Nel resto del mondo l’auto elettrica avanza a strappi, accelera e poi frena. In Norvegia, invece, ha già tagliato il traguardo. Lo certifica l’anno appena archiviato. Nel 2025, nel Paese scandinavo, le auto elettriche non solo dominano le vendite del nuovo, ma hanno superato anche il diesel nel parco circolante complessivo. Un sorpasso simbolico e sostanziale, sostenuto da numeri che non hanno paragoni altrove.
Le immatricolazioni totali hanno raggiunto quota 179.549, il livello più alto mai registrato, con un finale di stagione definito “estremo” dall’Opplysningsrådet for Veitrafikken. Dicembre, da solo, ha superato le 35 mila nuove auto, segnando una crescita a tripla cifra su base annua. Nello stesso mese, le elettriche hanno rappresentato il 97,6% del mercato: l’auto tradizionale è ormai una presenza residuale.
Un record costruito nel tempo, ma non per caso
Nel 2025 il 95,9% delle nuove auto vendute in Norvegia è stato completamente elettrico. Benzina, diesel e ibride si sono spartite il restante 4,1%, con il diesel ridotto all’1% e la benzina allo 0,3%. È il risultato di una strategia perseguita con coerenza negli anni, basata su incentivi mirati e su una pressione fiscale che ha progressivamente spinto i motori termici fuori dal mercato.
C’è però anche un elemento contingente che ha accelerato la corsa all’elettrico. Dal 1° gennaio 2026 il quadro è cambiato con l’introduzione di un’Iva aggiuntiva fino a 5.000 dollari per veicolo elettrico che segna una svolta dopo anni di agevolazioni. L’annuncio, arrivato in autunno, ha innescato il boom di fine 2025, con concessionari e importatori impegnati a dirottare vetture da altri mercati pur di consegnarle prima della scadenza.
Secondo gli operatori, il nuovo regime fiscale potrebbe favorire un ritorno alle elettriche compatte sotto le 300 mila corone, ancora esenti da Iva, e spingere i costruttori a rinnovare l’offerta nei segmenti più accessibili. La transizione entra così in una fase diversa, meno sostenuta dagli sconti pubblici, ma ormai strutturata nelle scelte dei consumatori.
“Il 2025 è stato un anno automobilistico molto speciale – ha commentato Geir Inge Stokke, direttore dell’OFV – “stiamo vedendo gli effetti di una politica di lungo periodo sulle auto elettriche e di decisioni fiscali capaci di produrre impatti immediati sul mercato. Lo sprint finale è stato storicamente forte e la modifica dell’Iva dal 1° gennaio 2026 ha chiaramente spinto molti ad anticipare l’acquisto”.
Novembre, il mese che ha fatto storia
Se l’anno è stato da record, novembre è diventato simbolo. Per la prima volta, in un singolo mese, la quota delle auto elettriche vendute ha toccato quasi il 100% (97,7%): 19.427 vetture a batteria su 19.899 immatricolazioni totali. Benzina, diesel e ibride sono scese sotto la soglia dell’1%, in un mercato che viaggia ormai quasi esclusivamente a zero emissioni.
Anche in termini assoluti il dato è stato eccezionale, più che raddoppiando i volumi di ottobre e superando ampiamente novembre 2024. Un risultato favorito sia dall’incertezza fiscale sul 2026 sia da una fase di ripresa economica che ha sostenuto la domanda, accompagnata da politiche commerciali aggressive delle case automobilistiche.
Tesla regina, ma il mercato si allarga
In questo contesto, Tesla – in controtendenza rispetto alle difficoltà registrate in altri Paesi – resta il marchio di riferimento. Nel 2025 ha immatricolato 34.285 auto, pari al 19,1% del mercato: quasi una vettura nuova su cinque. La Model Y ha stabilito un primato assoluto con 27.621 immatricolazioni, il dato più alto mai registrato per un singolo modello in Norvegia.
Il dominio di Tesla, tuttavia, non coincide con un mercato chiuso. Volkswagen ha chiuso l’anno in forte recupero, riducendo sensibilmente il divario nell’ultimo mese, mentre Volvo e altri marchi europei mantengono posizioni solide. Ma a crescere è soprattutto la concorrenza asiatica. Le auto di origine cinese hanno raggiunto il 13,7% delle vendite annuali, con Byd in evidenza grazie al modello Sealion 7.
Il resto d’Europa resta indietro
Il confronto con il resto del continente resta netto. Mentre la Norvegia ha già superato il dibattito sull’auto elettrica, Paesi come Italia e Spagna continuano a inseguire. Madrid, pur con un mercato interno ancora poco maturo sull’elettrico, si è schierata contro lo stop alla revisione degli obiettivi europei sul 2035, difendendo l’impianto originario del bando ai motori endotermici e opponendosi al parziale dietrofront di Bruxelles che ha riaperto a termico e ibrido. Una posizione politica che, però, non trova riscontro nei numeri. Nel paese iberico, infatti, l’elettrico resta marginale con una quota di poco sotto al 10%. A pesare sono i prezzi percepiti come elevati, timori sull’autonomia e una rete di ricarica giudicata insufficiente da una larga parte della popolazione. E il risultato è un mercato orientato soprattutto verso soluzioni di compromesso, con le ibride nettamente preferite rispetto alle Bev.
Anche l’Italia conferma un ritardo strutturale, nonostante segnali di accelerazione. A novembre, primo mese pienamente impattato dal rafforzamento degli incentivi legati all’Isee, le immatricolazioni di auto elettriche sono salite a 15.131 unità, in crescita del 130,7% su base annua, con circa 7-9 mila vetture che hanno beneficiato del bonus. La quota di mercato è così balzata al 12,2%, dal 5,3% di novembre 2024. Nel periodo gennaio-novembre 2025 le Bev immatricolate sono state 82.218, in aumento del 40,1%, con una market share salita al 5,8% dal 4% dell’anno precedente. Al 30 novembre, il parco circolante elettrico italiano contava 353.721 vetture.
Nel resto d’Europa la situazione non è diversa: in Francia la quota Bev è del 24,5%, in Germania del 21%, nel Regno Unito.
La Norvegia, intanto, procede per la sua strada. Produce petrolio, lo esporta e, sulle proprie strade, fa circolare quasi esclusivamente auto elettriche. Non per entusiasmo ideologico, ma per una combinazione di politiche fiscali rigorose e scelte coerenti nel tempo. Una lezione che nel resto d’Europa continua a essere discussa, rinviata o diluita. A Oslo, invece, è già realtà.
