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Mid e Small Cap italiane: chi sono e perché le lepri di Piazza Affari nel 2026 in un’analisi di Intermonte

Ecco i parametri utilizzati nel rapporto Intermonte, curato da Andrea Randone, e quali le 10 migliori società e quali le 10 peggiori

Mid e Small Cap italiane: chi sono e perché le lepri di Piazza Affari nel 2026 in un’analisi di Intermonte

Certo, le blue chip continuano a essere le locomotive dei mercati, ma le mid e small cap rappresentano un’ottima carrozza su cui posizionare l’investimento e partecipare alla corsa, a prezzi più contenuti. Emerge dall’ Italian Mid/Small Caps Monthly di Intermonte che analizza il comparto poco prima che si apra il sipario sulla stagione dei conti del secondo trimestre e mostra “diverse occasioni interessanti grazie a valutazioni attraenti, stime sugli utili resilienti e miglioramento della liquidità” dice il rapporto curato da Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research. “Le società del comparto rappresentano un accesso efficiente a trend di crescita globali, beneficiando di multipli più convenienti e di un progressivo rafforzamento delle condizioni di mercato”.

Dall’inizio del 2026 (dati al 22 giugno) Piazza Affari ha guadagnato il 16,4%, trainata soprattutto dal Ftse Mib (+17,2%), mentre il Ftse Italia Mid Cap si è fermato al +10% e il Ftse Italia Small Cap è addirittura in territorio negativo (-2,1%). Anche nell’ultimo mese le società a maggiore capitalizzazione hanno fatto meglio, con un rialzo dell’8,3% contro il +7,1% delle mid cap e il +5,2% delle small cap.

Pur in presenza di una performance ancora differenziata tra segmenti, i dati sembrano indicare un progressivo rafforzamento delle condizioni di mercato, senza evidenze di un deterioramento nelle aspettative fondamentali o di segnali evidenti di bolle valutative tra le mid-small cap italiane, dice il rapporto.

Il rerating delle mid cap da inizio anno è stato pari al 14,3%, vicino al 15,2% registrato dalle blue chip, mentre quello delle small cap si è limitato al 3,6%. Inoltre il premio di valutazione delle mid e small rispetto al Ftse Mib si è ridotto al 17%, sotto la media storica del 21%, segnale che il mercato non presenta eccessi speculativi. A questo si aggiunge un miglioramento della liquidità, cresciuta del 44% nelle mid cap e del 32,4% nelle small cap rispetto allo scorso anno.

Per Intermonte tuttavia il quadro geopolitico rimane “profondamente incerto: i mercati oscillano tra la speranza che l’accordo Usa-Iran apra la strada alla risoluzione del conflitto russo-ucraino e il dubbio che tale intesa abbia davvero sostanza”. I rischi legati all’inflazione e al rallentamento economico restano “variabili difficilmente prevedibili, non ancora pienamente incorporate nelle stime di consenso”, mentre le prime indicazioni sui risultati del secondo trimestre 2026 evidenziano “andamenti operativi in molti casi meno brillanti rispetto al trimestre precedente”.

Stime, Re-rating e Liquidità: ecco i parametri di Intermonte

Dall’inizio del 2026, abbiamo attuato una revisione al rialzo dell’1,5%/1,7% delle nostre stime sugli EPS 2026/2027, dice il rappoto, ma tali cifre risulterebbero negative (-2 %/-0,7%) se si escludessero i titoli del settore energetico. In particolare, nell’ultimo mese, le revisioni delle stime sono state positive per le large cap (+1,2%/+1,7% sugli EPS 2026/2027). Concentrandoci sulla nostra copertura delle mid-small cap, nell’ultimo mese abbiamo attuato una revisione al rialzo del +0,2%/+0,1% sugli EPS 2026/2027.

Se confrontiamo le performance dall’inizio del 2026 con la variazione delle stime per l’esercizio ’26 nello stesso periodo, vediamo che i titoli del FTSE MIB hanno registrato un re-rating del 15,2% (era +6,6% un mese fa), le mid-cap del 14,3% e le small cap del 3,6%. Su base P/E, il nostro panel è scambiato con un premio del 17% rispetto alle large cap, al di sotto del premio medio storico (21%) e del livello di un mese fa (21%).

Osservando l’andamento degli indici ufficiali italiani, si nota che la liquidità delle large cap nell’ultimo mese (misurata moltiplicando i volumi medi per i prezzi medi in un determinato periodo) è in crescita del 37,1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa (il mese scorso era in crescita del 16,1% su base annua) e del 16,4% da inizio anno. Il quadro è in miglioramento anche per le mid e small cap: in particolare, dal 1° gennaio 2026, la liquidità è aumentata del 44% su base annua per le prime e del 32,4% per le seconde, con un miglioramento considerevole per le mid-cap nell’ultimo mese.

Le 10 migliori e le 10 peggiori da inizio anno per Intermonte

Tra le società seguite da Intermonte in cima alla classifica 2026 c’è Tesmec, che mette a segno un rialzo del 131% da inizio anno. Seguono Lu-Ve (+77%), Wiit (+64%), Pharmanutra (+62%), Somec (+51%), Italian Exhibition Group (+50%), Danieli (+50%), Star7 (+39%), Revo Insurance (+34%) e Ovs (+28%). Poco fuori dalla top ten figurano Datalogic (+26%), Cy4Gate (+25%) e Igd (+22%).

Sul fronte opposto spiccano le forti correzioni di Misitano & Stracuzzi (-85%), Bff Bank (-67%) e The Italian Sea Group (-67%). Completano la classifica negativa Webuild (-29%), Elica (-28%), Marr (-26%), Ariston Holding (-26%), Interpump (-25%), doValue (-24%) e Cementir (-17%).

Le società che hanno registrato il maggiore rerating

L’analisi del rerating, cioè dell’aumento della valutazione che il mercato attribuisce ai titoli rispetto all’evoluzione degli utili attesi, evidenzia una classifica in parte diversa rispetto alla semplice performance di borsa. In testa si conferma Tesmec, che registra un rerating del 137%, davanti a Lu-Ve (72%), Wiit (67%), Datalogic (52%), Italian Exhibition Group (51%), Pharmanutra (48%), Cy4Gate (41%), Revo Insurance (37%), Intercos (26%) e Fine Foods (23%). Nelle prime posizioni figurano anche IGD e Anima (22%). All’estremo opposto si trovano The Italian Sea Group, che evidenzia un de-rating del 67%, Bff Bank (-46%), Misitano & Stracuzzi (-41%), Webuild (-29%) e doValue (-23%), segno che il mercato ha ridotto significativamente i multipli riconosciuti a queste società.

Le società con la maggiore crescita attesa dell’eps

Tra i parametri più osservati dagli investitori c’è anche la crescita prevista degli utili per azione nel 2026 rispetto al 2025. La graduatoria elaborata da Intermonte vede al primo posto Aquafil, con un incremento atteso dell’eps del 123%, seguita da doValue (+83%), Gpi (+71%), Redelfi (+52%), Tecno (+50%), Piaggio (+46%), Seco (+35%), DHH (+33%), Carel Industries (+32%) e Somec (+32%). Appena fuori dalla top ten si collocano Danieli ed El.En., entrambe con una crescita prevista del 30%, seguite da Revo Insurance (+29%).

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