Domani, mercoledì 22 aprile, scade la tregua e la crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase decisiva, con il rischio concreto di una nuova escalation proprio mentre a Islamabad si tenta un ultimo fragile passaggio diplomatico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato una linea dura sul programma nucleare iraniano, avvertendo che senza un accordo entro la scadenza “ripartiranno le bombe” e aggiungendo che non ci sarà alcuna proroga del cessate il fuoco. Trump ha ribadito che l’Iran non deve ottenere armi nucleari e ha affermato che i principali siti nucleari iraniani sarebbero stati “completamente distrutti” dalle operazioni militari americane, pur aggiungendo che il recupero delle scorte di uranio sarebbe un processo “lungo e complesso”.
La risposta iraniana è arrivata con toni altrettanto netti. Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento e figura centrale nei negoziati, ha escluso qualsiasi possibilità di dialogo sotto minaccia. Teheran accusa Washington di voler trasformare il tavolo negoziale in una richiesta di resa e ribadisce che non accetterà trattative condizionate dalla pressione militare.
Usa-Iran, negoziati in bilico. Tensione su Hormuz
Restano appesi a un filo i negoziati tra Stati Uniti e Iran, con un nuovo round atteso oggi in Pakistan ma ancora senza conferme sulla partecipazione iraniana. Il vicepresidente americano JD Vance dovrebbe partire per Islamabad insieme agli inviati della Casa Bianca, mentre la diplomazia prova a resistere in un clima segnato da dichiarazioni sempre più dure.
Intanto cresce la tensione nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per l’energia globale. Il rafforzamento del controllo navale statunitense e il blocco già operativo hanno spinto diverse navi a deviare o rientrare, mentre Teheran parla di atto ostile e chiede l’intervento dell’Onu, mentre lo spazio marittimo della regione resta uno dei principali potenziali punti di collisione.
Sul piano militare, i dati statunitensi indicano oltre 400 feriti nell’operazione “Epic Fury”, con un numero stabile di vittime, mentre l’Iran rivendica a sua volta perdite inflitte alle forze americane e israeliane.
Nel frattempo, la situazione resta instabile anche negli altri fronti mediorientali: a Gaza si registrano nuovi attacchi con vittime civili, mentre il cessate il fuoco rimane fragile. Anche tra Israele e Libano continuano episodi di tensione nonostante le tregue annunciate.
