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La Corea minaccia, le banche corrono, Draghi frena

La minaccia di Kim manda in rosso l’Asia – Wall Street si ferma sulla scia di Apple dopo nove rialzi – Riflettori su May a Firenze, voto tedesco e braccio di ferro spagnolo – Possibili deal Unicredit-Commerz e Siemens-Alsthom – Banche italiane meglio delle europee in Borsa, ma Draghi: “Troppe sofferenze”

La Corea minaccia, le banche corrono, Draghi frena

Il mondo si accinge a vivere un nuovo weekend di paura dopo l’ultima esternazione di Pyongyang. Il ministro degli Esteri di Kim, Ri Yong Ho ha affermato che il governo sta valutando la possibilità di effettuare un test nucleare di “potenza senza precedenti”: una bomba all’idrogeno di far esplodere nel Pacifico.

L’emergenza asiatica fa passare in secondo piano le vicende dell’Eurozona. Oggi Theresa May a Firenze proverà a sbloccare il negoziato sulla Brexit. Intanto non cala la tensione tra Madrid e Barcellona, ma i riflettori sono già concentrati sul voto tedesco di domenica, che incoronerà per la quarta volta Angela Merkel (ma con la spina di una crescita della destra).

Cresce la sensazione che, dopo il voto, possa accelerare il processo di integrazione della Ue, con effetti immediati sul mondo del business. Non a caso è esplosa la questione di una sistemazione di Commerzbank, la banca commerciale più importante. E si torna a parlare con insistenza di un deal tra Siemens e Alsthom.

WALL STREET SI FERMA DOPO NOVE RIALZI. PESA APPLE

L’ultima minaccia in arrivo da Pyongyang ha gelato i listini asiatici. L’indice Kospi della Borsa di Seoul è in ribasso dello 0,7%, mentre lo won, la valuta della Corea del Sud, si indebolisce su dollaro dello 0,5% a 1,138. Hong Kong perde lo 0,9% e l’indice CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzen segna un calo dello 0,7%.

La Borsa del Giappone arretra, mentre lo yen, percepito dagli investitori come un bene rifugio, si rafforza su dollaro a 111,8 da 112,5 di ieri: primo apprezzamento dopo sei giorni consecutivi in indebolimento. Scende anche il mercato azionario dell’India: indice Sensex -0,7%.

Battuta d’arresto per i mercati Usa dopo nove giorni consecutivi di rialzo. Wall Street rivede i conti alla luce del probabile aumento dei tassi a dicembre. Pesa ancor di più la pressione delle vendite su Apple (-1,3%), legate al timore di un’accoglienza tiepida per gli ultimi iPhone. Il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,24% dopo essere riuscito ad aggiornare in avvio il massimo storico a 22.419,51; indice S&P 500 -0,23% e Nasdaq -0,52%.

SEMPRE PIÙ PIATTA LA CURVA DEI T-BOND

Il dollaro recupera posizioni sull’euro, trattato a 1,1954. Il Treasury Bill a 10 anni tratta a 2,27%. Il differenziale tra il rendimento del decennale e del trentennale, scende a 53 punti base, in prossimità dei minimi degli ultimi due mesi, livelli vicini al minimo del gennaio del 2009. 

L’appiattimento della curva segnala che gli investitori sono scettici sulle possibilità di vedere una ripresa forte e strutturale dell’economia degli Stati Uniti. In effetti, la stessa Janet Yellen ha ammesso che la debolezza dell’inflazione, le cui stime sono state inaspettatamente riviste al ribasso, è un mistero.

PETROLIO STABILE, OGGI L’ANALYST DAY DI TENARIS

Petrolio Brent invariato a 56,3 dollari il barile, Wti a 50,55. Il ministro del petrolio del Kuwait, Essam al-Marzouq, ha dichiarato che durante la riunione dell’Opec, in programma domani, non sarà discussa la possibilità di un’estensione dell’accordo sui tagli alle scorte globale di greggio.

In crescita a Piazza Affari sia Saipem (+0,5%) che Eni (+0,7%, a 13,74 euro). In calo Tenaris (-1,2% a 11,96 euro) alla vigilia dell’Analyst Day: Morgan Stanley ha fatto notare che il titolo ha fatto peggio del settore durante l’incontro 7 volte negli ultimi 8 anni.

Sale Saras: +1,47% a 2,07 euro. Mediobanca Securities ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 1,9 a 2,1 euro, confermando la raccomandazione neutra.

APERTURA FIACCA IN EUROPA. OGGI LE PROPOSTE UK SULLA BREXIT

I futures segnalano un’apertura al ribasso di mezzo punto per le Borse europee. Milano guida la carica dei listini, grazie alla spinta delle banche, L’indice Ftse Mib sale dello 0,6% a 22.484 punti, toccando un nuovo massimo dalla fine del 2015. In mattinata ha toccato quota 22.500,18 punti: il prossimo target è fissato a 22.850 punti.

Bene Parigi: l’indice CAC 40 guadagna lo 0,6%. Il Dax di Francoforte avanza dello 0,4%. In rialzo anche la Borsa di Madrid: +0,1% all’indomani delle dimostrazioni di piazza degli indipendentisti catalani, innescate dall’arresto degli organizzatori del referendum sull’autonomia, dichiarato illegale dall’alta magistratura spagnola. Nell’ultimo mese la Borsa spagnola ha perduto lo 0,3%, contro il +3,3% della Borsa di Milano.

Arretra invece la Borsa di Londra, -0,11%, alla vigilia dell’atteso discorso di ulla Brexit che Theresa May terrà a Firenze. Secondo la Bbc oggi il primo ministro britannico dirà di volere un accordo di transizione di due anni con l‘Ue, dopo l‘uscita del Regno Unito dall‘Unione Europea nel marzo 2019.

LA BCE ALZA LE STIME SULLA CRESCITA

La fiducia dei consumatori della zona euro è migliorata oltre il previsto a settembre, secondo la stima flash pubblicata dalla Commissione europea. Il dato è salito a -1,2 da -1,5 di agosto. Gli analisti si aspettavano una lettura invariata rispetto al mese precedente.

Nel suo bollettino mensile la Bce rivede al rialzo le prospettive sulla crescita dell’Eurozona, sottolineando però che questa non si è ancora tradotta nei prezzi a causa della forza dell’euro. L’Istituto ricorda inoltre che “deciderà in autunno riguardo una calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell’anno”. 

La politica monetaria “non è lo strumento giusto per gestire gli squilibri finanziari nell’area dell’euro, cosa che è invece compito dei governi nazionali”. È quanto ha sostenuto ieri Mario Draghi nel suo intervento alla seconda Conferenza annuale del Comitato europeo per il rischio sistemico (Esrb). Il presidente della Bce si è soffermato sul livello delle sofferenze nei bilanci delle banche europee “pari a circa 1.000 miliardi a fine 2016”.

La situazione, ha detto, sta migliorando ma “persiste una debolezza strutturale, la quale include strutture di governance interne inadeguate, procedure di recupero crediti inefficaci e costose in alcuni Paesi membri e incentivi disallineati che bloccano veloci risoluzioni degli Npl”.

SALGONO I TASSI SUI BTP. ALL’ASTA 3 MILIARDI DI CTZ

In fibrillazione l’obbligazionario europeo in scia al rafforzamento dei T-bond Usa. Il rendimento del Btp 10 anni sale al 2,16, mentre lo spread con il Bund torna a 170.70 punti. Sui titoli della periferia europea hanno pesato anche le tensioni politiche in Spagna.

Il Tesoro di Madrid ha collocato quattro titoli a medio-lungo per un ammontare complessivo pari a 4,68 miliardi di euro, con tassi in calo. Attiva sul primario anche la Francia, con il collocamento di 7 miliardi di Oat. In occasione dell‘asta di martedì 26 settembre il ministero dell‘Economia metterà a disposizione degli investitori fino a 3 miliardi di euro tra Ctz e Btpei. Nel dettaglio, il Tesoro offrirà tra 1 e 1,5 miliardi della nona tranche del Ctz 30 maggio 2019 insieme a un importo tra 1 e 1,5 miliardi complessivi dei due Btpei 15 maggio 2022 e 15 settembre 2032.

BANCHE ITALIANE. NEL 2017 +27% (+15% LE EUROPEE)

Anche a Milano l’aria di rialzo dei tassi ha dato la carica al comparto finanziario: l‘indice delle banche italiane ha guadagnato l‘1,66% portandosi a 12.055 punti, a un passo dai massimi dell’anno segnati a metà agosto a 12.145 punti.

Il progresso da inizio anno è del 27% circa, ben superiore al dato dell’Eurostoxx di settore (+15,5%). Guida la corsa Ubi Banca (+4,35%) dopo che la banca ha annunciato la partecipazione del management ad acquisti di titoli per un controvalore complessivo di 1,6 milioni di euro nell’ambito di un piano di incentivazione a lungo termine lanciato a sostegno del piano industriale. Intesa Sanpaolo (+1,4%) ha chiuso sui massimi da gennaio 2016. 

L’asta dei credit default swap sulle obbligazioni subordinate di Monte Paschi ha stabilito una valutazione dei bond di 49,5 su 100, che valorizza le azioni della banca circa 4,30 euro.

NUOVO STATUTO PER UNICREDIT. MERKEL FRENA SU COMMERZBANK

Sotto i riflettori Unicredit (+2,3%) che ha recuperato le perdite subite a fronte dei rumors di un interesse per Commerzbank (+3,46%). In realtà il promesso sposo dell’istituto bavarese (in non buone acque) dovrebbe essere la parigina Bnp Paribas (+1,01%), proprietaria di Bnl. È quanto sostiene il settimanale WirtschaftsWoche. Secca la smentita del ministero delle Finanze di Berlino: “Non ci sono negoziazioni e non abbiamo dato mandato a una banca d‘investimento”.

Intanto la Banca ha annunciato le novità dello statuto che saranno presentate all’assemblea del 4 dicembre: il consiglio potrà presentare una lista di candidati; sarà eliminato il tetto del 5% sul diritto di voto ed è prevista la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie. La sede, infine, sarà spostata da Roma a Milano.

VOLA YNAP/YOOX. RALLENTANO LUXOTTICA E ATLANTIA

Il titolo migliore della giornata è stato Ynap +4,17% sull’onda delle indiscrezioni sul possibile ingresso del gigante Alibaba nel portale della moda. Brillante anche Ferragamo +1,46%.

S’avvicina il verdetto dell’Antistrust Ue sulla fusione(a rischio) tra Luxottica ed Essilor (-0,95%). Rbc ha tagliato la raccomandazione a underperform da sector perform con prezzo obiettivo che scende a 47 da 55 euro.

Frena ancora Atlantia (-0,59%) sull’onda delle voci su una controfferta per Abertis orchestrata da Acs tramite la controllata tedesca Hochtief.

TISCALI SCOPRE L’UTILE. GEOX E TREVI FANNO BOOM

Non mancano le note positive tra le medium/small caps. Geox (+3,85%) ha chiuso la seduta in forte rialzo sui massimi da febbraio 2016 a 3,56 euro. Balzo di Trevi (+14,78%), infiammata da nuove commesse.

In evidenza anche Tiscali (+10,5%) dopo aver annunciato il primo semestre in utile della sua storia (24,5 milioni di euro). I ricavi si sono attestati a 103,6 milioni (+6,9%), nella parte alta degli obiettivi comunicati al mercato lo scorso luglio. L’ebitda è stato pari a 14,4 milioni (+16,3%), ampiamente al di sopra del target 2017.

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