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Gas, consumi mondiali al record: Usa al top e nuova spinta dall’Intelligenza artificiale

La domanda mondiale di gas raggiunge livelli record nel 2025. Gli Usa superano la Russia nell’export, mentre AI e data center spingono i consumi e Snam invita l’Europa ad accelerare sugli stoccaggi

Gas, consumi mondiali al record: Usa al top e nuova spinta dall’Intelligenza artificiale

La domanda mondiale di gas naturale ha raggiunto il massimo storico nel 2025, mentre gli investimenti realizzati negli ultimi anni hanno permesso al sistema energetico di affrontare la crisi dello Stretto di Hormuz con una tenuta decisamente superiore rispetto allo shock del 2022. È quanto emerge dal Global Gas Report 2026, realizzato da Snam e International Gas Union (IGU), che fotografa un mercato più diversificato e flessibile, ma chiamato a prepararsi a una nuova crescita dei consumi alimentata anche dall’intelligenza artificiale e dai data center.

Nel 2025 la domanda globale è salita a 4.202 miliardi di metri cubi, con un incremento di 69 miliardi, pari all’1,7%. La produzione ha toccato a sua volta il livello record di 4.147 miliardi di metri cubi, sostenuta soprattutto dal Nord America. Il rapporto avverte però che la crescente complessità dello scenario energetico richiederà nuovi investimenti nelle forniture, nel GNL, negli stoccaggi e nelle infrastrutture.

Lo shock di Hormuz e la risposta del mercato

La guerra tra Usa e Iran e la conseguente crisi dello Stretto di Hormuz ha rappresentato la prova più difficile per il mercato globale del gas dai tempi della crisi energetica di quattro anni prima. Le interruzioni hanno interessato circa il 20% delle forniture mondiali di Gnl (il solo Qatar ha perso il 96% dell’export), un volume equivalente al 3% dell’offerta complessiva di gas. Per il 2026 il report prevede una riduzione della produzione mondiale di 4 miliardi di metri cubi, pari allo 0,1%, e un calo della domanda di 7 miliardi, lo 0,2%. Sarebbe la prima contrazione di entrambe le grandezze dal 2022. La flessione della produzione mediorientale dovrebbe tuttavia essere compensata quasi interamente dalla crescita degli Stati Uniti e di altre aree.

Anche i prezzi hanno reagito con maggiore moderazione rispetto al passato. Le quotazioni al TTF hanno superato i 60 euro per megawattora, contro il picco di 227 euro raggiunto nel 2022. A contenere l’impatto sono stati gli investimenti nella diversificazione delle forniture, nella liquefazione e rigassificazione del Gnl, negli stoccaggi e nella flessibilità degli acquisti.

“La resilienza non è un risultato casuale. È il frutto di investimenti, diversificazione, flessibilità e capacità di adattamento”, ha spiegato Menelaos Ydreos, segretario generale dell’International Gas Union. Secondo Ydreos, il sistema ha risposto meglio allo shock perché negli ultimi anni il mondo ha investito “in Gnl, stoccaggi, infrastrutture e fonti di approvvigionamento più diversificate”.

Gli Stati Uniti superano la Russia nelle esportazioni

La crescita della domanda registrata nel 2025 ha coinvolto tutte le regioni del mondo tranne l’Oceania. Il maggiore incremento è arrivato dal settore residenziale e commerciale, con 32 miliardi di metri cubi in più. Seguono l’industria, cresciuta di 20 miliardi, e la generazione elettrica, aumentata di 17 miliardi. Proprio la produzione di elettricità resta il principale impiego finale del gas e rappresenta il 34% della domanda mondiale. A livello geografico, l’Asia ha guidato la crescita con 25 miliardi di metri cubi aggiuntivi, davanti al Medio Oriente con 18 miliardi e all’Europa con 10 miliardi. I trasporti sono stati invece il comparto con l’espansione più rapida, registrando un aumento di 9 miliardi di metri cubi.

Sul fronte dell’offerta, il Nord America ha immesso sul mercato 54 miliardi di metri cubi aggiuntivi, più di tutte le altre regioni in crescita messe insieme. Gli Stati Uniti hanno inoltre superato la Russia come maggiore esportatore netto di gas al mondo, raggiungendo 167 miliardi di metri cubi nel 2025. Il Gnl statunitense ha coperto più della metà delle importazioni europee di gas naturale liquefatto. Se le tendenze attuali dovessero proseguire, entro il 2030 il consumo mondiale potrebbe salire fino a una quota compresa tra 4.516 e 4.575 miliardi di metri cubi. Una prospettiva che, secondo Snam e IGU, rende necessario programmare nuovi investimenti anche sulla base di scenari di domanda più elevati.

AI e data center spingono il fabbisogno energetico

Una delle principali incognite riguarda la rapida espansione dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali. Alla fine del 2025 la capacità globale dei data center ha raggiunto 141 gigawatt, distribuiti in quasi 7.000 strutture e più che raddoppiati nell’arco di cinque anni. La pipeline dei progetti potrebbe superare i 500 gigawatt entro il 2030, con circa il 64% della nuova capacità destinato all’AI. Il problema riguarda soprattutto i diversi tempi di realizzazione. Un data center può essere costruito in un periodo compreso tra uno e tre anni, mentre per potenziare le reti energetiche possono essere necessari dai cinque ai quindici anni.

Questa distanza rischia di creare nuove pressioni sul sistema e aumenta la necessità di disporre di capacità programmabile, reti più solide e strumenti capaci di adattare i consumi. Per il rapporto, il gas e le relative infrastrutture possono contribuire a gestire gli sbalzi della domanda, le interruzioni delle forniture e la variabilità della produzione rinnovabile.

La trasformazione tecnologica riguarda anche la stessa industria del gas. Nel 2025 la spesa mondiale in soluzioni digitali e di intelligenza artificiale nel comparto upstream ha raggiunto circa 25 miliardi di dollari. Parallelamente, la capacità produttiva globale di biometano è aumentata del 15%, arrivando a 16,5 miliardi di metri cubi, mentre quella operativa per la cattura della CO₂ è salita a 74 milioni di tonnellate l’anno.

Snam chiede all’Europa di accelerare sugli stoccaggi

Per l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, la sicurezza energetica “non può essere data per scontata”. La capacità di assorbire le crisi deriva dalla flessibilità e dalla diversificazione costruite attraverso anni di investimenti, mentre il gas continua a sostenere l’equilibrio del sistema quando le fonti rinnovabili non sono disponibili. Secondo Scornajenchi, occorre superare l’idea di una transizione basata esclusivamente sulla sostituzione delle fonti e puntare su una maggiore integrazione: “È giunto il momento di passare dal concetto di transizione energetica, intesa come sostituzione progressiva di diverse fonti, a quello di integrazione energetica, in cui molecole ed elettroni collaborano per realizzare il sistema energetico più affidabile, sostenibile ed efficiente dal punto di vista dei costi”.

“In vista del prossimo inverno” – spiega l’amministratore delegato di Snam – “confidiamo che i Paesi europei accelerino il processo di riempimento delle scorte di gas, un presupposto essenziale per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, contenere la volatilità dei mercati e mettere famiglie e imprese al riparo da ulteriori tensioni sui prezzi. Perché la sicurezza energetica non si costruisce nell’emergenza: si prepara nel tempo, con investimenti, infrastrutture e scelte lungimiranti”.

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