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Accadde oggi – 23 agosto 1966: 60 anni fa la prima foto della Terra dalla Luna, la storia di Lunar Orbiter 1

Il 23 agosto 1966 Lunar Orbiter 1 scattò la prima foto della Terra dall’orbita lunare. Uno scatto fuori programma entrato nella storia

Accadde oggi – 23 agosto 1966: 60 anni fa la prima foto della Terra dalla Luna, la storia di Lunar Orbiter 1

Sessant’anni fa la Terra apparve, per la prima volta, come non l’avevamo mai vista. Il 23 agosto 1966 la sonda Lunar Orbiter 1 della Nasa fotografò il nostro pianeta mentre emergeva sopra l’orizzonte lunare, regalando all’umanità la prima immagine della Terra ripresa dalle vicinanze di un altro corpo celeste e la prima fotografia in cui Terra e superficie lunare comparivano insieme dallo spazio. Era uno scatto in bianco e nero, granuloso e lontanissimo dalla nitidezza delle immagini spaziali a cui siamo abituati oggi. Eppure bastò a cambiare prospettiva: per la prima volta la nostra casa appariva lontana, sospesa nel buio, osservata dalla Luna.

E pensare che quella fotografia non faceva nemmeno parte del programma originario della missione. Lunar Orbiter 1 era stata inviata nello spazio con un compito molto più concreto: fotografare la superficie lunare e individuare possibili aree di atterraggio per le future missioni Apollo. Il 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin avrebbero messo piede sulla Luna con Apollo 11, era ancora lontano. Mancavano poi più di due anni anche alla celebre fotografia a colori dell’”Earthrise” scattata dagli astronauti di Apollo 8. Ma in quell’estate del 1966 una sonda senza equipaggio aveva appena mostrato al mondo qualcosa di completamente nuovo.

Quella che sarebbe stata celebrata anche come “l’immagine del secolo” nacque quasi fuori programma, nel pieno della corsa allo spazio, da una decisione presa durante una missione che avrebbe dovuto semplicemente preparare la strada agli astronauti. E invece finì per regalarci il primo grande ritratto della Terra visto dalla Luna.

Lunar Orbiter 1, la sonda che preparava la strada all’Apollo

Lunar Orbiter 1 era partita il 10 agosto 1966 dalla Cape Kennedy Air Force Station, in Florida, a bordo di un razzo Atlas-Agena D. Quattro giorni dopo entrò in un’orbita ellittica intorno alla Luna, diventando la prima sonda statunitense a riuscirci, pochi mesi dopo il primato sovietico stabilito da Luna 10. Per la Nasa la priorità era conoscere meglio la superficie lunare. Prima di mandare degli uomini sulla Luna occorreva individuare zone abbastanza pianeggianti e sicure per gli allunaggi delle future missioni.

Il programma prevedeva di fotografare nove possibili siti principali per Apollo, sette aree secondarie, il luogo di atterraggio di Surveyor 1 e alcune regioni del lato nascosto. Lunar Orbiter 1 era quindi uno degli esploratori incaricati di precedere gli astronauti e raccogliere le informazioni necessarie per trasformare il progetto lunare americano in una missione concreta. I primi scatti arrivarono il 18 agosto, ma non tutto funzionò come previsto. Un problema al sistema di compensazione del movimento provocò sfocature in alcune fotografie ad alta risoluzione, mentre un inconveniente nel processo di sviluppo obbligò a far avanzare la pellicola più spesso di quanto programmato.

Da quelle difficoltà nacque però un’opportunità inattesa. I responsabili della missione capirono che alcune esposizioni aggiuntive potevano essere utilizzate modificando temporaneamente l’orientamento della sonda. Invece di tenere le fotocamere puntate esclusivamente verso il suolo lunare, decisero di rivolgerle altrove. E l’obiettivo finì sulla Terra.

Il 23 agosto 1966: la prima foto della Terra dalla Luna

Il 23 agosto 1966, mentre Lunar Orbiter 1 riemergeva dal lato nascosto della Luna, la fotocamera inquadrò la Terra sopra l’orizzonte lunare. Lo scatto entrò nella storia come la prima fotografia del nostro pianeta realizzata dall’orbita della Luna. La distanza era di circa 380 mila chilometri. Nell’immagine è visibile una porzione della Terra che si estende approssimativamente da Istanbul fino a Città del Capo. In primo piano appare il paesaggio lunare, mentre nello spazio nero si staglia una parte del pianeta illuminato.

Oggi può sembrare un’immagine tecnicamente rudimentale. Nel 1966 l’effetto fu completamente diverso. Per il pubblico significava osservare la Terra non più come il luogo da cui partivano razzi e astronauti, ma come un corpo celeste sospeso nello spazio, piccolo e distante. Lunar Orbiter 1 ripeté lo scatto due giorni più tardi. Nel dicembre 1968 gli astronauti di Apollo 8 avrebbero realizzato la molto più famosa “Earthrise a colori“, destinata a diventare una delle fotografie simbolo del Novecento. Il primo sguardo dalla prospettiva dell’orbita lunare, però, era arrivato già due anni prima. La storica immagine fu ricevuta anche dalla stazione di Robledo de Chavela, vicino Madrid, parte della rete per le comunicazioni nello spazio profondo utilizzata dalla Nasa insieme alle strutture di Goldstone, in California, e Canberra, in Australia.

Uno scatto nato da tecnologia segreta

A rendere possibile lo scatto era un sistema fotografico straordinariamente complesso per l’epoca. Lunar Orbiter 1 portava a bordo un apparato Eastman Kodak da circa 68 chilogrammi, dotato di una fotocamera grandangolare e di una a campo più stretto. Non c’erano sensori digitali né schede di memoria. Le fotografie venivano impresse su una vera pellicola, che doveva essere gestita direttamente nello spazio. Il sistema riusciva a sviluppare il film all’interno della sonda, scansionarlo e trasmettere le immagini verso la Terra, dove il segnale veniva trasformato nuovamente in fotografie.

Dietro quella tecnologia c’era inoltre una storia rimasta segreta per anni. Solo dopo la fine della Guerra Fredda divenne pubblico che il sistema fotografico derivava da apparecchiature sviluppate per programmi militari statunitensi. La tecnologia Eastman Kodak era legata a un progetto del National Reconnaissance Office ed era stata impiegata anche per il satellite spia Samos E-1.

Uno strumento nato nel mondo della ricognizione militare finì così per contribuire a una delle immagini più importanti dell’esplorazione spaziale. La fotografia che conosciamo oggi, inoltre, è molto migliore di quella che il pubblico poté osservare nel 1966. Per decenni l’immagine circolò con una qualità nettamente inferiore rispetto alle informazioni custodite nei dati originali. La svolta arrivò nel 2008, quando il Lunar Orbiter Image Recovery Project, LOIRP, recuperò i vecchi dati delle missioni e li rielaborò con tecnologie moderne. A più di quarant’anni di distanza, lo storico scatto poté così essere osservato con una definizione molto superiore.

Dalla foto del 1966 alla Terra vista oggi dallo spazio

Lunar Orbiter 1 concluse la sua principale campagna fotografica il 28 agosto 1966. In totale realizzò 205 immagini, che continuarono a essere trasmesse fino al 16 settembre. Terminato il lavoro fotografico, la sonda proseguì la raccolta di dati sulle radiazioni, sui micrometeoriti e sul campo gravitazionale lunare. Il 29 ottobre 1966, con il carburante ormai quasi esaurito e i sistemi in deterioramento, i controllori la fecero precipitare deliberatamente sulla Luna per evitare possibili interferenze con le missioni successive.

Il programma Lunar Orbiter proseguì con altre quattro sonde. Tra il 1966 e il 1967 le cinque missioni inviarono complessivamente 3.062 fotografie e permisero di mappare circa il 99% della superficie lunare, fornendo informazioni fondamentali per scegliere i luoghi destinati agli allunaggi del programma Apollo. Tra quei luoghi c’era il Mare della Tranquillità. Meno di tre anni dopo la fotografia del 23 agosto 1966, sarebbe diventato lo scenario dello sbarco di Apollo 11.

Da allora il modo di osservare la Terra è cambiato radicalmente. Oggi satelliti meteorologici, sonde interplanetarie e osservatori spaziali ci restituiscono immagini spettacolari del pianeta, mostrano il blu degli oceani, le spirali delle perturbazioni, le luci delle città nella notte e i sottili strati dell’atmosfera. Mai come nell’era moderna la Terra è stata fotografata con tanta precisione e da prospettive così diverse.

Ma nel 1966 non c’era nulla di simile. C’era Lunar Orbiter 1, una sonda costruita soprattutto per studiare il terreno su cui un giorno sarebbero dovuti scendere gli astronauti. Quasi per un’improvvisazione dei responsabili della missione, invece di guardare soltanto verso la Luna rivolse per un momento la fotocamera nella direzione opposta. E in quell’istante, sessant’anni fa, la Terra diventò il soggetto della fotografia.

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