Le azioni di ExxonMobil e ConocoPhillips registrano forti rialzi a Wall Street, rispettivamente +4,5% e quasi +8%, sostenute dalle attese degli investitori su un possibile recupero dei risarcimenti petroliferi in Venezuela. La mossa arriva dopo gli sviluppi politici nel Paese sudamericano, dove l’uscita di scena del presidente Nicolás Maduro ha riacceso le speranze di un riavvicinamento tra Caracas e le compagnie statunitensi.
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Il passato complesso del settore petrolifero venezuelano
ExxonMobil e ConocoPhillips operavano in Venezuela già tra gli anni ’20 e ’30, quando il Paese iniziava a sfruttare le sue immense riserve petrolifere. La nazionalizzazione del 1976 portò alla creazione di Pdvsa, la compagnia statale che ancora oggi controlla il settore. Negli anni ’90, grazie a riforme e privatizzazioni parziali, le compagnie statunitensi tornarono a investire, ma con l’elezione di Hugo Chávez nel 1998 il controllo statale tornò predominante.
Chávez impose condizioni più restrittive alle compagnie straniere: ExxonMobil e ConocoPhillips rifiutarono e furono costrette a lasciare il Paese, avviando contenziosi legali per ottenere risarcimenti mai concretizzati. Chevron, invece, accettò le nuove regole e continuò a operare, oggi con alcune limitazioni.
Secondo fonti Reuters, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha indicato che le aziende dovrebbero investire capitali significativi in Venezuela per poter recuperare i crediti derivanti dalle espropriazioni degli anni 2000: ConocoPhillips punta a circa 12 miliardi di dollari, ExxonMobil a 1,65 miliardi.
Riserve gigantesche, produzione ridotta
Il Venezuela possiede circa 300 miliardi di barili di riserve provate, quasi un quinto delle riserve petrolifere mondiali. Nonostante ciò, la produzione attuale si aggira intorno a 1 milione di barili al giorno, ben lontana dai picchi storici. Gran parte delle infrastrutture è vecchia e necessita di ingenti investimenti: secondo Pdvsa, servirebbero 50 anni e 58 miliardi di dollari per sfruttare appieno il potenziale produttivo del Paese.
Il greggio venezuelano è pesante e denso, più difficile da raffinare rispetto al petrolio statunitense: ideale per diesel, asfalto e carburanti industriali, ma non per la benzina. Ciò rende gli investimenti iniziali costosi e i ritorni più lenti, sebbene strategicamente rilevanti.
Titoli petroliferi: borsa e aspettative di mercato
Il rialzo dei titoli petroliferi riflette le scommesse del mercato su un possibile sblocco degli indennizzi e sul ritorno delle compagnie americane in Venezuela. L’instabilità politica e sociale, tuttavia, resta un rischio significativo, così come le sanzioni statunitensi che ancora limitano le esportazioni di petrolio.
Oltre a ExxonMobil e ConocoPhillips, anche altre società energetiche registrano guadagni significativi: Slb, Halliburton e Chevron salgono tra il 6% e il 10%, spinte dalla prospettiva di nuove opportunità operative, nonostante l’offerta globale di petrolio resti abbondante e i prezzi relativamente bassi.
Una prospettiva di lungo termine
Se confermato, il ritorno di Exxon e ConocoPhillips in Venezuela non sarebbe immediato. La rinegoziazione degli indennizzi richiederà tempo, trattative complesse e investimenti infrastrutturali significativi. Tuttavia, il mercato sta già prezzando uno scenario meno penalizzante, premiando le aziende più esposte al dossier Venezuela.