Dopo aver parlato per mesi di saldi invariati, il governo, a sorpresa, cambia le carte in tavola e aggiunge nuovi interventi alla manovra per 3,5 miliardi destinati alle imprese. La legge di bilancio 2026 sale dunque da 18,7 a 22,2 miliardi.
Lunedì, nel corso di una riunione con i capigruppo del Senato e i relatori della legge di Bilancio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato di persona in Senato per annunciare l’emendamento (in arrivo oggi) oltre che per rassicurare sull’oro di Bankitalia e su tempi e modalità d’esame. Ma la mossa a sorpresa rischia di complicare l’iter in commissione.
Manovra: 3,5 miliardi in più, ma i tempi si allungano
L’emendamento da 3,5 miliardi, che dovrebbero essere spalmati solo sul 2026, servirà a rafforzare la dotazione per le Zes e contiene misure su iperammortamento, industria 5.0, caro materiali, oltre allo spostamento del finanziamento del ponte sullo Stretto in un’altra annualità e a risorse aggiuntive – fa sapere uno dei relatori, il leghista Claudio Borghi – per il piano Casa.
La modifica è “importante” e “inevitabilmente in qualche modo un po’ di tempo in più lo prenderà”, riconosce lo stesso Giorgetti. I voti in Commissione Bilancio cominceranno solo domani sera con l’obiettivo di far arrivare il testo in Aula prima di Natale, mentre l’esame alla Camera dovrebbe concludersi poco prima di Capodanno.
Le opposizioni insorgono. “Giorgetti ammette ciò che denunciavamo da settimane: la manovra non sta in piedi e va riscritta”, dice il capogruppo del Pd Francesco Boccia. “La manovra di fatto non c’è, perché è in parte da riscrivere e il Parlamento ha votato zero”, aggiunge il M5s. “Una cosa mai vista. Abbiamo preteso tutto il tempo per valutare bene”, dice la capogruppo di Iv Raffaella Paita. “Il Senato è ostaggio delle divisioni della maggioranza”, attacca anche Avs, che promette battaglia sulla previdenza. Le coperture dell’emendamento, infatti, secondo quanto riferito dai senatori, dovrebbero arrivare proprio dalla previdenza e dalle assicurazioni.
La Bce lancia l’allarme sulle tasse sulle banche
In commissione Giorgetti ha rassicurato anche sull’emendamento sull’oro di Bankitalia. La formulazione definitiva, letta dal ministro, cita i Trattati e stabilisce che “le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al Popolo Italiano”. Con questa versione “riteniamo che la questione si possa considerare chiusa: sulla Bce siamo a posto”, ha assicurato il titolare del Mef.
Chiuso un fronte se n’è però subito aperto un altro: la Banca Centrale Europea, nel suo parere trasmesso all’Italia in merito alle misure previste dalla Manovra, ha parlato di possibili effetti di contrazione nel credito all’economia reale, di maggiori costi per famiglie e imprese e di riduzione degli utili, del patrimonio e della liquidità delle banche derivanti dal contributo da quasi 11 miliardi a carico degli istituti di credito, su cui pesa la gran parte delle coperture della legge di Bilancio. Si tratta – scrive l’Eurotower – di un aumento “della pressione fiscale”, tramite misure una tantum e permanenti, anche se la “buona solidità finanziaria” delle banche non è pregiudicata “a una prima valutazione” del disegno di legge.
Nelle sette pagine firmate dalla presidente dell’istituto centrale Christine Lagarde, gli esperti di Francoforte scrivono che a pagare il prezzo delle misure saranno in primis le banche (con un onere particolare per quelle di minori dimensioni) tramite una contrazione degli utili, del patrimonio e della liquidità. Ma questo potrebbe comportare degli effetti collaterali per l’economia nel complesso e per imprese e famiglie. Le banche potrebbero scaricare i costi su di loro e prestare meno avendo meno patrimonio.
“Il previsto aumento della pressione fiscale potrebbe pregiudicare l’erogazione del credito all’economia” scrive la Bce che paventa “brusche correzioni” ai finanziamenti “specialmente considerati i livelli già moderati dei prestiti bancari in Italia” e su questo “occorre prestare cautela”. Tale effetto “è aggravato dall’aumento dell’incertezza del quadro fiscale causato dall’adozione di un’ulteriore nuova legge in materia di enti creditizi, che ne pregiudica la capacità di pianificazione nel già incerto contesto macroeconomico attuale”.
Introdurre “in modo ricorrente disposizioni ad hoc in materia fiscale aumenta ingiustificatamente l’incertezza politica riguardante il quadro fiscale, danneggiando la fiducia degli investitori e incidendo potenzialmente anche sul costo del finanziamento degli enti creditizi” sottolinea la Bce, che chiede al governo di produrre un’analisi dettagliata dell’impatto dei provvedimenti.
Ponte sullo Stretto: risorse “riprogrammate”
Una delle principali novità dell’emendamento in arrivo oggi riguarda la “riprogrammazione” delle risorse per il Ponte sullo Stretto. Tradotto: i finanziamenti vengono spostati più avanti. Attraverso una nota, il ministero delle Infrastrutture ha precisato che “il governo ha garantito la copertura finanziaria per l’opera: a causa dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso gli ulteriori approfondimenti richiesti e per questo i fondi sono stati ricollocati perché i cantieri saranno aperti nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato”.