Penalizzata dal difficile contesto globale ed europeo, la crescita in Italia “resterà bassa nell’orizzonte di previsione”. Lo rileva il Centro Studi di Confindustria nel Rapporto di previsione per l’Autunno 2025.
Secondo il Csc, si avrà un incremento annuo del Pil pari ad appena il +0,5% nel 2025, inferiore di 0,1 punti a quanto previsto nello scenario di aprile. La crescita italiana è attesa accelerare di poco nel 2026, a +0,7%, tornando sui ritmi del 2024. La dinamica annua dell’economia, si legge nel report, “è frenata in particolare dalla battuta d’arresto nel secondo trimestre 2025”, quando il Pil italiano è diminuito di 0,1%, a causa della caduta delle esportazioni. E in altro passaggio sottolinea: “La crescita anemica del Pil attesa quest’anno e il prossimo rende necessario muovere l’Italia, intervenendo con le leve più efficaci a disposizione, anche sbloccando la ricchezza finanziaria dal parcheggio in depositi bancari improduttivi”.
Confindustria sul Pil: “Crescita anemica”
All’impatto molto positivo del Pnrr, che è già all’opera ma che si concluderà nei primi mesi del prossimo anno, sottolineano gli industriali, “va affiancata una manovra di bilancio che sapientemente prosegua sulla strada dello stimolo agli investimenti produttivi“. Perché – sottolinea anche Emanuele Orsini, presidente di Confindustria – “il Pnrr sta contribuendo alla crescita del Paese” ma “che cosa succederà dopo? Per questo seguitiamo a insistere su un piano che abbia la visione industriale di tre anni per questo Paese, per avere una continuità di misure”.
Gli investimenti sono necessari – si insiste – per rilanciare la crescita del Paese e gli incentivi possono funzionare efficacemente per stimolarli, anche nel Mezzogiorno, come si è visto negli ultimi anni”.
Confindustria: “Incentivare gli investimenti, ecco quali”
Le analisi di valutazione ex-post dicono che gli incentivi agli investimenti in beni strumentali 4.0 – spiega il Csc – hanno contribuito all’impennata degli investimenti osservata di recente in Italia. Questa risalita, tuttavia, non è ancora sufficiente al ripristino del capitale netto sui livelli pre-crisi finanziaria del 2008. Investimenti in beni materiali e immateriali a elevato contenuto tecnologico e digitale sono essenziali, dato l’ampio gap che ancora il nostro Paese sconta nelle tecnologie avanzate: “La propensione a investire in questi asset è cresciuta in Italia, ma rimane inferiore rispetto a quella in altre economie avanzate”. Gli incentivi fiscali agli investimenti 4.0 si concluderanno in larga parte alla fine del 2025: è necessario, quindi, “tornare a disegnare incentivi che siano potenzialmente in grado di far fare il salto necessario all’Italia”.
Confindustria: “Ricchezza finanziaria famiglie ha ruolo cruciale”
Secondo Confindustria, un ruolo cruciale per accelerare gli investimenti può avere la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. “Questa ricchezza – si legge nel report – sta crescendo rapidamente e ha raggiunto valori enormi, pari a oltre 6.000 miliardi di euro nel 2024, alimentata in primo luogo dagli elevati risparmi degli ultimi anni. In particolare, i depositi bancari di famiglie in Italia sono arrivati a oltre 1.500 miliardi, circa un quarto del totale. Mobilitare una parte, anche piccola, della ricchezza totale delle famiglie italiane potrebbe liberare ingenti risorse per finanziare nuovi investimenti produttivi nel Paese: per esempio, spostare appena un 1,0% dai depositi verso obbligazioni e azioni emesse da aziende italiane, potrebbe tradursi nel finanziamento di 15 miliardi di nuovi investimenti“.
Per questo, “servono misure di policy ben costruite, che inducano le famiglie e i grandi intermediari finanziari (come i fondi pensione, le società di assicurazione, i fondi comuni) a muovere risorse verso strumenti emessi dalle nostre imprese”. Da sottolineare, proseguono gli esperti di viale dell’Astronomia, “che tali risorse potrebbero essere utilmente impiegate anche per finanziare infrastrutture di interesse nazionale, investimenti in sanità e in istruzione, creando un contesto più favorevole alla crescita”.
Per Confindustria, la debole dinamica del Pil, sia nella media del 2025 che nel 2026, “sarà sostenuta prevalentemente dagli investimenti, in minor misura dai consumi delle famiglie, mentre contribuiranno negativamente le esportazioni nette”.