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Manovra, dal lavoro alle pensioni: ecco le misure in cantiere

Il conto finale della nuova legge di Stabilità dovrebbe oscillare fra i 23 e i 26 miliardi di euro, di cui però oltre la metà dovrà essere usata per evitare l’aumento dell’Iva – Saranno decisivi i numeri della Nota di aggiornamento del Def.

Manovra, dal lavoro alle pensioni: ecco le misure in cantiere

Entro il 20 ottobre il Governo dovrà presentare la legge di Stabilità 2017 e in questi giorni lo schema generale dei conti prende forma. Il conto totale della manovra dovrebbe oscillare fra i 23 e i 26 miliardi di euro, di cui però ben oltre la metà dovrà essere utilizzata per sterilizzare le clausole di salvaguardia che gravano sull’anno prossimo e che minacciano di far salire le aliquote Iva dal 10 al 12% e dal 22 al 24%.

Il margine d’intervento sugli altri capitoli di spesa, invece, si è ridotto a causa dell’andamento deludente del Pil 2016, che il governo certificherà a breve nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (attesa per il 26-27 settembre). La crescita di quest’anno dovrebbe essere inferiore alle previsioni di circa 5 miliardi e ciò causerà una revisione al rialzo del rapporto deficit-Pil, che a sua volta determinerà una compressione degli spazi di flessibilità concessi dall’Europa.

Ecco perciò, stando alle ultime indiscrezioni, come dovrebbe strutturarsi la nuova manovra di bilancio:

– poco più di 15 miliardi per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia;

– 2 miliardi per le pensioni (Ape ed estensione delle quattordicesime);

– fra i 600 e i 900 milioni per gli interventi sul lavoro (detassazione salari di produttività e mini-proroga selettiva della decontribuzione sui neoassunti, che potrebbe essere limitata ai giovani e al Sud, oppure soltanto alla stabilizzazione degli studenti in formazione);

– almeno 2 miliardi per gli investimenti (”Industria” 4.0, superammortamento e Ace);

– mezzo miliardo aggiuntivo per il rinnovo del contratto degli statali;

– mezzo miliardo per istruzione e ricerca;

– circa 200 milioni per la proroga dei bonus energetici e ristrutturazioni;

– fra i 200 e i 300 milioni per le famiglie numerose a basso reddito;

– fra i 300 e i 600 milioni per interventi vari, come le misure contro la povertà;

– almeno 1,2 miliardi per le cosiddette “spese indifferibili”.

Rimangono poi da considerare alcuni interventi importanti che il Governo punta a escludere dal computo per i vincoli europei, ossia la ricostruzione delle aree colpite dal recente terremoto nel Centro Italia (è previsto uno stanziamento iniziale di 1,6 miliardi) e le spese per la sicurezza.

Nessun problema invece per il taglio di tre punti dell’Ires, che era già previsto dalla manovra dello scorso anno.

Inoltre, se la flessibilità concessa dall’Europa lo permetterà, potrebbero arrivare anche alcuni stanziamenti aggiuntivi, come 100 milioni per i nuovi mezzi delle forze dell’ordine e un rafforzamento del fondo per la non autosufficienza.

Al contrario, è già certo che non comparirà in manovra il riordino delle tax expenditures.

Quanto alle risorse, la scorsa primavera il Governo aveva concordato con Bruxelles un deficit 2016 all’1,8% del Pil, ma se riuscisse a far salire nuovamente l’asticella al 2,2-2,3% avrebbe a disposizione altri 6,5-8 miliardi, che sommati alla flessibilità già garantita farebbero salire a 15 miliardi la spesa aggiuntiva concessa dalla Ue.

Per il resto, la terza fase della revisione della spesa potrebbe liberare fino a 5-6 miliardi (di cui 2-3 con tagli lineari ai ministeri, uno da minori spese sugli acquisti e un altro da una riduzione di quanto previsto per la Sanità), mentre almeno altri due sarebbero attesi dalla nuova voluntary disclosure per il rientro dei capitali esportati illegalmente.

Si parla anche anche di una nuova asta di frequenze radiotelevisive, da cui il Governo potrebbe ricavare fra i 700 milioni e il miliardo di euro.

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