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Meloni al Senato su crisi in Medio Oriente: “Non vogliamo entrare in guerra”. L’Aie lancia maxi-rilascio di riserve di petrolio

La premier Giorgia Meloni riferisce al Senato sulla crisi in Medio Oriente e la guerra in Iran: l’intervento di Usa e Israele è “fuori dal diritto internazionale”, l’Italia non è coinvolta e l’uso delle basi Usa richiederebbe il Parlamento. Sui carburanti avverte sui rischi di speculazione e chiede alla Ue di sospendere temporaneamente l’Ets

Meloni al Senato su crisi in Medio Oriente: “Non vogliamo entrare in guerra”. L’Aie lancia maxi-rilascio di riserve di petrolio

“Voglio relazionare al parlamento e relazionarmi con le forze politiche su come affrontare la crisi in Medio Oriente, una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà”. Con queste parole la premier Giorgia Meloni ha aperto al Senato le comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente e le conseguenze per l’Europa e l’Italia. Nel pomeriggio, la premier interverrà anche alla Camera. “La posizione del governo è chiara: noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra – ha ribadito -. Quello di Usa e Israele in Iran è un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”.

Intanto, per far fronte all’emergenza energetica globale causata dal conflitto in Medio Oriente e dal quasi blocco dello Stretto di Hormuz, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche dei 32 Paesi membri, il sesto intervento straordinario nella storia dell’Agenzia e il terzo negli ultimi quattro anni.

Meloni: “Interventi fuori dal diritto internazionale”

Meloni ha definito gli attacchi statunitensi e israeliani “interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale”, avvertendo però anche della minaccia rappresentata da Teheran: “Spero sia chiaro a tutti che non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso di un’arma nucleare e di missili in grado di colpire l’Italia e l’Europa”.

La premier ha poi ricordato la strage delle bambine nel Sud dell’Iran, chiedendo di accertare le responsabilità: “Va preservata l’incolumità dei civili e dei bambini”. Il passaggio ha raccolto l’unico applauso bipartisan in Aula. “Stiamo lavorando per mantenere un raccordo con i partner europei per riportare stabilità nell’area, ma un ritorno della diplomazia è impossibile finché l’Iran continua gli attacchi”, ha aggiunto.

Rimpatri e difesa nel Golfo

Sul fronte della sicurezza dei cittadini italiani nella regione, Meloni ha spiegato che il governo sta completando le operazioni di rientro: “Dobbiamo completare l’azione di messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani e dare assistenza a chi è rimasto bloccato. Abbiamo organizzato voli e convogli che hanno permesso di rimpatriare finora oltre 25 mila connazionali, dando priorità a chi era in transito e a chi era in situazione di particolare fragilità”.

Roma sta inoltre contribuendo alla difesa dei partner regionali: “Stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto altri Paesi europei – in particolare Regno Unito, Francia e Germania – anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani e circa 2.000 soldati italiani”. La premier ha ricordato anche l’invio di una nave militare a Cipro “per sostenere un partner europeo colpito da parte iraniana. Un atto dovuto di solidarietà europea, ma anche di prevenzione”.

Libano e missione Unifil

Meloni ha richiamato anche la situazione in Libano, dove operano oltre mille militari italiani nella missione Onu United Nations Interim Force in Lebanon. “In Libano sono presenti oltre mille soldati italiani all’interno della missione Unifil, che ha un mandato cruciale per la stabilità della regione. La sicurezza del personale deve essere garantita in ogni momento. È una richiesta specifica che reiteriamo ad Israele”. Con le autorità libanesi, ha aggiunto, si sta lavorando “per porre fine a questo ciclo insensato di violenza, affermare il monopolio dello Stato sulle armi e sostenere il disarmo di Hezbollah”.

Carburanti ed energia

La premier ha poi affrontato le ricadute economiche della crisi. “Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti il messaggio che voglio dare agli italiani e a chi pensa di arricchirsi sulla pelle di cittadini e imprese è: consiglio prudenza”.

“Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso – se necessario – recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende responsabili”.

Sul piano europeo, il governo chiede di sospendere temporaneamente il sistema Ets “almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”. Meloni ha inoltre ribadito la linea fiscale dell’esecutivo: “Il governo si è impegnato dal primo giorno nella riduzione del carico fiscale su famiglie e imprese: non faremo rientrare dalla finestra ciò che stiamo cercando di buttare fuori dalla porta”.

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Coordinamento europeo e basi Usa

La premier ha insistito sulla necessità di un coordinamento con i partner europei: “È sempre auspicabile che una nazione come la nostra sappia compattarsi. Si può fare senza rinunciare alla propria identità politica”.

Sul possibile utilizzo delle basi militari statunitensi in Europa, Meloni ha osservato: “Mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quanto previsto nei loro accordi”. “Anche il governo spagnolo ha detto che al di fuori dell’accordo bilaterale con gli Stati Uniti non ci sarà alcun utilizzo delle basi. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”.

“Le basi concesse agli Usa dipendono da accordi aggiornati da governi di ogni colore. Se dovesse arrivare una richiesta spetterebbe al governo decidere, ma ribadisco che la decisione sarebbe affidata al Parlamento. A oggi non è pervenuta alcuna richiesta”.

“Il governo non è complice”

Meloni ha respinto le accuse dell’opposizione: “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né isolato in Europa, né colpevole delle conseguenze economiche della crisi”. Ha ricordato inoltre che “in Unione europea l’unanimità sul bilancio non è aggirabile” e ha invitato a una risposta politica compatta: “Uno scenario come questo impone a tutte le classi dirigenti lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni senza rinunciare alla propria identità politica”.

Migranti, giudici e centri in Albania

Nel finale la premier è tornata anche sul tema migratorio criticando alcune decisioni della magistratura sui trasferimenti nei centri in Albania. Meloni ha citato casi di migranti condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e violenza sessuale su minore: “Sono decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso”. “I giudici hanno stabilito che non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale”.

La premier ha quindi ribadito: “L’Europa dice chiaramente che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti”.

Le reazioni

Le comunicazioni della premier Giorgia Meloni sulla crisi in Medio Oriente e sulla guerra in Iran hanno acceso il confronto politico. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono al governo di non autorizzare l’uso delle basi militari statunitensi in Italia per eventuali operazioni contro Teheran. In questo quadro il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia accusa l’esecutivo di aver evitato un confronto parlamentare più ampio e parla di “ambiguità” nella gestione della crisi. Sulla stessa linea il leader del M5s Giuseppe Conte, che respinge la proposta di un tavolo a Palazzo Chigi: “Il tavolo c’è già in Parlamento, non servono passerelle”.

Toni più concilianti arrivano invece da Matteo Renzi, che apprezza l’invito della premier a non banalizzare il dibattito e ad aprire una riflessione più ampia sulla situazione internazionale. Più critico il leader di Azione Carlo Calenda, che chiede a Meloni di chiarire la sua collocazione europea, mentre il senatore a vita Mario Monti giudica positivo l’appello all’unità ma osserva che la premier è spesso divisiva nella politica interna. Nella replica finale Meloni ha comunque rilanciato il dialogo: “Sono disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi”. Nel frattempo in Parlamento sono state presentate diverse risoluzioni: il Pd insiste sul no all’utilizzo delle basi Usa per la guerra in Iran, mentre il M5s chiede di rafforzare il percorso verso una vera difesa europea comune. 

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