È ottobre e come ogni anno è tempo di manovra finanziaria. Giovedì sera il Consiglio dei ministri ha aggiornato le stime sul Pil e sul deficit e ha aperto le danze in vista della legge di Bilancio da chiudere entro fine anno approvando il Documento programmatico di finanza pubblica che sostituisce la Nadef e di fatto anticipa la manovra, che sarà la quarta del governo Meloni. Il testo verrà ora inviato a Bruxelles e alle Camere, che hanno già calendarizzato l’esame in Aula per il 9 ottobre.
Tra i capisaldi della legge di Bilancio 2026 va intanto segnalato che il Governo prevede il deficit al 3% già quest’anno, con il Pil allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026, sia a livello tendenziale sia programmatico, quindi senza l’effetto spinta della manovra. Un incremento del Pil nel prossimo triennio, per un totale di 11-12 miliardi, è stato “prenotato” per le discusse spese relative alla Difesa, sempre che venga ufficializzata l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo.
I capisaldi della manovra approvati ieri dal Cdm
Si partirà dunque dalla “ricomposizione del prelievo fiscale”, riducendo l’incidenza sui redditi da lavoro. Sarà garantito un “ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale”, e allo stesso tempo – assicura il documento pre-approvato dall’esecutivo – arriveranno misure per “stimolare gli investimenti delle imprese e la competitività”. Assicurato anche il sostegno alla natalità e alla conciliazione vita-lavoro. Le coperture sono ancora da definire, ma arriveranno da “una combinazione di misure dal lato delle entrate e di interventi sulla spesa”.
“Confermiamo la linea di ferma e prudente responsabilità”, commenta a caldo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ricorda la “necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee e delle imprescindibili tutele a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori e delle famiglie”.
Quanto al finanziamento della prossima manovra, il Tesoro fa sapere che concorre “una combinazione di misure dal lato delle entrate e di interventi sulla spesa” e che questi ultimi tengono conto del “monitoraggio compiuto e dell’adeguamento dei relativi cronoprogrammi di spesa”.
Taglio Irpef e “risposta” a Confindustria
Nello specifico delle misure si parte dal taglio dell’Irpef, che interesserà quest’anno il ceto medio, con una riduzione di due punto della seconda aliquota dal 35% al 33% per i redditi da 28mila a 50mila euro. Si studiano anche nuove misure per le famiglie, a partire da un nuovo intervento sulle detrazioni con il quoziente familiare. A Confindustria, che chiede “certezze”, avvertendo che gli incentivi stanno finendo e serve “una continuità di misure”, risponde il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: l’obiettivo, assicura, è rendere l’Ires premiale strutturale, semplificandola. Per la sanità l’obiettivo è raccogliere 2-3 miliardi in più oltre ai 4 già previsti dalla scorsa legge di bilancio.
Vanno verso il rinnovo anche le risorse per le Zes, cioè le Zone Economiche Speciali, quelle individuate dallo Stato italiano dove le aziende possono beneficiare di speciali condizioni e agevolazioni in termini economici, finanziari e amministrativi, finalizzate a promuovere gli investimenti e lo sviluppo delle attività imprenditoriali, soprattutto nel Mezzogiorno. Le banche, infine, in attesa dell’avvio delle negoziazioni con il governo sull’ipotetico contributo per la manovra, avvertono sui rischi che incombono sul 2026 e 2027: se ci saranno effetti sulle imprese, avverte l’Abi, a cascata “anche le banche ne potrebbero e ne potranno soffrire”.
Le previsioni (al ribasso) sul Pil e il deficit ancora prudente
Nelle tabelle del Dpfp la crescita viene leggermente rivista al ribasso rispetto alle stime di sei mesi fa del Documento di finanza pubblica (Dfp), che fissavano l’asticella del Pil al +0,6% quest’anno e al +0,8% il prossimo. Il segnale positivo arriva invece dall’indebitamento: il deficit 2025, che ad aprile veniva stimato al 3,3%, “si attesta, al momento, al 3%” (confermato poi l’andamento previsto dal Psb e ribadito nel Dfp, 2,8% per il 2026, 2,6% per il 2027 e 2,3% per il 2028, rispettando il percorso della spesa netta): si aggancia così una soglia cruciale per poter sperare nell’uscita dalla procedura per deficit eccessivo con un anno d’anticipo. A Bruxelles non ci si sbilancia: per la chiusura della procedura il deficit “deve essere sotto il 3%, credo che il 2,9% sia un buon valore”, spiega un alto funzionario europeo, aggiungendo che comunque la decisione sarà presa nella primavera del 2026, quando i dati saranno definitivi.
Spese per la Difesa aumentate di 11-12 miliardi al 2028
Il Dpfp conteggia già anche un eventuale incremento del Pil da destinare alla Difesa, nel caso in cui venga ufficializzata l’uscita dalla procedura: lo 0,15% nel 2026, che salirebbe allo 0,3% nel 2027 e allo 0,5 nel 2028, per un totale di circa 11-12 miliardi nel triennio 2026-28. Infine il debito, che si attesta su valori inferiori al Psb (137,8% nel 2026), inizia a ridursi già nel 2027 e si attesta nel 2028 a un valore pari al 136,4 “quando verrà meno l’effetto del superbonus”.
Upb conferma le previsioni: “Scenario accettabile ma con rischi significativi”
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha confermato lo scorso 29 settembre le previsioni economiche del Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) 2025, al termine di un confronto con il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) sviluppato nelle settimane scorse.
Secondo l’Upb, lo scenario economico previsto è complessivamente “accettabile”, anche se alcune stime risultano leggermente più ottimistiche rispetto alle previsioni abituali. La crescita del Pil reale rimane sostanzialmente in linea con le attese, con un lieve superamento previsto nel 2027, mentre per il 2025 le stime coincidono con quelle dell’Upb. Sul periodo 2025-2028, la crescita cumulata del Pil reale dovrebbe raggiungere il 2,7%, posizionandosi nella fascia alta delle stime. Anche il Pil nominale, indicatore rilevante per le finanze pubbliche, appare complessivamente coerente con le previsioni, seppure leggermente superiore alle attese.
Le stime restano però esposte a diversi rischi. Nel breve periodo, questi rischi risultano bilanciati, ma nel medio termine potrebbero frenare la crescita. L’incertezza è legata principalmente ai conflitti internazionali, alle tensioni commerciali e alla dinamica degli investimenti, che potrebbero subire rallentamenti a causa della concentrazione dei progetti finanziati dal programma Ngeu o dell’andamento degli investimenti residenziali. A questo si aggiunge la vulnerabilità dell’economia italiana alla volatilità dei mercati finanziari, in un contesto internazionale fragile e con un debito pubblico elevato. Infine, i rischi climatici e ambientali rappresentano un fattore sempre più strutturale, poiché eventi meteorologici estremi richiedono risorse aggiuntive per la prevenzione e la gestione delle emergenze, influenzando prezzi e capacità produttiva.
Nei prossimi mesi, l’Upb valuterà anche le previsioni programmatiche del Dpfp, che includono gli effetti delle misure di bilancio, e presenterà i risultati nella prossima audizione parlamentare.
Ultimo aggiornamento venerdì 3 ottobre 2025 alle ore 17:29