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Pensione settembre 2026, quando arriva e perché cambia l’importo: chi riceve il rimborso 730 e chi rischia il taglio del 5%

Il pagamento scatta martedì 1° settembre per tutti. Nel cedolino possono comparire i conguagli del 730/2026 e, per alcuni pensionati, la seconda trattenuta del 5% per la mancata comunicazione dei redditi 2022

Pensione settembre 2026, quando arriva e perché cambia l’importo: chi riceve il rimborso 730 e chi rischia il taglio del 5%

La pensione di settembre 2026 arriva con alcune voci da controllare con attenzione. Oltre all’importo ordinario del mese, sul cedolino della pensione possono comparire i conguagli fiscali del modello 730/2026, con eventuali rimborsi o trattenute. Per una platea più ristretta di pensionati è prevista invece la seconda trattenuta del 5% legata alla mancata comunicazione dei redditi del 2022.

Per questi ultimi il mese di settembre è particolarmente importante: la trattenuta viene applicata anche sulla rata di settembre, mentre il 15 settembre 2026 scade il termine per regolarizzare la propria posizione ed evitare la revoca della prestazione collegata al reddito.

Pensione settembre 2026: quando arriva il pagamento

Il pagamento della pensione di settembre 2026 è previsto per martedì 1° settembre, primo giorno bancabile del mese. Il calendario dell’Inps stabilisce infatti che le pensioni vengano pagate ordinariamente il primo giorno bancabile, con l’eccezione della mensilità di gennaio, per la quale è previsto il secondo giorno bancabile.

A settembre non sono quindi previsti slittamenti: la pensione sarà disponibile il 1° settembre sia per chi la riceve tramite Poste Italiane sia per chi ha l’accredito su un conto bancario. Per chi invece preferisce ritirare l’assegno in contanti allo sportello postale, resta il limite di 1.000 euro netti al mese. Se l’importo complessivo delle prestazioni supera questa soglia, il pagamento deve avvenire attraverso uno strumento tracciabile, come conto corrente, libretto postale o carta dotata di Iban.

Pensione settembre: come funzionano i rimborsi e le trattenute del modello 730

Nel cedolino di settembre 2026 possono proseguire le operazioni legate al modello 730/2026 per i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Il conguaglio fiscale può produrre due effetti diversi: se dalla dichiarazione dei redditi emerge un credito, il pensionato riceve un rimborso Irpef; se invece risulta un debito, l’importo viene recuperato attraverso una trattenuta sulla pensione. L’Inps ha inoltre semplificato la descrizione delle operazioni nel cedolino, rendendo più immediata la distinzione tra somme rimborsate e importi trattenuti. Gli interessati possono controllare i dettagli attraverso il servizio online “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile sul sito dell’Inps e sull’app Inps Mobile.

Non tutti i pensionati, però, ricevono necessariamente il conguaglio nello stesso mese. I tempi dipendono dalla trasmissione all’Inps dei dati risultanti dalla dichiarazione. Per chi deve pagare un debito fiscale e ha scelto la rateizzazione, le trattenute devono concludersi entro novembre 2026. Se i dati della dichiarazione arrivano all’Inps in ritardo, il numero di rate effettivamente applicabile può essere inferiore rispetto a quello inizialmente previsto.

Pensioni più basse a settembre: chi rischia il taglio del 5%

L’importo di settembre può quindi essere più alto o più basso a seconda degli effetti del 730. Per alcuni pensionati, però, la riduzione dell’importo è legata a un’altra ragione: la seconda trattenuta del 5% prevista per chi non ha comunicato i redditi relativi al 2022 e riceve una prestazione pensionistica collegata al reddito.

L’Inps ha applicato la prima trattenuta sulla rata di agosto 2026 e la ripete sulla pensione di settembre. Il prelievo è pari al 5% dell’importo lordo della pensione corrisposto nel mese di luglio 2026. Per le pensioni fino a 100 euro mensili non è prevista questa trattenuta.

La voce può essere individuata nel cedolino con la dicitura “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”. La misura interessa le prestazioni pensionistiche collegate al reddito coinvolte nella campagna Red 2023, tra cui integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali e somma aggiuntiva, cioè la quattordicesima, oltre alle altre prestazioni individuate dall’Inps nell’ambito della verifica reddituale. Agli interessati l’Istituto ha inviato una comunicazione di sollecito per segnalare la mancata comunicazione dei redditi e la conseguente sospensione della prestazione.

Comunicazione dei redditi: cosa fare entro il 15 settembre 2026

Per chi è interessato dal provvedimento, il 15 settembre 2026 non è soltanto la data entro cui evitare una nuova trattenuta: è il termine per regolarizzare la propria posizione reddituale ed evitare la revoca della prestazione collegata al reddito.

Chi non provvede entro la scadenza rischia infatti la revoca definitiva della prestazione, con il conseguente recupero delle eventuali somme che risultassero non dovute. Per regolarizzare la posizione è necessario presentare online la domanda di “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008” attraverso i servizi Inps. Chi ha bisogno di assistenza può rivolgersi a un patronato.

La verifica serve all’Inps per accertare il diritto alle prestazioni il cui riconoscimento o il cui importo dipende dalla situazione reddituale del beneficiario. Per questo, in assenza delle informazioni richieste, la prestazione può prima essere sospesa e successivamente revocata.

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