La prima settimana di novembre parte per lo più confermando la nomea che avvolge il mese: essere il periodo tradizionalmente più roseo per le azioni. Fin dal 1950, novembre si è classificato come il mese con le migliori performance e dicembre il terzo migliore per l’S&P 500, secondo lo Stock Trader’s Almanac. Il mese di novembre ha registrato un guadagno medio dell’1,87%, mentre dicembre ha registrato un aumento medio dell’1,43%, appena dietro l’1,47% di aprile. Considerata la solida performance del 2025, alcuni investitori si chiedono se l’entusiasmo di fine anno verrà confermata. L’S&P 500 è in rialzo del 16% da inizio anno, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato circa il 23%.
Perché novembre è considerato il mese più rialzista dell’anno? Ecco 4 ragioni
A novembre, gli investitori sono generalmente più propensi al rischio per una serie di ragioni psicologiche e macroeconomiche che vanno dalla chiusura dei budget, alle strategie al perodo vacanziero, dicono gli analisti. Ecco qui 4 ragioni alla base della nomea di novembre come mese più riazista dell’anno.
- 1. Chiusura fiscale e obiettivi annuali: Le aziende si concentrano sul consolidamento dei risultati e sul completamento dei progetti prima della fine dell’anno, il che può aumentare la fiducia degli investitori e stimolare la spesa aziendale.
- 2. Strategie di fine anno: Molti investitori istituzionali e fondi si focalizzano su strategie per migliorare le performance annuali, aumentando i volumi di acquisto a novembre.
- 3. Inizio delle festività e consumi: L’avvicinarsi del Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti e l’inizio dello shopping natalizio stimolano i consumi, con un effetto positivo sulle azioni delle aziende del settore retail e dei servizi.
- 4. Ribilanciamento delle strategie: Novembre è spesso un periodo in cui vengono riviste le strategie di investimento, identificando nuove opportunità e azioni con un miglior profilo rischio/rendimento per la fine dell’anno.
Il novembre 2025 sarà all’altezza delle aspettative?
A questo punto gli investitori si stanno domandando se anche questo novembre, che coincide con il primo anniversario della vittoria di Trump alle elezioni presidenziali, confermerà la sua nomea e ci sono dettagli che non possono essere trascurati.
Dalla geopolitica ai rischi commerciali, passando per la chiusura del governo statunitense e il rischio di valutazioni troppo elevate, gli operatori hanno avuto molto di cui preoccuparsi in ottobre. Alla fine, a prevalere sembra essere la fiducia nelle aziende, soprattutto quelle dell’intelligenza artificiale, mentre le politiche monetarie per lo meno non dovrebbero essere di ostacolo.
Finora l’83% delle aziende dell’indice S&P 500 che hanno pubblicato i risultati trimestrali ha superato le aspettative. Ci sono stati degli inciampi, con le azioni di Meta Platforms e di Microsoft che sono crollate dopo i loro report trimestrali. Ma quelle di Alphabet e Amazon hanno mostrato il loro lato migliore fornendo fiducia agli investitori e facendo ben sperare anche per quelle di Nvidia il prossimo 19 novembre dopo che il colosso tech la scorsa settimana è stata la prima nella storia a raggiungere in borsa una capitalizzazione di 5 trillioni di dollari. Rimane nei parterre il dubbio: tutta questa corsa delle big dell’intelligenza artificiale e tutte le mega spese per sostenere i data center sono giustificati? Oppure ci si deve attendere che il mercato si sgonfi?
Dal lato monetario, la Fed la scorsa settimana, dando soddisfazione alle attese dei mercati con un taglio di 25 punti base dei tassi, ha lasciato però un po’ di amaro in bocca poiché non ha dato così “per scontato” un altro taglio dei tassi a dicembre. Qualche malcontento c’è anche dal lato dei bilanci statali: da una parte in Francia, un parlamento frammentato è alle prese con difficili trattative per contenere le spese pubbliche, dall’altra la Gran Bretagna si trova ad affrontare un importante test di bilancio il 26 novembre.
Negli Stati Uniti, lo shutdown dell’amministrazione, superato il mese, risulta il secondo più lungo di sempre dopo quello del 2018-2019 durato 35 giorni. Oltre al fatto che i dipendenti statali sono rimasti senza stipendio per tutto questo periodo, che siano costretti a lavorare (come i controllori di volo per esempio) oppure no, dal punto di vista dei mercati lo shutdown implica il buio sui dati economici, su cui si basano anche le decisioni della Fed. Quindi, niente buste paga non agricole, niente posti di lavoro vacanti secondo Jolts: si potranno analizzare solo i dati sull’occupazione privata forniti da Adp questa settimana
Sul fronte dazi, mentre si attendono le ratifiche degli innumerevoli accordi che Tramp sta siglando con i principali partner commerciali del mondo, in particolare Cina e India, il 5 novembre la Corte Suprema degli Stati Uniti ascolterà le argomentazioni sulla legalità dei dazi di Trump
Ma al momento gli investitori non sembrano preoccuparsi. I future sull’S&P 500 stamane mostrano un rialzo dello 0,4% e anche le azioni europee e asiatiche hanno guadagnato terreno. Le obbligazioni globali sono rimaste pressoché invariate, con i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa decennali al 4,08%. L’oro ha azzerato i guadagni iniziali, con il calo della domanda di beni rifugio e la stabilità del dollaro, ma si mantiene nell’area dei 4.000 dollari l’oncia.
