il costo dell’energia è un problema per tutte le PMI di questo Paese”. Il decreto Legge “Energia”, più volte annunciato, dovrebbe contenere misure contro il caro-bollette, ma la sfida è superare una gestione puramente emergenziale. In merito al Conto Termico 3.0, secondo Musso, “costituirà un importante strumento” ed infine parlando del confronto tra chi l’energia la consuma e chi la produce, ha chiarito che “la transizione sarà sostenibile solo se le due filiere, energivori e produttori, non si guardano da posizioni opposte ma si siedono allo stesso tavolo come partner industriali”.
Mercati, tecnologia e sostenibilità: le priorità delle imprese
In uno scenario attraversato da instabilità geopolitica e shock energetici, le imprese italiane sono chiamate a rivedere le proprie strategie. La parola chiave è diversificazione: dei mercati di sbocco e delle catene di approvvigionamento, con uno sguardo rivolto alle aree a maggiore potenziale di crescita, dai Paesi del Golfo all’India, dal Nord Africa all’Asean, fino all’Est Europa e al Mercosur. Accanto a questo, resta centrale l’impegno su tecnologia, efficientamento e sostenibilità ambientale.
Le evidenze raccolte dal Research Department indicano per il 2026 un’accelerazione degli investimenti in intelligenza artificiale e cybersecurity, insieme a una crescita degli impianti di autoproduzione energetica, strumenti chiave per rafforzare competitività e resilienza.
M&A, generazioni e competenze: leve per la produttività
Un altro fronte cruciale è quello delle operazioni di aggregazione. I dati mostrano come l’appartenenza a gruppi di imprese favorisca un significativo aumento della produttività del lavoro, rendendo le operazioni di M&A una leva strategica in un contesto competitivo sempre più complesso. A questo si affianca il tema del passaggio generazionale, che riguarda una quota rilevante delle Pmi italiane: il 13% delle imprese ha consigli di amministrazione composti esclusivamente da over 65. L’ingresso di nuove generazioni nei board può tradursi in maggiore propensione all’innovazione e in migliori performance economico-reddituali.
Sullo sfondo resta il nodo delle competenze, da affrontare sia rafforzando la formazione continua, ancora poco diffusa soprattutto tra le Pmi, sia rendendo le aziende più attrattive per i giovani talenti.
“Il sistema produttivo piemontese si distingue per flessibilità, qualità e forte vocazione internazionale” ha spiegato Stefano Cappellari, direttore regionale Piemonte Nord, Valle d’Aosta e Sardegna Banca dei Territori Intesa Sanpaolo. “Ne vediamo la crescente propensione a investire in ricerca, sviluppo e fonti rinnovabili, integrando innovazione, sostenibilità e capitale umano. Il ruolo di Intesa Sanpaolo è affiancare le aziende con strumenti finanziari per la transizione sostenibile e con soluzioni di finanza straordinaria a supporto di M&A, nuova governance e rafforzamento patrimoniale, oltre a servizi per la digitalizzazione e l’adozione di tecnologie avanzate. Accanto alla leva finanziaria, è centrale il nostro impegno nel favorire l’accesso a competenze e advisory: la vera sfida strategica è aiutare le imprese a tradurre gli investimenti in maggiore produttività, innovazione e competitività duratura in un contesto nuovo e in nuovi mercati”.
Energia e reti: i tre focus di Outlook Finance 2026
A partire da queste premesse, i lavori di Outlook Finance 2026 hanno approfondito tre grandi filoni legati all’energia e alla sicurezza dei sistemi. Gli scenari su prezzi, transizione e mercati energetici sono stati al centro dell’intervento di Davide Tabarelli, mentre il tema del superamento della transizione tradizionale, attraverso ricerca e sviluppo, sector coupling e neutralità tecnologica, è stato affrontato da Paolo Gallo. La sicurezza e la resilienza delle reti, fattori sempre più strategici per la competitività del Paese, sono state analizzate da Luca Dal Fabbro. A completare il quadro, le testimonianze accademiche e consulenziali di Roberto Schiesari dell’Università di Torino e di Luca Frigerio, partner di Kpmg, che hanno arricchito il dibattito sulle prospettive dell’economia e delle imprese italiane nel 2026.