Dal Palazzo di Vetro, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni ha rilanciato la linea italiana sul dossier palestinese. La premier ha dichiarato che la maggioranza presenterà in Parlamento una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, ma con due premesse imprescindibili: il rilascio degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas e l’esclusione del movimento islamista da qualsiasi dinamica di governo nella Striscia di Gaza.
Parole che, nelle intenzioni, dovrebbero segnare una svolta. In realtà, lasciano l’Italia ancora una volta tra gli ultimi della classe in Europa, mentre oltre 150 Paesi hanno già compiuto il passo, compresi Francia, Spagna e perfino San Marino.
Meloni: “Riconoscimento Palestina subordinato a rilascio ostaggi”
Meloni spiega il suo ragionamento partendo da un punto fermo. “Personalmente continuo a considerare che il riconoscimento della Palestina in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità non risolva il problema, non produca risultati tangibili per i palestinesi – spiega Meloni – “Dopodiché, si dice che il riconoscimento può essere uno strumento di pressione politica: va bene, ma dobbiamo capire su chi. Io penso che la principale pressione politica vada fatta nei confronti di Hamas, perché è Hamas che ha iniziato questa guerra ed è Hamas che impedisce che la guerra finisca rifiutandosi di consegnare gli ostaggi”.
Da qui la mossa della mozione in Aula, “la maggioranza presenterà in Aula una mozione per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato al rilascio degli ostaggi e all’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo. Penso che un’iniziativa del genere possa trovare consenso anche nell’opposizione, non lo troverà certo da Hamas o dagli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovarlo nelle persone di buon senso”.
Schlein replica: “Presa in giro”
Un appello destinato a cadere nel vuoto. La segretaria del Pd, Elly Schlein, risponde senza giri di parole: “È una presa in giro. O riconosci la Palestina, come hanno fatto Francia, Spagna e Regno Unito, oppure non lo riconosci. Non è il momento di giochi di prestigio”.
Ancora più duro Giuseppe Conte, che ha parlato di “espediente misero” e di “ipocrisia oscena”, “riconoscere la Palestina è un atto formale ma anche simbolico. O lo fai o non lo fai. Il nostro governo continua a stare al fianco di Netanyahu mentre la popolazione palestinese rischia di scomparire”.
Riconoscimento Palestina: Roma sempre più isolata
La mossa di Meloni arriva mentre la comunità internazionale sembra correre in direzione opposta. Macron ha già annunciato il riconoscimento ufficiale da parte di Parigi, seguendo Madrid e Londra. Roma e Berlino restano ferme, con una posizione che oscilla tra la prudenza diplomatica e la paura di spaccature interne.
Ma questa strategia di mezzo passo non convince nessuno: irrita l’opposizione, non entusiasma la maggioranza e non basta a evitare l’isolamento europeo. A guadagnarci, forse, è solo la premier, che prova a tenere insieme l’alleanza di governo e a mostrarsi “responsabile” sullo scenario internazionale.