Nel primo trimestre del 2025, le esportazioni di mobili per cucina negli Usa sono crollate quasi del 9% dopo la minaccia di dazi al 15 per cento. E il peggio arriverà nei prossimi mesi. Le conseguenze dei nuovi dazi promessi da Trump, del 50% sui mobili per cucina e bagno e sugli imbottiti, saranno probabilmente più pesanti. Ma per l’improvvisazione di alcune decisioni del governo Usa, il caos, come hanno sottolineato i mass media americani, è grande. Innanzitutto i provvedimenti non sono entrati in vigore, come era stato tassativamente stabilito, il 1° ottobre per le pressioni provenienti dalle maggiori associazioni di importatori e produttori americani.
La potentissima American Home Furnishings Alliance che riunisce produttori e importatori di arredi e relativa filiera, ha espresso un giudizio estremamente negativo. L’entrata in vigore è così slittata al 15 ottobre. Poiché le minacce al made in Italy stanno già compromettendo gli attivi delle esportazioni dell’intero macrosettore del legno, è bene chiarire questi punti.
Usa, crolla l’export di mobili
Il settore del mobile vantava, prima di Trump, crescite costanti delle esportazioni in Nord America anche a due cifre e infatti questo è diventato il primo mercato extra-Europa. Tutti prodotti di fascia medio alta e alta. L’export è sceso anche a luglio, del 7,7%. I dazi precedenti del 15% non solo non sono stati un’opportunità – come incautamente la Lega ha sostenuto – ma si sono rivelati negativi sui tre fronti: listini finali dei negozi, inflazione e meno acquisti dall’Italia. Da notare che i dazi riguardano anche gli imbottiti, che sono l’asse portante delle nostre vendite in Nord America e che vedono già il distretto di Forlì in difficoltà.
Usa, crolla anche l’export cucine
Le esportazioni dei mobili per cucina nel primo trimestre sono infatti scese dell’8,3% dopo anni e anni di forti aumenti. Un segnale pesante. Nemmeno gli altospendenti comprano più il made in Italy. Applaudono freneticamente solo le aziende che fanno parte della Kitchen Cabinet Alliance che da mesi e mesi chiedevano a Trump misure di protezione, altrimenti erano in pericolo 250mila posti di lavoro. Poi si sono accorti che, ahimè, le industrie del settore, senza i semilavorati esteri, sono ferme.
Mobili e arredo: andrà peggio il contract
La gran parte del valore dell’export di mobili italiani in Usa proviene dal contract. Come di recente Claudio Feltrin, presidente di Federlegno-Arredo, ha spiegato in una intervista a Adnkronos, la filiera corta del contract colpisce all’origine. “Quando tu concludi un contratto per un arredamento di un albergo, un ufficio o quant’altro, la fattura di importazione diventa sostanzialmente una fattura d’acquisto del cliente americano” – dichiara Feltrin – “quindi importo 100, se quel 100 oggi per effetto del dazio costa 115, io mi becco il 15% secco di aumento. Poi ci aggiungo l’altro 15% della perdita di potere 4 – d’acquisto del dollaro e quindi mi diventa un 30%”.
L’incertezza colpisce più dei dazi
Ma quello che i produttori italiani e i partner americani attendevano era un’altra risposta ancora e cioè sapere esattamente se i nuovi aumenti doganali sarebbero andati a sommarsi al 15% applicato in precedenza, su quali precise categorie, con quali modalità e su quali Paesi. Lunedì scorso, la Casa Bianca ha emesso un comunicato – come ha riferito l’autorevole Business of Home – che riguarda i legnami importati, oltre a mobili e mobili da cucina. Il legname importato sarà soggetto a dazi doganali del 10%, i mobili imbottiti saranno soggetti a dazi doganali del 25%, che saliranno al 30% dal 1°gennaio 2026 e i mobili da cucina e da bagno saranno soggetti a dazi doganali del 25%, che saliranno al 50% il 1° gennaio. Forse. L’incertezza fa parte – come ha spiegato a suo tempo un funzionario trumpiano – di questa guerra di Maga contro tutti.
L’85% dei mobili venduti in Usa proviene dall’estero – spiega Business of Home – e di questo 85, il 50% proviene da Cina e Vietnam. Ancora di più per legnami e semilavorati. I dazi avrebbero dunque una “giustificazione”. Ad esempio, i mobili imbottiti provenienti dal Vietnam (attualmente soggetti a dazi del 20%) saliranno al 25%, poi al 30%, non al 45%, poi al 50%. Nel frattempo, gli stessi prodotti provenienti dal Brasile (attualmente soggetti a dazi del 50%) scenderanno al 25%, per poi attestarsi al 30%.
Un’altra distinzione: i dazi sui mobili da cucina includeranno sia i componenti importati che i prodotti finiti, il che ne estenderà l’applicazione a un numero molto più ampio. I componenti per i rivestimenti non sono stati menzionati. E le antine?
Dazi: come sempre, contro l’Europa
Sono state concesse tariffe speciali a diversi Paesi, con dazi sui prodotti in legno provenienti dal Regno Unito limitati al 10%, mentre quelli sui prodotti in legno provenienti dall’Unione europea e dal Giappone non supereranno il 15%. Non è mica vero. Viene da chiedersi, il 50% di aumento per le cucine e bagni non si applica più? No, pare che verrà spalmato. È stato escluso in particolare qualsiasi riferimento all’Usmca, l’accordo commerciale a tre tra Stati Uniti, Messico e Canada, il che suggerisce la possibilità che le importazioni da questa area saranno soggette a dazi.
Sostituire il mercato Usa? Impossibile
Quello che afferma il governo Meloni è attualmente irrealizzabile. I Paesi verso i quali dovremmo subito trovare le quote di mercato perse in Usa, hanno tutti dazi a due e tre cifre, Il Brasile viaggia con protezioni doganali del 300%. Scordiamoceli tutti per almeno due anni.
“Vogliamo colpire il dumping cinese”
Gli aumenti dei prezzi andranno a colpire i mobili entry level tutti made in Cina e Vietnam, come ha inteso ottenere il governo americano. Con un nuovo incubo per l’Europa: accadrà anche per i mobili e i semilavorati, quello che è accaduto per le auto e gli elettrodomestici cinesi riversati in Europa per il calo dell’export in Usa?
Cosa risponde l’associazione Usa del settore?
FIRSTonline ha girato la domanda a Bill Darcy, Presidente e ceo Globale, Nkba – National Kitchen and Bath Association – la mega associazione che organizza K-BIS, e che rappresenta progettisti, costruttori, ristrutturatori, produttori, rivenditori e rivenditori residenziali del settore.
“In questo momento di incertezza per il nostro settore – ha risposto Darcy – rimaniamo fedeli ai nostri partner in Italia e apprezziamo il loro significativo contributo nel migliorare il design di cucine e bagni in tutto il mondo. La Nkba farà tutto il possibile per fornire ai nostri colleghi italiani tutte le informazioni e le risorse necessarie per affrontare con successo qualsiasi potenziale sfida. Stiamo valutando attentamente le implicazioni dei dazi appena annunciati sul nostro settore da 228 miliardi di dollari e sui suoi stakeholder. Con questa ampia gamma di esperti del settore, continueremo a supportare e identificare le aree di successo con i nostri partner negli Stati Uniti e in Canada, così come in Germania, Italia, Brasile e in tutto il mondo. Una cosa è certa: i 55.000 membri della Nkba sono resilienti. Restiamo concentrati sul sostenerli e fornire loro le risorse necessarie per creare stabilità e crescita per i loro clienti e dipendenti”.
