L’Italia ha finalmente la sua legge sull’intelligenza artificiale. Dopo un percorso parlamentare lungo e tortuoso, che ha richiesto tre letture e numerose modifiche, il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri ad aprile 2024, con 77 voti favorevoli della maggioranza e 55 contrari delle opposizioni, due gli astenuti. Si tratta di un provvedimento articolato in 28 articoli suddivisi in sei Capi, che stabilisce principi generali per la ricerca, la sperimentazione, lo sviluppo e l’applicazione di sistemi e modelli di IA, delegando al governo l’adozione di decreti legislativi per allineare l’Italia all’AI Act europeo e disciplinare l’uso di dati, algoritmi e metodi matematici per l’addestramento dei sistemi.
Una cornice normativa chiara per l’IA in Italia: ecco cosa cambia
Il provvedimento, con disposizioni operative immediate, stabilisce che entro un anno il governo adotterà i decreti per allineare l’Italia all’AI Act europeo, regolamentando in sicurezza l’uso di dati, algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale. La legge introduce regole chiare per le applicazioni in sanità, lavoro, ricerca, pubblica amministrazione e giustizia, tutela la privacy e i diritti d’autore, comprese le opere generate con l’IA, aggiorna il codice penale contro usi illeciti e deepfake e prevede collaborazioni nazionali e internazionali.
Italia approva la legge sull’intelligenza artificiale: principi e finalità
Il Capo I stabilisce i principi generali e le finalità dell’IA, promuovendo un approccio trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali. Definisce l’uso dell’IA anche nei settori produttivi e della difesa, garantendo sicurezza, tutela della privacy e dei diritti dei cittadini.
L’IA nella sanità, nel lavoro e nella giustizia
Il Capo II del provvedimento stabilisce come l’IA possa essere utilizzata in ambito sanitario come supporto a diagnosi e cure, lasciando la decisione finale ai medici, con il diritto dei pazienti a essere informati. Nel mondo del lavoro, datori di lavoro e professionisti devono comunicare l’uso dell’IA a lavoratori e clienti, mentre un Osservatorio nazionale monitora benefici e rischi. Per la giustizia, il testo introduce il reato di “illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di IA”, punito con pene da uno a cinque anni in caso di danno ingiusto.
L’uso fraudolento dell’IA costituisce circostanza aggravante, aumentando le pene in caso di sostituzione di persona, truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e frodi finanziarie. Il ministero della Giustizia potrà adottare strumenti cautelari per bloccare e rimuovere contenuti generati illecitamente, ma ogni decisione sull’interpretazione e applicazione della legge resta di esclusiva competenza dei magistrati
Governance dell’IA: AgID e Acn al centro del controllo
Il Capo III affida alla presidenza del Consiglio, tramite il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, il coordinamento della Strategia nazionale per l’IA, aggiornata periodicamente e orientata a favorire collaborazioni pubblico-privato, ricerca e formazione. Inoltre istituisce il Comitato di coordinamento delle attività di indirizzo su enti, organismi e fondazioni che operano nel campo dell’innovazione digitale e dell’IA.
Le autorità designate per il controllo sono l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), mentre Banca d’Italia, Consob, Ivass e Agcom mantengono le proprie competenze specifiche. L’Acn vigila sull’adeguatezza e sicurezza dei sistemi con poteri ispettivi, mentre AgID gestisce le notifiche e promuove casi d’uso sicuri per cittadini e imprese. La scelta di affidare il monitoraggio a due agenzie governative, anziché a un’autorità indipendente, ha suscitato critiche dalle opposizioni parlamentari.
Copyright e creazioni generate dall’IA
Il Capo IV della legge estende la tutela del diritto d’autore anche alle opere create con il supporto dell’IA, a condizione che derivino dal lavoro intellettuale dell’autore. L’uso di opere o materiali presenti in rete tramite strumenti di IA è consentito solo se privi di copyright o destinati a scopi di ricerca scientifica e tutela del patrimonio culturale, evitando sovrapposizioni con le direttive europee.
Modifiche al codice penale e disposizioni finanziarie
Il Capo V introduce modifiche al codice penale per punire l’uso illecito dell’IA, comprese le diffusione ingannevole di contenuti come i deepfake, o l’uso di sistemi intelligenti che comprometta la sicurezza o l’integrità di persone o sistemi. L’obiettivo è prevenire abusi e garantire che l’innovazione digitale si sviluppi in sicurezza.
Il Capo VI contiene misure finanziarie con clausola di invarianza e autorizza l’Acn a concludere accordi di collaborazione con soggetti privati italiani, europei e, se autorizzati dalla presidenza del Consiglio, anche con Paesi Nato.
Risorse e investimenti: un miliardo di euro per le imprese tecnologiche
Nonostante le critiche per l’assenza di uno stanziamento specifico, la legge autorizza l’utilizzo di 1 miliardo di euro attraverso Cdp Venture Capital per investimenti in equity e quasi equity in Pmi e grandi imprese attive nei settori dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza, delle tecnologie quantistiche e delle telecomunicazioni. L’obiettivo è sostenere la crescita delle aziende italiane e rafforzare la competitività del Paese a livello internazionale.
“La legge consente l’allineamento all’AI Act e di innovare in un contesto normativo solido – ha commentato il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti -. C’è a disposizione un miliardo di euro e viene affidato ad Acn e Agid un presidio chiaro su sicurezza, qualità e trasparenza dei sistemi”.