Più che domandarsi se i mercati stiano vivendo una bolla finanziaria, la questione decisiva è capire quanto siamo vicini al momento in cui potrebbe sgonfiarsi. Ed è proprio questo il punto più difficile da prevedere. Ad occuparsi del tema è l’edizione di maggio 2026 del podcast “Al 4° piano” con Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners SGR.
Secondo l’analista per anni si è definita “recessione” una fase di Pil negativo per due trimestri consecutivi. Col tempo, però, economisti e analisti hanno compreso che una recessione è un fenomeno molto più complesso, riconoscibile spesso solo a posteriori. Lo stesso vale per le bolle speculative: quelle del passato appaiono oggi evidenti, tanto da riempire libri e corsi universitari, ma individuarle mentre si stanno formando è molto più complicato. Ancora più arduo è prevederne la fine.
Storicamente, le bolle nascono in contesti favorevoli, dalle scoperte geografiche all’IA
Storicamente, le bolle nascono in contesti favorevoli: abbondanza di liquidità, credito facile e strumenti finanziari che consentono di amplificare i guadagni attraverso la leva. A innescarle sono quasi sempre grandi novità capaci di alimentare aspettative di crescita senza limiti: dalle scoperte geografiche alla rivoluzione ferroviaria, dalla radio a Internet, fino all’Intelligenza Artificiale.
Secondo Alessandro Fugnoli l’elemento decisivo è che queste innovazioni sembrino destinate a produrre effetti di lunghissimo periodo. Se fosse possibile calcolare con precisione durata e impatto di una novità, il mercato la incorporerebbe rapidamente nei prezzi. Ma quando il futuro appare indefinito, l’immaginazione prende il sopravvento e gli investitori iniziano a scommettere su scenari potenzialmente infiniti.
Le bolle sono prima di tutto fenomeni psicologici: ecco i tre errori tipici degli investitori
Le bolle sono quindi, prima di tutto, fenomeni psicologici. In fasi di euforia collettiva, il desiderio di partecipare alla corsa supera la prudenza. Non partecipano solo gli ottimisti convinti, ma anche coloro che riconoscono l’eccesso speculativo e tentano comunque di cavalcarlo, confidando di riuscire a rivendere a prezzi ancora più alti. In questi momenti perfino analisti ed economisti tendono a privilegiare gli scenari più favorevoli, spesso elaborando nuove metriche per giustificare valutazioni sempre più elevate.
Gli errori tipici degli investitori durante una bolla sono tre. Il primo è non uscire mai dal mercato. Il secondo, celebre fin dai tempi di Isaac Newton durante la bolla dei Mari del Sud, consiste nel vendere troppo presto, pentirsi e rientrare a prezzi più alti, salvo poi subire il crollo finale. Il terzo errore riguarda chi resta prudente durante la fase rialzista ma decide di entrare dopo i primi ribassi, scambiando per occasioni prezzi che fino a poco prima sembravano eccessivi.
Ma oggi siamo dunque in una bolla? Forse sì, ma solo per l’Intelligenza artificiale
Ma oggi siamo davvero in una bolla? La risposta non è univoca. Difficile sostenerlo guardando a Cina, Europa, mercati emergenti o ai settori tradizionali dell’economia americana. Il discorso cambia invece per tutto ciò che ruota attorno all’Intelligenza Artificiale.
Qui emergono due grandi protagonisti: da un lato gli hyperscaler, i colossi tecnologici che investono somme enormi nello sviluppo dell’AI; dall’altro i produttori di semiconduttori, diventati centrali nella nuova corsa tecnologica. I primi non presentano ancora valutazioni estreme, ma resta aperto il dubbio sulla redditività futura degli investimenti giganteschi che stanno sostenendo. I secondi, invece, stanno beneficiando di una domanda eccezionale senza aver aumentato significativamente la capacità produttiva: margini e quotazioni sono così esplosi.
Per ora non si intravedono segnali di rallentamento. Ma se la domanda dovesse frenare, margini e valutazioni potrebbero ridimensionarsi rapidamente. In definitiva, parlare oggi di una bolla conclamata appare prematuro. E anche nell’ipotesi che esista davvero, il suo eventuale scoppio non sembra necessariamente imminente.
