Guerra in Iran, sull’utilizzo delle basi militari Usa in Italia si deciderà “con il Parlamento”. La premier Giorgia Meloni, intervenendo a Rtl 102.5 si è detta preoccupata per il “conflitto che comporta un rischio di escalation che può avere conseguenze imprevedibili. Sono preoccupata per le ripercussioni sull’Italia”. Sull’uso delle basi militari americane su territorio italiano, Meloni ha affermato che ci si atterrà agli accordi bilaterali: “Tutti si stanno attenendo – ha precisato – vale anche per noi”. Per richieste “più estese”, “dovremmo decidere noi (governo, ndr) insieme al Parlamento“, ha aggiunto. Immediata la replica delle opposizioni, secondo le quali la premier “scappa dal Parlamento”.
Guerra in Iran, Meloni sente Macron
A seguire, comunque, la leader del centrodestra e presidente del Consiglio ha avuto una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. “I due leader – spiega Palazzo Chigi in una nota – hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale, concentrandosi in particolare sull’impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione“. Meloni e Macron “hanno anche ribadito il comune impegno per sostenere le Nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro” oltre che per “evitare un’escalation militare in Libano. Entrambi hanno concordato di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi”.
Guerra in Iran, Meloni in Parlamento l’11 marzo
La “presidente Meloni mi ha comunicato la sua disponibilità a riferire in Parlamento mercoledì 11 marzo” sulla crisi in Iran, “anticipando le comunicazioni del Consiglio europeo e allargandole alla crisi in Medio Oriente. Ho comunicato la notizia ai presidenti di Camera e Senato”. Lo ha annunciato in Transatlantico, a Montecitorio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.
Guerra in Iran, cosa ha detto Crosetto
“Dobbiamo rivalutare i nostri assetti nella regione e rispondere alle richieste dei Paesi amici in difficoltà. Intendiamo dispiegare un dispositivo multi dominio in Medioriente, con sistemi di difesa aerea anti drone e antimissilistica“. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nelle comunicazioni alla Camera sulla guerra in Iran. “Porteremo assieme a spagnoli e francesi un aiuto a Cipro”, ha anche aggiunto Crosetto che ha poi aggiunto: intendiamo “fornire” ai Paesi del Golfo “assetti difensivi, di difesa area, antidrone e antimissilistica, nel perimetro di quanto già autorizzato e nei limiti delle nostre missioni”.
Iran, la minaccia all’Europa
L’Iran avverte l’Europa: “Se rimarrà in silenzio” di fronte alla “violazione del diritto internazionale” rappresentata dall’attacco statunitense e israeliano, “tutti i Paesi ne pagheranno il prezzo prima o poi”. “Chi rimane in silenzio sarà complice di questa ingiustizia… Ciò che ci si aspetta dai Paesi europei è che rompano il silenzio, perché questa è un’ingiustizia contro tutte le civiltà, contro una nazione”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei in un’intervista al canale 24 Horas della Tve. “Nessun Paese delle Nazioni Unite può rimanere indifferente”.
Alla domanda se l’Iran fosse responsabile del lancio di droni su una base britannica a Cipro, il portavoce del regime degli ayatollah ha dichiarato: “Siamo vittime di attacchi in una guerra ingiusta e ci stiamo difendendo. Sappiamo che gli Stati Uniti e altri Paesi stanno sfruttando i paesi confinanti con l’Iran per preparare una guerra di aggressione contro il nostro paese”.
“Non attaccheremo nessuna nazione nella regione. Ci impegniamo a mantenere buoni rapporti con i nostri vicini arabi musulmani, ma il problema è che questi territori vengono sfruttati dagli Stati Uniti per la preparazione e la logistica in vista del lancio di missili contro l’Iran“. Baghaei ha infine ribadito che l’Iran non ha lanciato un missile contro la Turchia: “Ci hanno accusati di attaccare la Turchia e non è così,” ha detto.
Iran, droni contro aeroporto in Azerbaigian
L’Azerbaigian accusa l’Iran di aver lanciato due droni contro l’enclave azera di Nakhchivan, provocando quattro feriti e danni all’aeroporto locale, e convoca l’ambasciatore iraniano avvertendo che l’attacco “non resterà senza risposta”, mentre Teheran respinge le accuse e attribuisce la responsabilità a Israele.
Secondo il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian, uno dei droni avrebbe colpito il terminal dell’aeroporto della repubblica autonoma di Nakhchivan mentre un secondo velivolo senza pilota è caduto nei pressi di una scuola nel villaggio di Chakarabad; le autorità azere hanno condannato “fermamente” gli attacchi, affermando che hanno danneggiato l’edificio aeroportuale e ferito civili. Il responsabile delle emergenze di un ospedale della regione, Sahib Abouzarov, ha riferito che quattro persone sono state ricoverate con traumi cranici.
Il presidente Ilham Aliyev lo ha definito “un attacco terroristico” e ha annunciato rappresaglie, attivando intanto lo stato di allerta per tutte le Forze armate del Paese. L’enclave di Nakhchivan, separata dal resto dell’Azerbaigian dal territorio dell’Armenia, confina direttamente con l’Iran. Lo Stato maggiore delle forze armate iraniane ha tuttavia negato “categoricamente” di aver lanciato droni verso l’Azerbaigian, sostenendo che dietro l’attacco vi sarebbe Israele, alleato di Baku e impegnato insieme agli Stati Uniti in bombardamenti contro l’Iran.
Guerra in Iran, quanti turisti italiani nell’area del Golfo
Nei Paesi del Golfo (Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman) restano all’incirca 8.900 turisti italiani: lo si apprende dalle cifre diffuse giovedì dalla Farnesina, che riportano la stima aggiornata sulle presenze di connazionali nelle aree interessate dalla guerra tra Usa, Israele e Iran. I dati resi noti ieri parlavano di 9.400 turisti. L’Unità di crisi del ministero degli Esteri riferisce inoltre di aver ricevuto segnalazioni di 461 italiani in Iran e calcola che le presente di italiani in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman siano 37.477, di cui 30.385 negli Eua. Si indicano inoltre le presenze di altri 57.200 connazionali circa tra Israele, Libano e Paesi limitrofi all’area più direttamente coinvolta dal conflitto, ovvero Arabia Saudita, Kuwait, Iraq, Siria, Giordania, Turchia, Egitto e Territori Palestinesi. In totale, come già riferito mercoledì, tra residenti e turisti in tutte le nazioni sopra riportate si parla di oltre 95.000 italiani.
Guerra in Iran, cosa succede in Libano
Dopo l’appello a evacuare lanciato dalle forze armate israeliane in vista di attacchi imminenti, gli abitanti della periferia sud di Beirut, tradizionale roccaforte di Hezbollah, si sono dati alla fuga. Secondo L’Orient le Jour, la strada che collega la capitale libanese con Damasco, in Siria, è imbottigliata di auto.
Nel mentre, il governo libanese ha deciso di vietare tutte le attività militari dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniani nel Paese dei Cedri, “in vista del loro arresto e rimpatrio in Iran”. Lo ha annunciato il ministro dell’Informazione Paul Morcos, presentando una nuova stretta nei confronti delle attività in Libano della Repubblica islamica e del suo alleato Hezbollah.
