La transizione digitale può essere la chiave per rilanciare l’economia italiana a patto di saperla governare. È il messaggio emerso dal nuovo Rapporto dell’Osservatorio Icsc, presentato a Roma nella sede della Fondazione Astrid, in collaborazione con Ifab (International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development).
Il documento, dal titolo “Quali policy per le tecnologie strategiche del XXI secolo?“, fotografa lo stato dell’innovazione in Italia e traccia la rotta per restare competitivi nel campo del supercalcolo, dell’intelligenza artificiale, del quantum computing e della sostenibilità digitale. E senza un salto di qualità su infrastrutture e competenze, l’Italia rischia di restare ai margini della rivoluzione tecnologica europea.
Le quattro leve per la competitività
Secondo il Rapporto, la trasformazione digitale e la competitività economica delle imprese italiane si giocano su quattro assi strategici: strategia digitale, Big Data, High Performance Computing (HPC) e Cloud. Le politiche di supporto in questi ambiti, spiegano gli autori, possono ridurre il divario tecnologico, stimolare innovazione e favorire una crescita sostenibile e inclusiva.
Da qui la richiesta di un’azione più coordinata tra livello nazionale ed europeo. L’Italia, si legge, deve “promuovere una regolazione nazionale armonizzata con il quadro europeo, evitando maggiori complessità per la compliance alle norme per il digitale”. Serve quindi “una semplificazione della regolamentazione, un coordinamento tra i vari testi di settore e un focus dell’ambito nazionale sulla fase di attuazione, con politiche locali per le Pmi”.
Una politica industriale per il digitale
L’altra grande sfida riguarda la politica industriale per l’ecosistema digitale. Il Rapporto chiede un piano di lungo periodo “improntato ad una visione di sistema, con focus specifico sui semiconduttori, sulle infrastrutture fisiche (reti per la connettività, data center) e virtuali (cloud, in primo luogo), nonché sull’interoperabilità delle piattaforme”. Altro punto cruciale è l’autonomia tecnologica: l’Italia dovrebbe “diminuire la dipendenza da hardware statunitensi e asiatici, ove possibile, con iniziative specifiche che continuino a supportare tale impegno”.
La transizione digitale, insomma, va sostenuta con politiche industriali e misure di contesto coerenti, capaci di rafforzare il tessuto produttivo e di garantire accesso diffuso alle tecnologie emergenti.
Formazione e cooperazione, la chiave dello sviluppo
Per l’ecosistema italiano, la tecnologia non basta. Occorrono persone qualificate, collaborazione tra pubblico e privato e un contesto energetico e infrastrutturale adeguato.
Il documento sottolinea la necessità di “investimenti crescenti nella formazione in materie Stem (tanto nell’educazione scolastica, quanto in un reskilling e upskilling dei lavoratori)”, insieme a un “intervento sui costi dell’energia e una revisione delle procedure di connessione alla rete, disegnate avendo a mente un contesto tecnologico ormai obsoleto”.
In quest’ottica, Marco Becca, direttore generale di IFAB, spiega: “siamo impegnati a creare ecosistemi di innovazione incentrati su modelli di cooperazione pubblico-privato, che mettano in contatto Università e Centri di ricerca con le PMI. Il percorso per lo sviluppo digitale del nostro Paese deve essere collaborativo e condiviso e alimentato con iniziative legislative e industriali dedicate”.
Supercalcolo e AI, il cuore dell’autonomia digitale
La direttrice generale del Centro Nazionale ICSC, Daniela Gabellini, evidenzia il valore strategico dell’infrastruttura italiana di supercalcolo e quantum computing: “Il report presentato oggi rappresenta un contributo prezioso per il Centro Nazionale ICSC e si inserisce in piena coerenza con il percorso avviato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, attraverso il PNRR, per costruire una solida infrastruttura nazionale di Supercalcolo e Quantum Computing. Questa infrastruttura costituisce il cuore tecnologico su cui si fondano autonomia digitale, innovazione e competitività del Paese e delle sue imprese. Perché possa esprimere appieno il suo potenziale, è necessario accompagnarla con azioni mirate volte a rafforzare la collaborazione pubblico-privato, facilitare l’accesso alle infrastrutture complesse, sostenere la formazione e lo sviluppo delle competenze, e semplificare i processi amministrativi e di rendicontazione per favorire un più agevole accesso ai finanziamenti”.
“In questa prospettiva – conclude Gabellini – il lavoro congiunto dell’Osservatorio ICSC con Astrid rappresenta un passo significativo per tradurre la visione in proposte concrete verso un ecosistema aperto, collaborativo e orientato al futuro”.
“La transizione digitale ha registrato una accelerazione in virtù dei progressi del supercalcolo, del cloud e dell’intelligenza artificiale, soprattutto. Per definire efficaci interventi di policy sono innanzitutto necessari: una visione di sistema dell’intera filiera digitale, non limitata quindi a singole componenti e una chiara integrazione tra le politiche europee e quelle nazionali” ha spiegato Antonio Perrucci, direttore di ASTRID-LED.
Dal cloud alle Pmi: la sfida della prossimità
Il Governo, ricorda il Rapporto, ha già avviato iniziative per una strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e il cloud, oltre alla nuova strategia per le reti a banda ultralarga. Ma la sfida sarà far sì che questa crescita raggiunga anche i territori, potenziando le infrastrutture locali di HPC e cloud e sostenendo la transizione verso modelli di Edge Computing, per “migliorare la sicurezza, la localizzazione dei dati e l’autonomia tecnologica”.
L’obiettivo finale è garantire anche alle Pmi un accesso reale e competitivo alle infrastrutture digitali. Per questo il Rapporto propone di “incentivare la formazione di competenze specialistiche, semplificare l’accesso ai fondi nazionali ed europei dedicati alla trasformazione digitale e offrire strumenti finanziari su misura”.