Il risiko bancario italiano si riaccende nel giro di poche ore. Dopo la proposta amichevole di Banco Bpm a Monte dei Paschi per un’aggregazione alla pari, Intesa Sanpaolo cambia completamente lo scenario e lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Mps. Una mossa pesante, approvata dal consiglio di amministrazione nella serata di domenica 7 giugno e comunicata al mercato nella mattina di lunedì 8 giugno, che porta direttamente la prima banca italiana dentro la partita per il controllo della banca senese e, indirettamente, del perimetro Mps-Mediobanca-Generali.
L’offerta di Intesa vale fino a 30,6 miliardi di euro in caso di adesione integrale. Per ogni azione Mps portata in adesione, il corrispettivo prevede 1,6 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione e una componente cash pari a un euro. Ai prezzi ufficiali del 5 giugno, la proposta valorizza Mps 10,091 euro per azione, con un premio del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di Borsa del Monte, del 17,4% rispetto al prezzo medio ponderato degli ultimi tre mesi e del 18,7% rispetto alla media a sei mesi.
La proposta arriva a meno di ventiquattro ore dall’iniziativa di Banco Bpm, che aveva avanzato al board di Mps un progetto di aggregazione alla pari, senza però indicare condizioni economiche dettagliate. E così quella che sembrava una partita a due tra Siena e Piazza Meda si trasforma in una sfida molto più ampia, con Intesa pronta a ridisegnare gli equilibri del credito italiano ed europeo.
Intesa, opas su Mps: un’operazione da leader europeo
Intesa Sanpaolo ha presentato l’Opas come una risposta alla necessità di consolidamento del sistema bancario europeo. La banca guidata da Carlo Messina lega l’operazione alla creazione di campioni dimensionali capaci di sostenere gli investimenti in tecnologia, innovazione e competitività. L’obiettivo è rafforzare il proprio posizionamento nel settore bancario europeo, consolidando al tempo stesso la presenza domestica e il ruolo di prima banca italiana radicata sul territorio.
Se l’offerta andrà in porto, il gruppo risultante diventerebbe il secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa, con un valore indicativo intorno a 126 miliardi di euro. Il baricentro strategico sarebbe il Wealth Management, Protection & Advisory, con circa 1.700 miliardi di attività finanziarie della clientela in partenza e l’obiettivo di arrivare a circa 2.000 miliardi entro il 2029. Il nuovo perimetro avrebbe oltre 27 milioni di clienti, di cui circa 20 milioni in Italia, e una rete di consulenza di circa 21.000 persone dedicate.
La banca sottolinea anche il ruolo della tecnologia. L’integrazione viene descritta come agevole, anche grazie alla piattaforma digitale cloud-native isytech.
Mps, Mediobanca e il nodo Generali
Il vero cuore strategico della partita non è soltanto Mps. Attraverso Siena, Intesa entrerebbe indirettamente anche nel dossier Mediobanca, dopo che Monte dei Paschi ha raggiunto una partecipazione dell’86,348% in Piazzetta Cuccia. Se la fusione tra Mps e Mediobanca non fosse completata prima del perfezionamento dell’offerta, Intesa potrebbe essere chiamata a promuovere una successiva offerta obbligatoria sulle azioni Mediobanca non ancora detenute da Mps. Se invece la fusione andasse in porto, il perimetro Mps-Mediobanca verrebbe incorporato direttamente nell’operazione.
È questo il passaggio che porta la sfida fino a Generali. Mediobanca detiene una quota rilevante nella compagnia assicurativa e Intesa chiarisce che tale partecipazione verrebbe mantenuta come investimento azionario non di controllo, senza interferenze nella governance del Leone di Trieste. La banca precisa che la partecipazione in Assicurazioni Generali rappresenta soltanto un investimento finanziario.
Nello stesso quadro, però, il consiglio di amministrazione di Intesa ha approvato anche l’acquisto di una partecipazione pari al 3,01% del capitale sociale di Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura con una primaria controparte finanziaria. L’operazione viene indicata come temporanea e di natura meramente finanziaria, funzionale ad assicurare che, in caso di buon esito dell’Opas, Intesa possa mantenere il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Generali secondo il metodo del patrimonio netto.
Opas Intesa su Mps: l’accordo con Unipol e il dossier Antitrust
Per affrontare in anticipo i possibili nodi concorrenziali, Intesa ha firmato un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni. L’intesa prevede, dopo il perfezionamento dell’operazione e a determinate condizioni, la cessione a Unipol di una entità giuridica bancaria comprendente il marchio Mps, circa 635 filiali della banca senese e gran parte delle strutture centrali necessarie a operare come banca indipendente (nascerà così Banca Mps). Il corrispettivo per cassa è stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
Intesa manterrebbe invece Mediobanca e il suo marchio, circa 625 filiali Mps e una parte limitata delle strutture centrali della banca senese. Nel complesso, il perimetro non ceduto rappresenterebbe circa l’80% dell’utile netto 2025 di Mps e Mediobanca. La logica dell’accordo è dichiaratamente industriale e punta a gestire in modo proattivo le questioni Antitrust, evitando che la dimensione dell’operazione faccia deragliare il percorso autorizzativo.
Il progetto prevede il completamento entro dicembre 2026, ma prima dovrà superare un lungo iter. Il documento di offerta sarà trasmesso alla Consob e partiranno le richieste alle autorità competenti, tra cui Banca d’Italia, Bce, Ivass, Antitrust, Golden Power e le altre autorità di vigilanza interessate. Solo alla fine del percorso arriverà il vaglio conclusivo della Consob.
Opas di Intesa su Mps: le sinergie e i dividendi attesi
Intesa stima dall’operazione sinergie annue ante imposte per circa 2,9 miliardi di euro a regime nel 2029. Di queste, circa 1,5 miliardi arriverebbero da risparmi di costo e circa 1,4 miliardi da maggiori ricavi, al netto delle dissinergie. Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi ante imposte, pari a circa 1,4 miliardi dopo le imposte.
Sul fronte occupazionale, la banca prevede uscite aggiuntive esclusivamente volontarie per circa 6.800 persone, di cui circa 5.000 dal perimetro Intesa Sanpaolo, compensate da circa 6.800 nuove assunzioni di giovani entro il 2029, di cui circa 2.700 come Global Advisor. Il rapporto indicato è di un’assunzione per ogni uscita volontaria, con l’obiettivo di sostenere il ricambio generazionale e accompagnare la crescita del gruppo. Ambiziose anche le promesse agli azionisti. Il gruppo risultante dall’operazione punta a un utile netto superiore a 16 miliardi nel 2029, contro gli oltre 11,5 miliardi attesi nel piano d’impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo. Il Roe è previsto oltre il 20%, mentre il Common Equity Tier 1 ratio dovrebbe restare sopra il 14% nel 2029. La distribuzione complessiva agli azionisti nel periodo 2025-2029 viene stimata in circa 61 miliardi, rispetto ai circa 50 miliardi del piano originario, con una distribuzione straordinaria cash per il 2026-2027 pari a 2,7 miliardi.
Mps: cda valuterà entrambe le proposte
Il consiglio di amministrazione di Siena, riunitosi questa mattina alle 10 e conclusosi nel tardo pomeriggio, ha preso atto della comunicazione ricevuta da Banco Bpm nella giornata di ieri e della comunicazione diffusa da Intesa Sanpaolo nella giornata di oggi. La banca ha fatto sapere che procederà “nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, alla valutazione della proposta, non sollecitata, di potenziale operazione di aggregazione tra la banca e Banco Bpm”, ma anche “dell’pfferta pubblica di acquisto e scambio (opas) volontaria promossa da Intesa Sanpaolo, non concordata”. Rocca Salimbeni è assistita dagli advisor finanziari Ubs e BofA e da BonelliErede e White & Case in qualità di advisor legali.
La banca “conferma che tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato”, si legge inoltre nella stessa nota.
(Ultimo aggiornamento: ore 19.13 di lunedì 8 giugno).
