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Iran, Trump sblocca acquisti di petrolio russo ma rally non frena. Critiche dall’Europa. Ft: ecco quanto guadagna Mosca con i rincari

Trump concede licenza di 30 giorni che permette ai Paesi di acquistare greggio e prodotti petroliferi russi fermi in mare, nel tentativo di stabilizzare i mercati energetici globali. Ft: Russia guadagna fino a 150 milioni di dollari al giorno dai rincari del greggio

Iran, Trump sblocca acquisti di petrolio russo ma rally non frena. Critiche dall’Europa. Ft: ecco quanto guadagna Mosca con i rincari

Gli Stati Uniti hanno concesso una licenza temporanea di 30 giorni che permette ai Paesi di acquistare greggio e prodotti petroliferi russi già caricati e fermi in mare, nel tentativo di stabilizzare i mercati energetici globali. La misura si aggiunge al rilascio di 172 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve americana, nell’ambito di un piano coordinato con l’Agenzia internazionale dell’energia, che ha concordato un rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. Negativa la reazione dell’Europa (Ue + Uk) che considera un errore la scelta di Trump.

Trump autorizza acquisto di petrolio russo già in transito

“Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti di petrolio il dipartimento del Tesoro ha concesso un’autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare“. Lo annuncia il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent sui social media precisando che si tratta di “una misura, circoscritta e di breve durata che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione“.

“Il presidente Trump”, prosegue Bessent nel post “sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità dei mercati energetici globali e si sta impegnando a mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l’instabilità causate dal regime terroristico iraniano”. “Le politiche energetiche del presidente – sottolinea il segretario al Tesoro Usa – hanno portato la produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti a livelli record, contribuendo a ridurre i prezzi dei carburanti per i lavoratori americani. L’aumento dei prezzi del petrolio è temporaneo e di breve durata e, nel lungo periodo, si tradurrà in un enorme vantaggio per la nostra nazione e la nostra economia”.

Dopo gli Stati Uniti, anche le autorità thailandesi si stanno preparando ad avviare i negoziati per l’acquisto di greggio da Mosca, secondo quanto riportato dal quotidiano thailandese The Nation.

Petrolio: a Russia fino a 150 milioni di dollari al giorno da rincari

La Russia guadagna fino a 150 milioni di dollari al giorno in entrate di bilancio extra dalle vendite di petrolio, il che la rende il principale beneficiario del conflitto in Medio Oriente. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale, indipendentemente dai soldi che potranno arrivare dopo la deroga statunitense, Mosca ha finora guadagnato una cifra stimata tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, dopo che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha portato a una crescente domanda di greggio russo da parte di India e Cina.

Secondo i calcoli del Financial Times basati sui dati del settore e sulle valutazioni di diversi analisti, il governo russo potrebbe ricevere un fatturato aggiuntivo complessivo compreso tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari entro la fine di marzo. Questo presuppone che i prezzi del greggio russo Urals si aggirino in media tra i 70 e gli 80 dollari al barile questo mese, anziché rimanere a un livello vicino alla media dei due mesi precedenti, pari a 52 dollari al barile. Si tratta di un netto capovolgimento di rotta per Mosca, che prima della guerra con l’Iran aveva dovuto fare i conti con il calo dei prezzi del petrolio e la perdita della maggior parte delle sue vendite all’India, in gran parte a causa delle pressioni di Washington.

Le esportazioni russe di greggio e di prodotti petroliferi sono crollate dell’11,4% a 6,6 milioni di barili al giorno a febbraio, il livello più basso dall’invasione dell’Ucraina del 2022, secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia pubblicato giovedì. Molto ora dipende da quanto durerà il conflitto in Medio Oriente, ma gli attuali prezzi elevati “aiuteranno la Russia a rispettare gli indicatori di bilancio in questo trimestre e persino a iniziare a risparmiare un po’ di soldi”, ha affermato Borys Dodonov, responsabile degli studi sull’energia e sul clima presso la Kyiv School of Economics.

Petrolio: scorte e deroghe Usa non frenano il rally

Vero è che il petrolio resta sopra quota 100 dollari e si avvia a chiudere la settimana in forte rialzo, mentre i mercati continuano a scontare il rischio di una crisi prolungata in Medio Oriente e di nuove interruzioni dell’offerta energetica. Il Brent supera barriera dei 101 dollari al barile ed è in corsa per un rialzo settimanale di circa il 9%, mentre il Wti tocca nuovamente i 97 dollari restando avviato a un guadagno del 7%.

A sostenere i prezzi è soprattutto l’escalation sullo Stretto di Hormuz, passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche da quando ha assunto la guida del Paese, Mojtaba Khamenei ha detto che la leva della chiusura dello stretto “deve essere usata”, evocando anche l’apertura di nuovi fronti contro Stati Uniti e Israele se la guerra dovesse proseguire. Il tentativo di Washington di allentare le tensioni sull’offerta ha avuto finora effetti limitati.

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