Mario Draghi torna a occuparsi del futuro dell’Europa e questa volta lo fa costruendo una rete che mette insieme economisti, imprenditori tecnologici, manager, accademici ed ex uomini di governo. Si chiama Rhine Group ed è la nuova iniziativa lanciata dall’ex presidente della Bce insieme a Patrick Collison, cofondatore e amministratore delegato di Stripe, con l’obiettivo di trasformare il dibattito sulla perdita di competitività europea in un programma di interventi concreti.
Il punto di partenza è lo stesso attorno al quale Draghi ha costruito il rapporto sulla competitività consegnato alla Commissione europea nel 2024. L’Europa cresce poco, investe meno dei principali concorrenti nelle tecnologie decisive e fatica a trasformare ricerca e competenze industriali in imprese capaci di raggiungere dimensioni globali. Nel frattempo, però, il contesto internazionale è diventato ancora più difficile. Da qui nasce Rhine Group, un’organizzazione indipendente e apartitica con sede legale in Svizzera che vuole creare un ponte tra ricerca economica, politica e mondo delle imprese.
Non una nuova istituzione europea e neppure, almeno nelle intenzioni dei promotori, il classico think tank destinato a produrre soltanto rapporti e convegni. L’ambizione è far discutere nella stessa stanza chi studia i problemi dell’Europa, chi prende decisioni pubbliche e chi ogni giorno compete sui mercati globali.
Da Draghi a Collison, perché nasce Rhine Group
A presiedere Rhine Group sono due figure provenienti da esperienze molto diverse. Da una parte c’è Mario Draghi, già presidente della Banca centrale europea e presidente del Consiglio italiano, diventato negli ultimi anni uno dei principali protagonisti del dibattito sulla competitività dell’Unione e dall’altra Patrick Collison, irlandese classe 1988, fondatore insieme al fratello John di Stripe, una delle maggiori piattaforme mondiali per i pagamenti digitali e da tempo impegnato sui temi della ricerca scientifica, dell’innovazione e della crescita.
La gestione operativa è affidata a Luis Garicano, economista spagnolo ed ex europarlamentare, chiamato a dirigere una struttura che vuole lavorare soprattutto sulle riforme rimaste ferme o ancora difficili da tradurre in decisioni politiche.
Il legame con il lavoro svolto da Draghi per Bruxelles è evidente. Il rapporto del 2024 aveva individuato le fragilità del modello economico europeo e messo sul tavolo oltre 170 proposte che spaziavano dall’energia all’industria, dalle infrastrutture digitali ai mercati dei capitali, dalla difesa alla ricerca e alla produttività. Due anni dopo, il problema non è più soltanto capire cosa non funziona. È riuscire a passare dalla diagnosi all’attuazione.
È qui che Rhine Group vuole ritagliarsi il proprio spazio. Il messaggio dei promotori è condensato in una semplice frase: “Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci stiamo muovendo se non agiamo con urgenza”. Non si tratta soltanto di difendere quote di mercato o recuperare qualche punto di crescita. Nella visione del gruppo, dalla capacità dell’Europa di tornare competitiva dipende anche la possibilità di continuare a finanziare il proprio modello economico e sociale.
Tech, finanza, università e politica allo stesso tavolo, chi sono i membri
La forza dell’iniziativa sta anche nella composizione del gruppo, che riunisce oltre sessanta personalità provenienti da mondi normalmente separati.
Accanto a Draghi, Collison e Garicano figurano economisti come Philippe Aghion, Pierre-Olivier Gourinchas, Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi, Francesco Decarolis e Beatrice Weder di Mauro. Dal mondo tecnologico e imprenditoriale arrivano invece nomi come Tobi Lütke, fondatore e amministratore delegato di Shopify, Niklas Zennström, fondatore di Atomico, e Sebastian Siemiatkowski, cofondatore e amministratore delegato di Klarna.
Ci sono manager e figure con una lunga esperienza nelle istituzioni, tra cui Vittorio Colao, già ministro per l’Innovazione tecnologica nel governo Draghi ed ex amministratore delegato di Vodafone, l’ex ministro francese Bruno Le Maire, l’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves e l’ex ministro delle Finanze tedesco Jörg Kukies.
Nel gruppo siedono anche esponenti del mondo dell’informazione come la direttrice del Financial Times Roula Khalaf, la direttrice dell’Economist Zanny Minton Beddoes e il numero uno del gruppo Le Monde Louis Dreyfus.
Particolarmente nutrita è la componente italiana. Oltre ai già citati figurano Andrea Pignataro, fondatore e amministratore delegato di Ion Group, e Luca Ferrari, cofondatore e amministratore delegato di Bending Spoons.
La scelta di riunire competenze così differenti chiarisce il tipo di approccio. L’idea non è lasciare l’elaborazione delle politiche economiche soltanto agli economisti né affidarsi esclusivamente alle richieste delle imprese. Rhine Group vuole creare un confronto tra chi studia produttività e crescita, chi conosce dall’interno i vincoli delle istituzioni e chi deve confrontarsi direttamente con tecnologia, investimenti e concorrenza globale.
Un laboratorio riservato per trasformare le idee in riforme
Anche il metodo di lavoro distingue Rhine Group da molte organizzazioni tradizionali. Gli incontri saranno costruiti attorno a ricerche commissionate a esperti e documenti distribuiti ai partecipanti prima delle riunioni, in modo da concentrare la discussione sulle possibili soluzioni e non soltanto sulla descrizione dei problemi. Le riunioni si svolgeranno secondo la Chatham House Rule. I contenuti emersi potranno quindi essere utilizzati, ma senza attribuire pubblicamente le singole posizioni a chi le ha espresse. Una formula pensata per favorire un confronto più libero tra persone che ricoprono, o hanno ricoperto, ruoli di grande responsabilità nelle imprese e nelle istituzioni. Dal punto di vista giuridico Rhine Group è un’associazione svizzera indipendente e apartitica, con sede a Ginevra. La sua missione dichiarata è favorire il confronto e sviluppare soluzioni di politica pubblica fondate sulle evidenze.
Non punta quindi a sostituirsi alla Commissione europea o ai governi nazionali. Vuole piuttosto diventare uno dei luoghi in cui elaborare quelle risposte che la politica europea fatica a costruire attraverso i normali meccanismi decisionali. Sul sito dell’organizzazione la missione viene spiegata così: “I cittadini europei chiedono ai propri leader di sollevare lo sguardo dalle preoccupazioni quotidiane per rivolgersi a un destino comune e di comprendere la portata della sfida”. Rhine Group, aggiungono i promotori, aspira a essere uno dei luoghi nei quali questo lavoro possa cominciare.
Il ritardo tecnologico e un mondo che non protegge più l’Europa
A spingere Draghi e Collison non è soltanto la debole crescita europea. È soprattutto il cambiamento dello scenario internazionale. Per molti anni il continente ha potuto svilupparsi all’interno di un sistema relativamente favorevole. Il commercio internazionale cresceva sotto regole multilaterali, gli Stati Uniti garantivano gran parte della sicurezza occidentale e le dipendenze economiche nei confronti degli altri grandi blocchi apparivano gestibili perché considerate reciproche. Quel quadro si è progressivamente deteriorato. Gli Stati Uniti hanno adottato politiche commerciali molto più protezionistiche, mentre la Cina è diventata un concorrente sempre più aggressivo, sia nei mercati internazionali sia all’interno dello stesso mercato europeo. Energia, semiconduttori, tecnologie digitali e catene industriali sono contemporaneamente diventati strumenti di competizione economica e geopolitica.
È proprio nel settore tecnologico che Rhine Group individua uno dei segnali più evidenti del ritardo accumulato. Tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche del mondo soltanto quattro sono europee. E il continente continua a inseguire nei comparti destinati a determinare una parte crescente della ricchezza futura, dall’intelligenza artificiale alle piattaforme digitali fino alle tecnologie emergenti. Il rischio, secondo i promotori, è che la debolezza industriale finisca per trasformarsi in perdita di autonomia. Una crescita insufficiente significa infatti minori risorse per finanziare difesa, sanità, pensioni, istruzione, investimenti climatici e sistemi di protezione sociale.
È questo il passaggio che porta la questione della competitività fuori dal perimetro strettamente economico. Se l’Europa non riesce più a generare abbastanza crescita, anche le sue ambizioni politiche e strategiche diventano più difficili da sostenere.
La scommessa di Draghi, tornare a competere invece di difendere l’esistente
Rhine Group nasce dunque con una promessa ambiziosa: provare a spostare il dibattito europeo dalla gestione del declino alla costruzione di una nuova capacità di crescita.
L’Europa, nella lettura del gruppo, conserva molti degli strumenti necessari per reagire. Rimane il secondo mercato più grande del mondo, possiede università e centri di ricerca di primo piano, competenze industriali avanzate e grandi disponibilità di capitale. Il problema è riuscire a trasformare queste risorse in investimenti, innovazione e aziende capaci di crescere rapidamente senza essere costrette a cercare altrove capitali e dimensioni.
È anche per questo che il messaggio di Rhine Group non è quello di una semplice maggiore protezione dell’industria europea. L’obiettivo è tornare a costruire, innovare e competere, recuperando capacità produttiva e tecnologica nei settori strategici.
Dopo il rapporto sulla competitività del 2024, Draghi prova così a entrare in una seconda fase della sua battaglia europea. Non più soltanto indicare cosa dovrebbe cambiare, ma riunire una rete internazionale capace di lavorare sul come.
Il vero banco di prova sarà però fuori dalle riunioni di Ginevra. Rhine Group potrà produrre proposte, mettere in comunicazione politica e imprese e accelerare il confronto sulle riforme. Per modificare davvero la traiettoria dell’Europa servirà poi che quelle idee trovino spazio nelle decisioni di Bruxelles e dei governi nazionali. Ed è precisamente su questa distanza, quella che separa le diagnosi ormai ampiamente condivise dalle scelte politiche necessarie, che Draghi e Collison hanno deciso di giocare la loro nuova partita.
